La mia vita con John F. Donovan: splendori e miserie dell’essere famosi

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Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Rupert Turner, un bambino di otto anni, è il babbo della sua classe. Gentile e curioso è sistematicamente bullizzato dai compagni. Per evadere da questa realtà ingaggia un carteggio con il suo attore preferito John F. Donovan. Con sua grande sorpresa il suo idolo, dopo aver risposto alle lettere, ne nega l’esistenza. Dieci anni dopo il ragazzino è diventato attore a sua volta e prova a ripercorrere quell’esperienza formativa del passato inevstigandosulla tragica morte del suo artista di riferimento.

La mia vita con John F. Donovan è l’ultimo film di Xavier Dolan che riflette sulla fama e la sua pericolosità. Una storia di formazione, portata sul grande schermo con lo stile classico di Dolan fatto di una regia a tratti e immagini intense che si avvalgono di una sceneggiatura egualmente profonda. Ispirata alla reale passione del regista per Leonardo Di Caprio, la storia si svolge su due piani temporali e scava in maniera eccellente nella personalità del divo Donovan rendendone un ritratto disperato. Nonostante la fama John è solo e costretto ad affrontare un mondo di predatori che trasformano la sua vita in una prigione dorata. Gli idoli fanno un lavoro non indifferente in chiave ispirazione ed evasione, lo sa bene Rupert che vuole rendere omaggio al suo mentore facendo luce sulle parti più opache della sua vita. Il regista, che è anche sceneggiatore, si diverte a trasformare il film da dramma a intimista, facendo sorridere e regalando al pubblico qualche inserto stile giallo. Donovan aveva un segreto che non gli è stato permesso di svelare, Turner adulto deve vederci chiaro per far pace con una figura controversa e ammirata che ha segnato inesorabilmente la sua vita.

Il punto di forza de La mia vita è la parte centrale, dove vengonodescritte le imposizioni che un idolo è costretto a vivere ogni giorno . Dolan è maestro narratore di psicologie umane in questo suo ultimo lavoro né da ulteriore prova. Un film necessario a esorcizzare i fantasmi di un passato, sempre presente, ma anche in grado di far riflettere su come anche gli idoli possono essere tristi e necessitare molta più comprensione umana per continuare a essere esempi irraggiungibili con una gran voglia di vivere semplicemente.