Le colline del jazz: Mangalavite e Albelo, emozioni al ritmo del Sudamerica

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

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Mangalavite e Albelo durante il concerto inaugurale de ‘Le colline del jazz’ 2015

Sulla costa jonica cosentina, il jazz ha il profumo dei gelsi e accenti latini. Uno scenario incantevole, quello della Masseria Mazzei, a Rossano, ha fatto da cornice alla serata di apertura de “Le colline del jazz“, rassegna giunta ormai alla sua quinta edizione. Primo appuntamento, quello con l’Encuentro latino di Natalio Mangalavite e Juan Carlos Albelo Zamora, che uniscono la genialità della loro classe indubbia con lo spirito sudamericano, malinconico e ribelle al tempo stesso.

Il viaggio musicale, accompagnato dalle delizie gastronomiche servite al pubblico presente, acquista così profumi e sapori inattesi, che si mescolano sapientemente alle fragranze melodiche che richiamano l’Argentina e Cuba, territori d’origine dei due musicisti, offrendo un mix che non può passare certo inosservato. Il piano di Mangalavite diventa così testimone di un bizzarro incedere delle dita sui tasti bianchi e neri. Un ondivago altalenarsi di sensazioni che si fanno tutt’uno con i pensieri, e che viaggiano di pari passo con il ritmo dei ricordi, solleticati dalle corde del violino pizzicato con leggiadra maestria da Albelo. Le note d’assolo nella magia del tango suonano come un grido di ribellione all’incedere del tempo, lento e inevitabile, alla povertà, ai soprusi, alla libertà negata, e si fanno vitale esaltazione dell’esistenza, esplodendo in pulsioni affettive che ravvivano musicisti e pubblico. Se è così struggente “No digas nada“, cantata con malinconica intensità da Mangalavite, acquista invece forza e decisione il suono che genera “Melonguita“, che esalta lo stile del ‘ragazzo’ di Cordoba, vero portento sulla tastiera, che alterna il cantato con efficaci e decisi ‘Vamos‘, come se il piano sotto le sue dita fosse un cavallo selvaggio e lui un coraggioso gaucho della pampa.

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Juan Carlos Albelo Zamora

Ecco ‘Rosa Rosa‘, delicata canzone d’amore vestita con un saya, ritmo originario della Bolivia del sud, che Mangalavite esegue dopo tanto tempo. Più tradizionale ‘Como fuè‘, capolavoro di Ernesto Duarte Brito e uno dei classici della musica cubana: una dichiarazione d’amore a tempo di bolero, che Albelo interpreta con intensità e dolcezza davvero uniche. Tocca poi a ‘Cabeza dura‘, brano tratto da ‘Juego‘, disco del 2013 realizzato da Mangalavite con Martin Bruhn. E’ piacevole ascoltare il musicista argentino che ci spiega come per il brano abbia tratto ispirazione da una telenovela argentina degli anni ’70, ‘Rolando taxista‘. Percorsi solo apparentemente impensabili, in realtà frutto della genialità di chi ama raccontare ciò che gli respira e vive attorno. Arrivano poi due omaggi sentiti, il primo a Dizzy Gillespie per ‘A night in Tunisia‘, e il secondo a Pino Daniele, per una versione spagnola di ‘Quando‘, che Mangalavite introduce raccontando l’incontro con il musicista napoletano, avvenuto in un negozio di strumenti musicali a Roma. Il pubblico cattura il magnetismo delle emozioni che, unite a un filo di commozione, si sprigionano dal palco.

Sangre de toro‘ prima, e ‘Trezas‘ poi ravvivano il ritmo della serata, che volge al termine con un tango andaluso incantatore e avvolgente. Gran bel concerto, per una serata da incorniciare e un’iniziativa da tenere in giusta considerazione per accoglienza, stile e qualità, parametri non sempre scontati. Appuntamento a venerdì 31 con “Jazzed up Quartet”, con Sara Schettini, Ferdy Coppola,  Stefano Colasanti e Quintino Protopapa.

Natalio Mangalavite
Natalio Mangalavite

(foto di Rosanna Angiulli, si ringrazia per la gentile concessione)