L’Alice delle Meraviglie

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Le meraviglie_2Il cinema italiano di qualità torna ad essere apprezzato all’estero. Dopo il trionfo di Paolo Sorrentino agli Oscar con La grande bellezza, stavolta i riflettori sono puntati su Alice Rohrwacher, giovane regista, sorella della più famosa Alba, brava attrice, che con “Le meraviglie” ha vinto, meritatamente, il Gran Prix della Giuria all’ultimo Festival di Cannes. Iniziamo col dire che il film è tutto fuorché semplice, anche se non è certamente un prodotto realizzato a tavolino, e presenta una complessità che lo rende ricco di spunti. La storia è quella di una famiglia di apicoltori, padre, madre e tre bambine, che vive nella campagna umbro-laziale. Lui, Wolfgang (Sam Louwyck), di origine tedesca, è il capofamiglia rude e protettivo che proietta la sua esistenza su un lavoro, intenso e massivo, che non conosce pause, e che coinvolge la moglie, Angelica (Alba Rohrwacher), e le quattro giovanissime figlie, Gelsomina, Marinella, Caterina e Luna, e poi Cocò, una ragazza che vive e lavora con loro. Un nucleo bizzarro, quasi una comune, dove si parlano diverse lingue (il dialetto viterbese, l’italiano, il francese e il tedesco), e dove Gelsomina (Maria Alexandra Lungu), dodici anni, svolge un ruolo focale: a lei obbediscono le sorelle più piccole, e lei è responsabile della smielatura, ma anche incaricata di catturare gli sciami sugli alberi e di spostare gli alveari. Wolfgang la tratta da figlio maggiore, ignorando forse che sta interagendo con una bambina, che bambina non lo è più.

Le mervaiglie_3Giunta infatti alle soglie dell’adolescenza, nel corso di una stagione Gelsomina inizia a comprendere le difficoltà di quella vita così sacrificata e rinunciataria, che preclude ai normali svaghi e ai comuni desideri di un’età da cui si sente troppo lontana, se non per anagrafe, certamente per mentalità. Mentre la campagna muore, tutto il paesaggio intorno brucia sotto l’effetto dei diserbanti e dell’abbandono, le coetanee del suo stesso paese le appaiono distanti e fortunate. Saranno due incontri, quello con Milly Catena, la presentatrice di un reality (una Monica Bellucci stranamente a suo agio in una parte del genere) e quello con Martin, un ragazzo difficile, a cambiare la sua esistenza e a farle trovare il coraggio di ribellarsi a un destino già segnato. Attraverso continui silenzi figli di un carattere riservato e nobile, Gelsomina, la bambina con il nome di fiore, sceglierà di diventare ape, maturando la voglia di ‘volare’ per evadere da quella quotidianità così amara, opposta alla dolcezza del frutto del suo lavoro, quel miele così ricco e prezioso che ogni giorno rappresenta il suo vivere.

Le meraviglie_1Un film anomalo, fatto di silenzi e di introspezione, che non sembra avere i colori e gli odori della modernità perché proietta lo spettatore in un universo senza tempo né spazio. Ma, proprio per questo, un film genuino, una rara gemma da proteggere, che difficilmente troverà posto nelle programmazioni cinematografiche di massa, in un periodo peraltro tradizionalmente lontano dalla massiccia presenza di spettatori nelle sale. Coraggiosa la scelta di Rai Cinema, che ha deciso di produrre la pellicola, garantendole un futuro televisivo difficilmente immaginabile in prima serata, e da apprezzare la decisione della giuria del Festival di Cannes, che ha voluto premiare un film coraggioso nella sua essenzialità. Conferma, infine, per Alice Rohrwacher, che, dopo aver impressionato positivamente al debutto registico con “Corpo celeste”, anch’esso presentato a Cannes nel 2011, oggi consolida il proprio talento firmando una storia, liberamente ispirata a quella della sua famiglia (anch’essa di apicoltori) che racconta ancora di periferia (ieri la Calabria, oggi l’antica Etruria) e di adolescenza femminile, con delicatezza e originalità.

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LE MERAVIGLIE (Italia, 2014). Regia di Alice Rohrwacher. Con Maria Alexandra Lungu, Alba Rohrwacher, Monica Bellucci, Sabine Timoteo, Sam Louwyck, Agnese Graziani. Produzione: Bim.