Janis Joplin: un mito ribelle e fragile

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NoteVerticali.it_JanisJoplin_2Scatenata e fuori dagli schemi, docile e fragile, una giovane donna dall’animo di bambina e le fattezze di una madre. Così la regista Amy Berg ritrae l’eterna Janis Joplin nel documentario “Janis: Little Girl Blue”. Un collage che non si limita a mettere insieme i pezzi della Janis artista, la rock star emblema della controcultura degli anni Sessanta che tutti conosciamo, ma scava nel profondo per parlarci della sua vita di donna.

Port Arthur, Texas, 1945. Janis nasce da una famiglia di buon costume in una città in cui il pregiudizio razziale si fa sentire più che altrove. Il suo fisico grassottello e i segni dell’adolescenza rendono duri gli anni del liceo. Bullizzata e attaccata dai compagni, la giovane Janis risponde comportandosi in maniera diversa, atteggiandosi a tom boy  e snobbando le comitive femminili. Eppure Janis non è così tanto diversa dalle ragazze del suo tempo, il cui sogno è quello di apparire su copertine di riviste. Subito, la pressione del desiderio di accettazione sedimenta nella sua anima sensibile da spirito libero, gettando le radici di un dolore profondo. Durante le prime scorribande tra il Texas e la Louisiana Janis incontra la musica, dopo l’esperienza catastrofica del coro della scuola, da cui viene cacciata per il suo rifiuto di attenersi alle regole. Sulla scia dei suoi miti Odetta, Billie Holiday, Bob Dylan, il canto le viene come qualcosa di naturale, un modo per sentirsi in sintonia con il suo vero io. Il folk texano però non si addice alla sua voce roca, il cui sound ha bisogno di maggiore libertà espressiva. Così Janis parte alla volta della terra delle possibilità, la California. Prima a San Francisco, fulcro dei cambiamenti epocali in corso e poi Los Angeles. Costantemente in lotta contra la dipendenza da eroina, Janis sperimenta se stessa e la sua sessualità, lasciandosi andare alle prime intense storie d’amore. Qui trova la sua band i Big Brother And The Holding Company e l’atteso e inaspettato successo con il Montery pop Festival, precursore di Woodstock. Pronta a una carriera solista, Janis abbandona la band per i Kozmic Blues Band. Quando Janis è sul palco tutto scompare. La sinergia con il pubblico e i colori della musica sono la sua estasi. Ma quando i riflettori lasciano il posto al buio di una camera d’albergo, Janis si trova a combattere con la solitudine, una battaglia persa il 4 ottobre del 1970.

NoteVerticali.it_JanisJoplin_1C’è una scena significativa in “Janis”, un filmato inedito in studio di registrazione. Dopo ore e ore di prove per l’incisione di “Summertime”, la cantante e i musicisti discorrono sulla versione finale. La scelta della nota giusta non mette d’accordo i membri della band, ma a Janis piacciono entrambe le versioni, quella dolce e quella più frenetica. È su questa costante ambivalenza che la regista costruisce il racconto dell’icona Joplin: una figura femminile costantemente alla ricerca della versione autentica di sé attraverso la musica. Ne viene fuori un ritratto commovente, della Janis donna prima che icona, il cui bisogno partecipativo, in vena con i cambiamenti dell’epoca, era soprattutto un modo per sentirsi vera agli occhi di se stessa. Eppure nella persecuzione dell’obiettivo, la fragilità emerge, dettata dalle cicatrici del passato che alimentano un desiderio di accettazione costante. L’illusione della fama, la disperata ricerca di approvazione nei confronti degli altri – in ciò, la storia emerge come spaventosamente attuale – è una forma di seduzione e abbandono che Janis conosce bene anche sul fronte reale dell’amore.

La regista ritrae Janis nella sua essenza di donna, attraverso un collage di frammenti, lettere personali, fotografie, riprese dell’epoca, testimonianze di chi l’ha conosciuta. Ma è soprattutto la musica a parlare, la voce roca di Janis, le canzoni che l’hanno resa famosa: ogni dolore si riversa in un testo, ogni esperienza diventa suono. Narrato da Cat Power, “Janis” si serve di una struttura intima e lineare, descrivendo la controversa figura di Janis Joplin, senza eccessi.

Il film, la cui versione italiana è doppiata da Gianna Nannini, è stato presentato Fuori concorso durante lo scorso Festival di Venezia e uscirà in sala l’8 ottobre.