La famiglia Bélier: arriva il film che ha fatto sorridere la Francia

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Alla vigilia dell’uscita del film di Eric Lartigau, abbiamo incontrato i tre protagonisti e il regista.

 

Un film che vi farà bene” : questa è la didascalia scelta per descrivere “La famiglia Bélier”, il nuovo film di Eric Lartigau in uscita il 26 marzo per Bim Distribuzione. La storia è speciale, bella e pulita. Gli attori stessi (Louane Emera, nei panni di Paula, François Damiens, che interpreta suo padre Rodolphe, e Karin Viard, che è sua madre Gigi) si sono appassionati moltissimo alla scelta del soggetto fatta dal regista. Paula è l’unica della sua famiglia a non essere sordomuta ed è una interprete indispensabile per loro. La vita della famiglia Bélier procede tranquillamente fino a quando il talento canoro di Paula non viene scoperto dal suo insegnante di musica Thomasson, che le propone l’accesso a una scuola di canto parigina. La scelta di Paula potrebbe significare la distanza definitiva dalla sua famiglia.

Noteverticali.it_La famiglia Belier_2In un’intervista rilasciata alla vigilia della presentazione del film, François Damiens ha affermato di esser felice di aver imparato il linguaggio dei segni, definendo questa esperienza come “una scoperta incredibile“. Nonostante la difficoltà della cosa, è stato appassionante a suo dire “scoprire di poter trasmettere qualcosa con il solo uso delle mani“. Gli attori si sono allenati a non sentire nessun rumore intorno a loro, e inizialmente l’hanno fatto attraverso l’uso di tappi per le orecchie che hanno successivamente tolto. Tutto questo ha leggermente limitato la loro libertà di improvvisazione. Nonostante ciò però, il rapporto con gli audiolesi è stato necessario per arricchire il bagaglio di esperienza di tutto il cast. Il maggior merito di Eric Lartigau è, secondo Damiens, quello di “aver trattato un tema così delicato con leggerezza, sensibilità e umorismo“. Il personaggio da lui interpretato è il classico pater familias, burbero e riservato, capace, pur essendo non udente, di esprimersi con chiarezza e precisione. François Damiens sente di avere moltissime affinità con il personaggio di Rodolphe perché ne condivide “la riservatezza e l’umiltà“. Riguardo la decisione di Paula, inizialmente Rodolphe non vuole nemmeno sentirne parlare. Successivamente, sarà lui ad autorizzare la figlia a partire per Parigi rendendosi conto che la giovane è piena di determinazione e convinzione.

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Per quanto riguarda il rapporto di coppia, Damiens sottolinea la differenza tra lui e la sua partner cinematografica, Karin Viard, affermando che lei è molto più estroversa e comunicativa. Della stessa opinione la Viard. L’attrice afferma che “non si capisce il significato del linguaggio dei sordi fino a quando non si ha la possibilità di lavorarci a stretto contatto“. La Viard ha dichiarato di trovarsi perfettamente a suo agio con questo mondo, e che è stato estremamente divertente confrontarsi con una realtà così diversa. Contemporaneamente, ammette che sia “ parecchio strano e difficile per un attore confrontarsi con un linguaggio diverso da quello vocale“. La Viard si è detta entusiasta del ruolo che le è stato assegnato, e di aver provato “una grande curiosità” nei confronti del progetto del film. Il maggior complimento ricevuto durante le riprese è stato da parte dell’insegnante Alexei, non udente, il quale disse di esser convinto del fatto che i sordi l’avrebbero adorata, portandola in questo modo a sentire un enorme senso di responsabilità nei confronti degli audiolesi. Il processo di apprendimento della lingua dei segni è stato a suo dire “complesso ma interessante“, perché quando non si possiede la voce, si tende ad utilizzare al massimo il linguaggio del corpo. Inoltre gli audiolesi hanno molta più mobilità dei polsi e delle mani rispetto ad una persona udente. Riguardo il suo personaggio Gigi, Karin afferma che si tratta soprattutto di “una madre che, attraverso la voce della figlia, riesce a rimanere in contatto con il mondo“. Contemporaneamente, è una donna combattuta tra la necessità di assecondare la voglia di evasione di Paula e la devastante volontà di tenerla accanto a sé. Particolarmente divertente è il rapporto molto libero che questa madre ha con l’elemento sessuale, dovuto probabilmente anche alle condizioni dei membri della famiglia. Karin infatti sottolinea che i sordi hanno un modo molto più diretto di esprimersi, e questo è molto vicino al suo stesso carattere. Per quanto concerne il rapporto con il suo ‘coniuge cinematografico’ François Damiens, la Viard afferma che ciò che le è maggiormente piaciuto è stata “la simbiosi tra questa coppia, incapace di non funzionare se non insieme“. Particolarmente complicato è stato però recitare in coppia senza poter utilizzare l’elemento vocale, ma solo attraverso il linguaggio dei segni.

