La vigna di Leonardo vive di nuovo nel cuore storico di Milano

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Siamo stati in un posto assai caro al genio vinciano, dallo stile rinascimentale pressoché intatto NoteVerticali.it_Casa_Atellani_Giardino_Vigna_c_Filippo_RomanoÈ universalmente noto che, presso il santuario di Santa Maria delle Grazie, è possibile visitare il Cenacolo Vinciano.

Un po’ meno nota, invece, è l’esistenza di una vite coeva a Leonardo da Vinci visitabile presso l’adiacente Casa degli Atellani. Negli anni di poco successivi all’arrivo di Leonardo a Milano, Ludovico il Moro regalò la dimora a questa famiglia di cortigiani. Era il 1490 e l’allora stile rinascimentale si è conservato, nonostante alcuni cambiamenti apportati nel Novecento per volere del nuovo proprietario, il senatore Ettore Conti, e attuati dall’architetto Piero Portaluppi.

Ciò che il visitatore di oggi può ancora trovare in questo palazzo sono alcuni ambienti: le corti che lo accolgono all’ingresso; la sala dello zodiaco con i segni zodiacali accompagnati da una carta dell’Italia; la sala con quattordici ritratti realizzati, in tondi, da Bernardino Luini; lo studio di Conti; la sala dello scalone; il giardino nascosto di Matteo Bandello e infine la vigna di Leonardo.

Molti di questi ambienti, oltre agli arredi e agli oggetti d’arte, hanno risvolti interessanti da raccontare. Per esempio, nel caso dei ritratti realizzati da Luini, si tratta di copie perché gli originali sono di proprietà del Comune di Milano e sono esposti al Castello Sforzesco. Mentre il giardino è stato luogo vissuto dal novelliere e frate domenicano Bandello, oltre che luogo in cui scelse di ambientare alcune di queste sue novelle.

NoteVerticali.it_Casa_Atellani_Sala_Scalone_c_Filippo_RomanoSorprende invece la storia della vigna, altro dono di Ludovico il Moro fatto questa volta allo stesso Leonardo nel 1498. All’epoca, la vigna si estendeva lungo via de’ Grassi ed è stata riportata in vita nemmeno dieci anni fa. Infatti, gli scavi sono cominciati nel 2007 per opera della Fondazione Piero Portaluppi, affiancata dal Comune e dalla Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università degli Studi di Milano. Degli esperti hanno ricavato il DNA originale della vigna leonardesca da alcuni vitigni recuperati proprio da questi scavi.

Grazie a tutto ciò, la vigna è tornata a vivere e a testimoniare quei tempi passati oltre che a essere un’importante eredità un tempo realmente posseduta da Leonardo. Proprio lui, che nel suo stesso testamento l’aveva destinata in parte a uno dei suoi servitori e nell’altra a uno dei suoi studenti che più aveva a cuore.