La doppia incostanza: Lavia rilegge Marivaux

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“La profondità sta spesso in superficie”, dichiarava il poeta Valentino Zeichen nel 2016 poco prima della morte, dopo una vita di opere all’insegna dell’ironia: ci balenano in mente proprio queste parole pensando al genio di Pierre de Marivaux e al suo La doppia incostanza (La Double Inconstance), opera buffa e mai goffa del 1723 che Lorenzo Lavia porta in scena (integralmente!) al Teatro India di Roma dirigendo un gruppo di giovani allievi della Scuola di Perfezionamento del Teatro di Roma.

Su una distesa di sabbia dalle atmosfere circensi in cui due bauli, unici elementi scenici, simboleggiano il mestiere tutto artigianale dell’attore, sette personaggi, interpreti di altrettante maschere, ci accompagnano a scoprire una storia d’amori e tradimenti, intrighi e delusioni, tra scambi di persona e riconoscimenti, scaltri servi e padroni maneschi, in un intreccio di relazioni gustoso e divertente come nella più tipica, sia plautina che strehleriana, vale a dire classica, non banale e sempre vincente, delle commedie.

Scivolando lungo più di due ore di spettacolo senza troppi intoppi e anzi riuscendo a gestire i ritmi serratissimi dell’immortale teatro “arlecchinesco” (ogni riferimento al Servitore di due padroni è puramente voluto), quel teatro tutto strutturato su una stringente e per questo ancora più avvincente dinamica di entrate/uscite, i sette (tra i quali spiccano, per abilità mimico-vocale, Andrea Zatti nei panni del servo Trivellino e Eugenio Mastrandrea in quelli del Principe) ci tengono e intrattengono con un’interpretazione caricata e caricaturale, da macchietta, sempre sopra le righe, quasi in fondo il vero protagonista della scena fosse il gioco. E se alla loro esagerazione s’unisce quella delle forme e dei colori nei costumi creati ad hoc dall’Accademia di Costume e Moda e a cucire il tutto interviene un non meno fantasioso tappeto sonoro, l’illusione si rafforza e il gioco, appunto, è fatto.

“Gioco”, eccola la parola chiave che apre il senso ultimo dell’intero lavoro e che ne caratterizza le variopinte scelte registiche: come se dal se stesso regista e dagli attori Lavia prendesse e pretendesse l’animo più infantile e bambinesco, come se, insomma, pur non dimenticando la cosiddetta realtà ( gli assunti morali, addirittura politici da cui muove l’opera di Marivaux) e senza perder di vista che il teatro è anche un mestiere, il suo occhio guardasse lucidamente nel sogno, questa Duplice incostanza c’appare, ci diverte e ci commuove come messa in scena in giardino, finita la scuola, guidata dal più semplice e, va da sé, malinconico dei propositi: “facciamo finta che…”.

 

Teatro India, Roma, 25-27 maggio 2019

LA DOPPIA INCOSTANZA

di Pierre de Marivaux

regia Lorenzo Lavia

assistente alla regia Gabrielle Ciciriello

con gli allievi della Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma

Elisa Armellino, Alfredo Calicchio, Gerardo De Blasio, Marisa Grimaldo, Eugenio Mastrandrea

Valeria Spada, Andrea Zatti,

musiche di Andrea Torti (Conservatorio Santa Cecilia)

costumi Accademia di Costume e Moda

coordinamento costumi Andrea Viotti

fotografie ©Pino Le Pera

si ringrazia Danilo Capezzani