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Dal canto suo, Louane Emera che interpreta Paula, dichiara invece di aver studiato il linguaggio dei segni per ben quattro mesi e di essersi avvalsa dell’aiuto di Alexei e Jen. Inoltre afferma che proprio la loro presenza sia stata necessaria per tutto il cast. Eric Lartigau l’ha notata durante “The voice” e non è stato affatto semplice per lei – che ha solo 16 anni – confrontarsi con un ambiente ostico come quello cinematografico. Ciò che l’ha principalmente colpita della storia del film è “l’amore e l’equilibrio tra i membri della famiglia Bélier e per i valori semplici che la contraddistinguono“. Louane nota una certa somiglianza tra lei e il suo personaggio, soprattutto per quel che riguarda l’amore e il rispetto per la famiglia e la determinazione. Paula instaura un rapporto quasi simbiotico e di identificazione con il suo insegnante di canto Thomasson, per il quale il suo mestiere è una sorta di carburante, di forza che lo spinge a resistere.

Anche il regista Eric Lartigau esprime il suo pensiero riguardo la lingua dei segni e sul progetto del film in generale, affermando che è stato necessario per gli insegnanti Alexei e Jen integrare alle tecniche apprendimento della LSF (la lingua francese dei segni) anche molti momenti di gioco, con il preciso intento di insegnare in una condizione di piacere e non di obbligo. Il regista dichiara che quando i produttori Philippe Rousselet ed Eric Jehelmann gli hanno mandato la sceneggiatura, egli era all’inizio di un progetto dedicato proprio al tema della famiglia, e per questo motivo ha subito accettato. Eric Lartigau ha dichiarato di essere stato da subito colpito dalla storia del film, ma di aver accettato “spinto dall’istinto“. Ciò che l’ha maggiormente ispirato è il tema della separazione, vista come lacerazione e come lontananza. Non è possibile, secondo il regista, “separarsi dolcemente, in quanto la distanza presuppone indubbiamente una sofferenza“. Altra tematica essenziale per Lartigau è la paura, quella che ti blocca e ti impedisce di agire e di pensare. Questa paura è quella che colpisce principalmente Paula, la quale prima di adesso non si era mai posta il problema di una eventuale separazione. Non sappiamo se senza l’ausilio del professore di musica, Paula avrebbe intrapreso comunque questa strada, o se invece avrebbe seguito il destino che i suoi genitori avevano tracciato per lei. Come interprete dei suoi genitori, Paula è anche coinvolta in prima persona nella loro intimità, e sembra situata a cavallo tra l’età adulta e l’infanzia. Questo è dovuto alle enormi responsabilità che ha nei confronti della sua famiglia. Uno dei grandi meriti del film è quello di capovolgere il concetto di diversità e di mostrare che la famiglia Bélier nel suo handicap sente di essere completamente normale. Secondo il regista infatti, “tutto questo porta gli spettatori ad interrogarsi su cosa sia in realtà la normalità, che risulta tutto sommato essere soggettiva“. La partenza di Paula per Parigi viene vissuta come un tradimento anche e soprattutto perché proprio lei, che è nata e cresciuta in una famiglia di sordomuti, ha avuto il dono della voce. Questa è forse la contraddizione più evidente del film. Tutto si svolge sullo sfondo di una Francia rurale in cui l’elemento campestre fa da sfondo naturale alle vicende dei personaggi del film. Una pellicola attesa, non c’è che dire, soprattutto sulla base delle dichiarazioni rilasciate dai protagonisti. Un film che offrirà sicuramente spunti di riflessione, ci commuoverà e ci farà sorridere.

LA FAMIGLIA BELIER – Il trailer del film