Lazzaro Felice: la favola moderna dagli echi olmiani di Alice Rohrwacher

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Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

In un cinema completamente asservito al guadagno, Lazzaro felice è un film necessario. Alice Rohrwacher, la regista, ha il pregio di aver preso una posizione imponendo una storia molto personale che non ha alcun interesse a piacere. La vicenda si presenta come una favola moderna, dove un gruppo di mezzadri vengono sfruttati da una marchesa possidente. La donna li costringe a vivere in una sorta di dimensione ottocentesca per evitar loro di emanciparsi. Qui prendono vita le azioni di Lazzaro. Il ragazzo, di indole granitico solidale, aiuta la sua famiglia nelle faccende di tutti i giorni, arrivando a ricoprire il ruolo di sfruttato tra gli oppressi. Illuso dal figlio della padrona di contare qualcosa, il ragazzo rimane vittima di un incidente che causerà l’arrivo del mondo reale (incarnato nelle forze dell’ordine) e il conseguente disfacimento della comunità.

Un film dagli echi Olmiani che si trasforma in qualcosa di grottesco quando il protagonista, creduto morto, tornerà in vita a vent’anni di distanza dalla sua scomparsa. Essenzialmente composto da due anime, il film risulta curiosamente surreale nella prima parte, dove si arriva a provare un po’ di invidia per le dimensioni contadine e le loro regole ben marcate. Nella parte cittadina il ritorno di Lazzaro è la storia di un personaggio buono in un mondo del tutto asettico che non ha più spazio per i puri di cuore. La confusione del protagonista è quella dello spettatore: in questo la Rohrwacher è stata precisa.

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Sceneggiatura e ambientazione agricola sono i capisaldi della vicenda. Il loro pregio è di riuscire, attraverso i dialoghi e una sapiente regia, a creare una zona franca in cui, pur privi di tutti i diritti, i personaggi sono al sicuro da una crudeltà insita nella dimensione metropolitana. Ottimi i caratteristi, come il prete e il faccendiere al servizio della marchesa, che aiutano a creare una perfetta dimensione medioevale rappresentando la doppia morale delle persone interessate. Film che potrebbe sembrare confuso, troppo manicheo nella sua evoluzione e a volte sfilacciato. Guardandolo più attentamente, si capisce quanto la confusione sia voluta dalla regista per trasmettere il mondo da lei creato e con tanta passione trasformato in un lavoro su pellicola. Indipendentemente dal giudizio personale, non è possibile non applaudire tutta l’operazione e la costanza della Rorhwacher che ha osato raccontare una favola non propinando le solite “coppie in crisi” e soprattutto non preoccupandosi di quanti biglietti riuscirà a staccare.

LAZZARO FELICE (Italia 2018, Drammatico, 130′). Regia di Alice Rohrwacher, con Adriano Tardiolo, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno, Luca Chikovani, Agnese Graziani, Nicoletta Braschi, Natalino Balasso. Uscita 31 maggio 2018. 01 Distribution.