La teoria del tutto, il film-romanzo su Stephen Hawking

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NoteVerticali.it_la teoria del tutto.jpg‘Incredibile’ è senz’altro un aggettivo che possiamo accostare alla storia di Stephen Hawking, il celebre fisico, matematico, cosmologo e astrofisico inglese nato a Oxford nel 1942. ‘La teoria del tutto’ è un film che ne racconta la storia, concentrandosi sugli aspetti privati e sulla storia d’amore con Jane Wilde, conosciuta a Cambridge nel 1963, che divenne sua moglie e dalla quale ha avuto tre figli. La pellicola, diretta da James Marsch e basata sul libro della Wilde, offre alla storia una prospettiva di fiction, perché ci mostra una figura senz’altro fuori dal comune, che affronta la propria terribile condizione (causata da una malattia degenerativa dei motoneuroni, in seguito identificata come una forma particolare e atipica di SLA) con impagabile forza di volontà, grazie soprattutto al sostegno di Jane, che non decide di abbandonarlo pur essendogli stati diagnosticati, nel 1963, all’insorgere della malattia, appena due anni di vita. Impagabile forza di volontà che non gli impedisce di proseguire gli studi, e non solo. Hawking, e lo vediamo nel film, grazie all’interpretazione molto efficace di Eddie Redmayne, brucia ogni tappa divenendo in breve tempo una figura di riferimento nel panorama scientifico mondiale, grazie a teorie che indagano sull’evoluzione dell’universo. Un amore incondizionato per la scienza, il suo, che, grazie a Jane (interpretata dalla brava Felicity Jones) – questo ci dice il film – diventa amore incondizionato per la vita e per la persona amata, per la cui felicità Stephen deciderà poi di fare un passo indietro regalandole con il divorzio (nel 1991) un’esistenza ‘normale’ accanto a un nuovo compagno.
Il film scorre piacevole e senza sbavature, raccontando un personaggio geniale che ha mantenuto sempre il sorriso sulle labbra, anche a seguito del peggioramento delle proprie condizioni di salute: ricordiamo che dal 1985 Hawking è senza voce per via di una forma aggressiva di polmonite, da cui è stato salvato da una tracheotomia, ma riesce a comunicare grazie a un sintetizzatore vocale che converte in linguaggio parlato le cose che comunica grazie ai movimenti facciali e che uno speciale computer trasforma in parole.
Se quindi sono evidenti i limiti e i rischi, tipici in questi casi, di santificare un personaggio affetto da handicap creando una sceneggiatura che edulcori ogni aspetto della sua esistenza, omettendo per quanto possibile conflitti, scontri e disagi in nome di un unanime ‘volemose bene’, è da riconoscere al regista James Marsch, premiato nel 2008 con l’Oscar per il documentario ‘Man on wire’, e alla coppia di protagonisti Eddie Redmayne e Felicity Jones il merito di aver confezionato un lavoro piacevole e fluente, che restituisce ad Hawking l’immagine di un personaggio singolare, un uomo traviato da una terribile condizione fisica ma animato dalla forza di volontà e dall’amore per la vita. Un uomo che si interroga da sempre sulle origini e sul futuro del pianeta, che studia e gioca a scacchi con il tempo, e che, da ateo, non ha mai smesso di indagare sull’esistenza di un creatore.
Una personalità unica, icona del proprio tempo come lo era Newton – morto esattamente 300 anni prima del giorno della sua nascita, l’8 gennaio 1642 – universalmente riconosciuta e omaggiata anche da forme di comunicazione più popolari: da rilevare in questo senso la presenza della sua voce campionata in due tracce dei Pink Floyd, ‘Keep talking’ tratto da ‘The division bell’ del 1994 e ‘Talking Hawking’ incluso nel recente ‘The Endless River’.

LA TEORIA DEL TUTTO
(The theory of everything) – Gran Bretagna, 2014, 123′.
Regia: James Marsch
Con: Eddie Redmayne, Felicity Jones, Charlie Cox, Emily Watson.