La pazza gioia: storia di fuga e speranza tra follia e disperazione

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Il nuovo film di Paolo Virzì offre una riflessione sul mondo del disagio. Una commedia agrodolce con l’ottima prova di Valeria Bruni Tedeschi e Micaela RamazzottiNoteVerticali.it_La_pazza_gioia_Valeria_Bruni_Tedeschi_Micaela_Ramazzotti_7Beatrice e Donatella sono due donne diversissime tra loro. La prima, discendente di una famiglia altolocata, sposata con uno degli avvocati di Silvio Berlusconi, e amica del mondo che conta, e che incontrerebbe d’estate tra Porto Cervo e l’Argentario. La seconda, ribelle e silenziosa, con alle spalle una famiglia assente e un’esistenza traviata. Si incontrano in una comunità terapeutica per donne affette da disturbi mentali, in Toscana. E qui, sia pur nell’iniziale diffidenza di Donatella, e perlopiù grazie al pedante chiacchiericcio di Beatrice, sviluppano un rapporto d’amicizia intenso e imprevedibile, che le porterà a fuggire dall’istituto per abbandonarsi al mondo cercando di recuperare quello che è stato loro tolto, e nella speranza di cogliere quell’attimo di felicità che forse non hanno mai avuto.

NoteVerticali.it_La_pazza_gioia_Valeria_Bruni_Tedeschi_Micaela_Ramazzotti_2La pazza gioia” di Paolo Virzì, è uno di quei casi cinematografici meravigliosi che attraversano il nostro cinema come la mitica cometa di Halley. Certo, Virzì non è assolutamente nuovo a film di rilievo, tutt’altro. Il suo è un cinema minimale, che – salvo nel caso sporadico del suo lavoro precedente, “Il capitale umano” – racconta il mondo dalla parte della gente comune, quella abituata a perdere e a farsi attraversare dalla vita quasi senza protestare. Con questa storia, però, il regista toscano alza l’asticella della propria produzione, gettando una luce originale e disincantata verso il mondo del disagio estremo, quello che può toccare chiunque, indipendentemente dallo status sociale. Se infatti Beatrice, a cui presta il volto una Valeria Bruni Tedeschi in stato di grazia, potrebbe ritenersi fortunata per aver avuto tutto dalla vita, per Donatella – una più che convincente Micaela Ramazzotti – questo non è altrettanto vero. Ad accomunarle però c’è una insofferenza e un’ostilità verso un mondo che non le comprende, e che non comprendendole le rifiuta senza alcun tipo di accoglienza se non quella che passa attraverso la catalogazione in uno stereotipo – ‘pazza’ – che vuol dire tutto e non vuol dir nulla.

NoteVerticali.it_La_pazza_gioia_Valeria_Bruni_Tedeschi_Micaela_Ramazzotti_5Il film allora offre una riflessione necessaria su un universo, quello della marginalità, che investe tantissime persone accomunate dallo stesso destino di invisibilità. Persone che gravitano in quei ‘giardini che nessuno sa’ – per citare un brano di Renato Zero – nei quali il mondo della canonica ‘normalità’ non osa entrare, ma dove invece cercano di far breccia gli operatori che, con passione e vocazione tali da meritare più di un semplice encomio, quotidianamente operano, molto spesso nell’indifferenza. Virzì, e con lui l’inedita coppia di attrici protagoniste, ha il merito di suscitare questo tipo di considerazioni, attraverso i registri della commedia che non gli sono certo ignoti. Così la storia conosce momenti di tristezza e allegria, fino alla scena dell’incontro in spiaggia che ha come protagonista Donatella (non citiamo oltre per non spoilerare), dove la commozione ha facile gioco. Una pellicola quindi da vedere e da consigliare, che merita gli applausi ricevuti a Cannes.

LA PAZZA GIOIA – Trailer