IT: al cinema il capolavoro horror di Stephen King

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Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Avere il coraggio di adattare per il grande schermo un romanzo come It è di per sé, motivo di plauso, specialmente quando il risultato appare più che buono. Il capolavoro di Stephen King è entrato nell’immaginario collettivo di tre generazioni perché nelle sue pagine sono affrontati temi portanti di ogni esistenza. L’amicizia che nasce e si consolida tra un gruppo di adolescenti loosers e incapaci di affrontare la vita secondo le dinamiche classiche. Nessuna avvenenza, nessuna personalità singola ma una grande forza derivante del gruppo sono le caratteristiche di questa storia. L’entità malvagia che prende il nome di It vive nel sottosuolo e ogni diciassette anni si presenta per uccidere bambini ignari nella cittadina di Derry. Una storia del Maine, luoghi cari a King, che potrebbe essere ambientata ovunque.

Il regista Andy Muschietti si approccia al romanzo senza nessun timore, raccogliendo quello che è necessario per trasmettere un’emozione. Adatta e cambia parti del libro, inventandone perfino altre, ma il risultato è sicuramente notevole. Il film ha ritmo, spaventa e inquieta utilizzando sapientemente quei cliché propri di una storia dell’orrore. Una paura sana e legata alla produzione classica degli horror anni 80, dove dietro il terrore si nascondeva una riflessione. La figura del pagliaccio viene utilizzata in maniera sapiente: mai caricaturale o eccessiva, così come l’incontro che ogni protagonista ha con It. Ogni ragazzino vede l’entità a modo suo e a seconda della propria personalità. Il punto di forza più del film è sicuramente la recitazione. Un casting di adolescenti ottimo, non esiste un anello debole nel gruppo dei perdenti che sfidano la creatura.

La sceneggiatura, pur lavorando di cesello, mantiene dialoghi efficaci e in grado di trasmettere perfettamente le atmosfere del romanzo. Muschietti decide di mostrare una storia così com’è. Il valore metaforico delle parole di King non è assolutamente stravolto. Rimane ovvio il fatto che non è possibile seguire pedissequamente 1200 pagine ma sapere che su che cosa e dove andare a lavorare non è cosa semplice. Il regista ha compreso perfettamente come il libro sia anzitutto una vicenda di formazione, l’orrore arriva perché un gruppo d’individui a cavallo tra infanzia ed età adulta trova la forza di lottare “insieme” contro un male indefinito. Dal piccolo Georgie che, preso da It, dà il via alla vicenda fino alla presa di coscienza di poter essere adulti anche al di fuori di figure socialmente accettate il film è malinconico senza essere artefatto. Gli abbracci, i pianti e le confessioni tra i protagonisti sono veri e facilmente comprensibili da ogni spettatore.

Il regista utilizza tutti gli stilemi del genere horror ma non rinuncia alla parte psicologica della vicenda adattandola a un prodotto che deve necessariamente rispettare la sua natura. Effetti speciali ridotti al minimo e ritmo serrato completano il lavoro, nelle due ore e quindici di durata c’è la perfetta essenza di quello che è un capolavoro della letteratura di genere. Sarà interessante vedere come Muschietti affronterà la seconda parte dove il gruppo, ormai adulto, si scontrerà ancora una volta con Pennywise vivendo altre emozioni con la grande saggezza propria degli individui che sanno cosa vuole dire fallire.

IT (Usa 2017, Horror, 135′). Regia di Andy Muschietti. Con Bill Skarsgård, Owen Teague, Jaeden Lieberher, Finn Wolfhard, Wyatt Oleff, Jeremy Ray Taylor, Jack Grazer, Chosen Jacobs, Javier Botet, Nicholas Hamilton, Megan Charpentier, Sophia Lillis, Steven Williams, Jackson Robert Scott. Warner Bros Italia.

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