La prova del topo: al Roma Fringe Festival l’immaginazione senza mezze misure

NoteVerticali.it_La prova del topo_Roma Fringe Festival_2

NoteVerticali.it_La prova del topo_Roma Fringe Festival_2Un maggiordomo dall’accento straniero, vestito solo con un grembiule, ci riceve alle soglie di una tenuta abitata da strani personaggi. È lui che, con il posteriore scoperto e imbrattato di scritte, parla senza mezzi termini, accompagnandoci in uno viaggio alla scoperta di una sgangherata famiglia senza madre. Apatici, immersi nel buio, questi curiosi componenti aspettano di essere richiamati sul palco come dei topi in gabbia attratti dall’odore del formaggio. Solo la zia impicciona, con il suo fedele binocolo scruta da vicino lo spettatore.

E’ l’inizio de “La prova del topo”, in concorso al Roma Fringe Festival, della compagnia Teatro delle Viti | INuovi, spettacolo che nasce come esperimento creativo al culmine di un esperienza laboratoriale di scrittura scenica degli interpreti.

Tutti e quattro i componenti della famiglia – padre, figlia, figlio e zia – si fanno contenitori di tic personali. La madre, dal canto suo (fuggita, uccisa dal padre?) diventa, per i continui richiami a un suo possibile ritorno, una figura presente nella sua assenza. Proprio da questo abbandono sembra originarsi il disagio emotivo che i personaggi vivono. Eppure non ne siamo del tutto sicuri, probabilmente erano già così da principio. Dall’altra parte, l’autoritario padre compositore cerca di sostituirsi alla figura materna, non tanto nel suo ruolo affettivo, ma nei lavori domestici che però, come dimostra una simpatica scenetta a tu per tu con la lavatrice, non gli riescono come si deve. E così la prole è lasciata alla deriva: iI figlio, un bamboccione che si trascina dietro pupazzi di tutte le dimensioni, è geloso della primogenita, una stramba adolescente che cerca attenzioni paterne e nasconde turpi segreti.

NoteVerticali.it_La prova del topo_Roma Fringe Festival_1

Ci verrebbe quasi da dire che il personaggio più normale di questo strambo nucleo familiare sia la zia canterina, che persa nel suo mondo di rose e fiori, si diverte a spiare i vicini. La chiave di volta resta il maggiordomo, personaggio onnisciente, imbonitore pronto a stimolare i suoi topini, infilzandoli, provocandoli fino alla nevrosi. Un gioco manipolativo esercitato anche nei confronti del pubblico, chiamato a compiere semplici gesti, con riflettori puntati addosso. Un lavoro di immaginazione senza mezze misure, che astenendosi dal rinunciare allo strumento ironico, non perde di vista spunti di riflessione importanti. Allorché ogni scena, ogni ossessione associata al personaggio diventa una finestra che si apre su mille altri spunti di discussione, tra questi i rapporti interpersonali familiari e non, la dinamica servo – padrone e la questione dell’incomunicabilità. Nato dalla brillante improvvisazione dei suoi interpreti, Gabriele Guerra, Caterina Marino, Riccardo Marotta, Maria Chiara Pellittieri, Fabiano Roggio e supervisionato da Michele Galasso e Antonio Careddu, il risultato è quello di un audace quanto geniale esperimento creativo che merita da ogni punto di vista.

LA PROVA DEL TOPO (Italia, 2015). Messinscena e supervisione alla drammaturgia di Michele Galasso e Antonio Careddu. Con Gabriele Guerra, Caterina Marino, Riccardo Marotta, Maria Chiara Pellitteri, Fabiano Roggio. Musici in sala, composizione ed esecuzione dal vivo: Samovar & Marcusai, il guardaroba: Annalucia Cardillo, foto di scena: Valentina Mameli. Compagnia Teatro delle Viti | INuovi