Italian Horror Stories: la morte non è mai stata così indignata, dal ridere

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Federico Mattioni, rapportando la vita e i sensi al cinema, sta tentando di costruire un impero del piacere per mezzo della fruizione e della diffusione delle immagini, delle parole, dei concetti. Adora il Cinema, la Musica e la Letteratura, a tal punto da decidere d'immergervi dentro anche l'anima, canalizzando l'energia da trasformare in fuoco, lo stesso ardere che profonde da tempo immemore nelle ammalianti entità femminili.

4 storie dell’orrore desunte da possibili e temibili leggende, tratte da racconti gotici e/o di cronaca nera italiana, fonte d’ispirazione per alcuni dei miti della letteratura, e in seguito del cinema, più raccontati e dibattuti della storia, associati al licantropo, Dracula il principe delle tenebre, la dama in nero e Frankenstein.

Nell’angusta ma invitante cornice del Teatro Petrolini di Roma, la Compagnia del Convivio d’Arte di Milano, del Grand Guignol de Milan, guidata da Gianfilippo Maria Falsina Lamberti, porta in scena per l’ennesima volta questo accattivante e irriverente spettacolo che omaggia un genere, quale quello dell’orrore, molto poco trattato in ambito teatrale, per ovvi limiti di mezzi. L’inventiva e l’audacia premiano l’autore, tanto quanto gli interpreti, tutti in linea con le scelte-chiave degli intrecci, tutti bravi, in alcuni casi bravissimi. Si ride di gusto, di fino, senza ridondanti verbosità al cospetto dei morti.

Si ride perché si è figli del black humour tipico di Edgar Allan Poe, di Guy de Maupassant, dell’eredità cronachistica tutto nerbo di un Ambrose Bierce. Sullo sfondo le cartoline, la brughiera, i castelli, i laboratori, la leggenda, i misteri d’Italia.

Lamberti si presenta in abiti da fiera dell’orrido, una voce cavernosa e aitante a fungere da coinvolgente riempitivo, e un trucco a metà tra il diavolo e il principe delle tenebre.

Si parte proprio dal licantropo, figura mitologica che compare per la prima volta grazie alla penna e al calamaio di Petronio, racconto dove l’equivoco può condurre a un’immonda lacerazione dal concreto del reale. Fino a che punto può esserlo?

Felicemente coinvolti dall’atmosfera generale, nonostante il primo risulti essere quello meno riuscito dei quattro e nonostante l’immenso fascino suscitato dalla leggenda associata ai lupi mannari, il pubblico continua a ridere, finendo poi per ridere troppo.

L’eccesso nel riso, di converso, sospinge il pubblico verso l’accettazione del male.

Accogliendolo, e data per certa la natura fantastica, satirica e parodistica della messinscena, non vi è più alcuna certezza nel compimento veridico degli atti.

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Nel secondo racconto, con al centro l’inquietante dama in nero, Gianfilippo decide di partire dalla leggenda di uno spirito che vestito completamente di nero si aggira in Parco Sempione a Milano, spaventando a morte chiunque lo incontri. L’inquietudine si tinge della bellezza mimica della pantomima, grazie all’armonia fra due versatili e ottimi attori. La base di partenza del terzo episodio che conclude il primo atto deriva invece dai fatti accaduti a un certo Vincenzo Verzeni di Bergamo, reo di aver ucciso per strangolamento molte donne tra il 1867 e il 1872. Ne bevve il sangue una volta compiuto l’orrido atto. Qui l’atmosfera da incubo, a forza di un insistere sempre più pronunciato sui toni da farsa, si fa più fioca, con al centro della scena l’attrice Agnese Grizzaffi, dalle gaudenti doti comiche.

Il quarto racconto – ispirato alle gesta del Principe del principe di Napoli Raimondo di Sangro che ha tentato esperimenti sul corpo umano – è un coacervo di tutto il resto, con in più un balletto meccanico d’inusitato e folgorante splendore, dove il talento straordinario dell’attrice Michelangela Barbieri Torriani emerge con magnifica disinvoltura. Nell’ultimo atto si è invitati a partecipare alla disputa con insulti e indignazioni, scatenando un trambusto percosso dalle scricchiolanti fondamenta. Da segnalare anche la notevole bravura di attori quali Christian Fonnesu, Andrea Cazzato e Mattia Maffezzoli.

La morte non è mai stata così indignata, dal ridere.

GRAND GUIGNOL DE MILAN

ITALIAN HORROR STORIES

Testi, Regia e Presentazione: Gianfilippo Maria Falsina Lamberti
Interpreti: Michelangiola Barbieri Torriani, Andrea Cazzato, Christian Fonnesu, Agnese Grizzaffi,MattiaMaffezzoli
Luci e Musiche: Marco Podetti & Nelson Mallè Ndoye