La nave fantasma: non eravamo d’accordo che gli uomini non sono pesci?

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Al Teatro Italia di Cosenza, per il Progetto More, è andata in scena l’opera di Maxi Oberer per la regia di Rita De Donato

E’ facile crescere in un mondo ideale, dove le utopie hanno diritto di cittadinanza al pari del sole e della luna, del vento e della pioggia. Così, un bambino può trascorrere i suoi giorni illuminato dalla convinzione di essere felice, e di vivere in un mondo dove il sorriso dei propri genitori è lo stesso di quello che troverebbe ovunque, anche davanti a persone incontrate per la prima volta. Ma le utopie sono fragili e indifese, e la vita le scioglie come neve al sole, uccidendo l’illusione che gli uomini, e con loro il mondo, possano essere portatori di bene e di felicità. No, l’ineluttabilità e la tragicità del destino qui non c’entrano nulla: sono solo l’ennesima scusa dietro cui trincerarsi, accompagnata da un’alzata di spalle e da un’espressione a metà tra l’ebete e l’ipocrita. Quella stessa espressione di chi, oltre alle proprie utopie, abdica alla propria fierezza e spontaneità di essere pensante dotato di cuore e di sensibilità, per indossare l’ennesima maschera, la stessa.

La cronaca che tv, radio, social e giornali ci consegnano è quella di un mondo che si fa terrore e crudeltà, viaggiando a velocità diverse in base a situazioni decise ineluttabilmente dal dio denaro. Il mare, quel tesoro che per noi popoli del Mediterraneo ha sempre rappresentato fonte di infinita ricchezza, è ormai diventato la tomba di poveri fratelli caduti vittime di una tragica lotteria alla quale sono chiamati a giocare per non soccombere alla povertà, alla miseria, alle guerre, a condizioni disumane. La dignità non ha diritto di cittadinanza, come la pace e come la fratellanza. Le antiche leggi del mare sono state sopraffatte dalle logiche opportunistiche degli stati che parlano il burocratese, senza rispetto per uomini, donne e bambini abbandonati al proprio destino.

La nave fantasma, opera difficile e coraggiosa del 2007 di Maxi Obexer, getta uno squarcio su questa tristissima realtà. Abbiamo assistito alla sua rappresentazione nell’adattamento teatrale che porta la firma registica di Rita De Donato, in una produzione di Teatro della Maruca/Anomalia Teatri, a Cosenza, al Teatro Italia, nell’ambito del cartellone 2019 del Progetto More. Una drammaturgia secca, asciutta, resa ancor più complessa da un filo narrativo volutamente frammentato e incostante, dove personaggi diversi incarnano il cinismo umano alternandosi in quadri scenici che hanno il grottesco e il leggero come registri principali, ma che portano per mano lo spettatore ad assuefarsi davanti alla propria impotenza. La vicenda da cui prende spunto l’opera, il naufragio di una nave di migranti nel Medirerraneo, e il recupero di parti del corpo delle vittime nelle reti dei pescatori del luogo, è purtroppo reale. Giorgia Arena, Carlo Gallo, Vincenzo Leto, Mario Russo e la stessa Rita De Donato danno vita con forte intensità ai personaggi in scena. Due giornalisti freelance alla ricerca dello scoop, due crocieristi e i loro pensieri in libertà, e una manager senza apparenti scrupoli sono i pivot narrativi di una vicenda che è figlia di ritmi bastardi che fluttuano veloci senza alcuno spazio per la riflessione. La piccola platea cosentina (vederla in numero così ridotto e pensare ai sold out di Siani e De Sica al Rendano fa davvero piangere!) appare disorientata, probabilmente sorpresa da una drammaturgia non facilmente digeribile, ma quando sono le immagini, reali, a parlare, con voci concitanti che chiedono aiuto, il pubblico comprende di trovarsi davanti al lato sporco dell’esistenza. Va in scena la morte, con il suo carico di dolore mai annunciato ma tremendamente pesante, di fronte al quale ogni cosa, anche la più ingombrante, sembra aria fritta. E le lacrime del pubblico sgorgano incontrollate, fino a sciogliersi in un applauso liberatorio e ampiamente meritato per attori e regista. Già, non eravamo tutti d’accordo che gli uomini non sono pesci?

 

LA NAVE FANTASMA. “Non eravamo d’accordo che gli uomini non sono pesci?”  

di  Maxi Obexer
con  Giorgia Arena, Rita De Donato, Carlo Gallo, Vincenzo Leto, Mario Russo
regia e adattamento  Rita De Donato
assistente alla regia  Francesco Franco
scene Angelo Gallo
videoscenografia  Officina Kreativa
trucco e acconciature Marinella Giorni
traduzione  Sonia Antinori
produzione Teatro della Maruca, Anomalia Teatri, Primavera dei Teatri in collaborazione con PAV

(foto di Angelo Maggio)