La ruota delle meraviglie: Woody Allen confeziona un dramma alla Tennesse Williams

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Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

E’ insopportabile andare al cinema per ridere e non farlo perché, sebbene davanti a un ottimo film, si corre il rischio di non apprezzare il risultato. La ruota delle meraviglie, ultimo lavoro di Woody Allen, non strappa un sorriso. Il regista che, come pochi altri “non ha più niente da provare “cambia stile narrativo. Le atmosfere sono quelle di Interiors, Crimini e Misfatti o del più recente Blue Jasmine. Simile a un dramma di Tennesse Williams, il film narra la storia di Ginny, una quarantenne ex attrice e di suo marito Humpty, manovratore di una giostra. Siamo a Coney Island nel 1950 e Ginny, ormai sfiorita e con un passato da alcolizzata, viene sedotta dal bagnino di turno che le ridarà un minimo di speranza, ma la figlia ventenne di Humpty, braccata dalla mafia, tornerà a nelle loro vite.

Allen cucina un film d’ambientazione teatrale, abbandonando le scene corali in genere utilizzate per spiegare la provenienza dei personaggi e concentrandosi sulle capacità attoriali di Kate Winslet, straordinarie, e James Belushi, efficacissimo. Solo all’inizio il bagnino Mickey è utilizzato in stile coro per introdurre la storia dichiarando esplicitamente il suo ruolo. Scritto da Allen stesso, il film è una serie di riflessioni su temi tanto cari al regista: lo scorrere del tempo, l’impossibilità di prevedere la vita e il fascino del grande schermo. Echi di un cinema d’altri tempi aspettano lo spettatore (il monologo della Winslet nelle battute finali è degno del miglior Sirk) oltre alla straordinaria fotografia di Vittorio Storaro che riesce nella difficile impresa di confezionare immagini poetiche senza essere macchiettistiche. Un film che va apprezzato per tutta la sua connotazione melodrammatica, atmosfere a metà tra Lo specchio della vita e Un tram che si chiama desiderio. Anche la scelta dei personaggi da raccontare non è certo usuale per il suo standard: anime perdenti che inseguono un futuro senza sapere quale possa essere.

Scendere a compromessi senza capire da che punto è partita l’ecatombe non è cosa facile. Lo sa bene Ginny cui non rimane altro che credere in un amore che non esiste e di avere ancora lo stesso fascino dei vent’anni. Una delle infinite declinazioni del cinema alleniano che non smette mai di sperimentare assumendosi in prima persona la possibilità di sbagliare. Il suo grande avvenire non è ancora dietro le spalle.

LA RUOTA DELLE MERAVIGLIE (Usa, Drammatico, 2017, 101′). Regia di Woody Allen, con Jim Belushi, Juno Temple, Justin Timberlake, Kate Winslet, Max Casella, Jack Gore. Lucky Red. In sala dal 14 dicembre 2017.