Leviathan: intensa pellicola di denuncia sociale nella Russia di oggi

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NoteVerticali.it_Leviathan_2In un villaggio sulla costa del mare di Barents si consuma la vicenda umana di Kolia (Alexey Serebryakov) che con sua moglie Lilya (Elena Lyadova) e suo figlio Roman (Sergey Pokhodaev), avuto da una precedente relazione, è costretto a farsi scudo dalle minacce del sindaco del posto Vadim, intenzionato a impossessarsi della sua proprietà. Kolia è un semplice meccanico e nonostante l’aiuto del suo amico e avvocato Dimitri, non riesce ad avere giustizia. L’uomo riceve un duplice attacco dentro e fuori dalla mura domestiche. Anche chi dice di amarlo e essere suo amico finisce per tradirlo, sua moglie Lydia e Dimitri, ma anche i suoi amici Angela e Pacha, che lo consegnano nelle mani della polizia. Alla fine, Kolia accusato di un crimine non commesso, riceve la condanna a quindici anni di prigione.

Ancora prima della visione del film si è parlato di come Leviathan di Andrey Zvyahinstev, che ha sfiorato per un soffio l’Oscar per il miglior film straniero, avesse aperto un ampio dibattito internazionale. Di come fosse stato accolto negativamente dal ministro della cultura russo e di come ne fosse stata ostacolata l’uscita in Patria. Guardando il film con questi presupposti si ha l’impressione che la storia sullo schermo corrisponda ai retroscena che ne hanno accompagnato la produzione e la distribuzione nel paese d’origine. Si crea dunque una sorta di cortocircuito tra realtà e finzione che porta i due poli a coincidere. Un meccanismo grazie al quale Leviathan si manifesta in tutta la sua potenza, quasi come una bestia feroce pronta a distruggere. Paradossalmente la forza del film, che racchiude in sé una critica marcata alla Russia di oggi, si origina da una vicenda silenziosa, che parla con la disperazione di un protagonista abbandonato persino da Dio. La desolazione della terra in cui Kolia si trova a vivere è lo specchio della solitudine esistenziale di un uomo privato del suo bene maggiore, la giustizia. Ma Leviathan non ci parla solo di questo ma in generale della labilità della natura umana che si manifesta nella figura di Lilya, la moglie di Kolia, che lo tradisce con l’avvocato Dimitri arrivando poi a commettere il suicidio. I personaggi del mondo di Leviathan, le vittime degli eventi, Kolia, suo figlio Roman e Lilya, sono abbandonati a se stessi, racchiusi nella vastità di spazi naturali che emettono un senso di eterno e inesorabile. Né Dio, né lo Stato può aiutare l’uomo, questo il tragico verdetto a cui arrivano queste figure. Persino l’avvocato Dimitri che risponde più volte di credere ai fatti piuttosto che a un dogma religioso, nel finale si arrende al potere dello Stato. Il rapporto Stato-Chiesa del resto è un polo centrale della storia. I due elementi vengono descritti come legati dalla stessa corruzione, testimoniata apertamente dalla scena finale in cui il sindaco prende parte alla liturgia. Del resto il tema biblico è annunciato apertamente già dal titolo del film. Nel mondo di Leviathan, la bestia che ingoia le anime dei dannati, non c’è posto per la giustizia. A quelle figure che lo animano non resta che lasciarsi andare dolcemente al piacere della vodka, l’unico modo per continuare a sopportare la vita.

NoteVerticali.it_Leviathan_1Quello di Zvyagintsev è un film che mette in scena le sofferenze dell’uomo comune di fronte all’impossibilità di una giustizia che possa pareggiare i conti. Il regista ci parla di una burocrazia corrotta, prepotentemente aleggiante sulla vita del singolo come una presenza costante della quale diventa emblema il ritratto di Putin nell’ufficio del sindaco Vadim. Se l’ambientazione del film è quella di un piccolo villaggio a nord della Russia, la tematica implica uno spostamento dal particolare al globale. E così le vicende di Kolia sono quelle dell’uomo in generale e i cattivi della situazione, il sindaco e i suoi funzionari, diventano l’emblema del modo di operare del potere. Non c’è alcuna via d’uscita ed è sempre la burocrazia ad avere la meglio. Non a caso ogni qual volta il potere parla, non c’è la possibilità di ribattere. Per esempio nelle due scene in cui il giudice emette la sentenza, in cui manca un controcampo, dimostrazione del fatto che l’uomo comune non viene guardato dalla legge.

NoteVerticali.it_Leviathan_2Leviathan è anche il racconto delle aspettative deluse non solo da uno Stato che dovrebbe garantire il benessere dei suoi cittadini, ma anche dagli uomini nel loro rapporto reciproco di convivenza. Il risultato che ne viene fuori è quello di una storia impegnata e ben riuscita, grazie sia a una sceneggiatura esemplare, scritta dallo stesso Andrey Zvyagintsev con Oleg Negin e non a caso premiata lo scorso anno a Cannes, ma anche alle capacità degli attori principali come Alexey Serebryakov e Elena Lyadova. Dal punto di vista visivo poi, il film si conferma ben riuscito grazie alla componente fotografica di Mikhail Kritchman, fedele collaboratore del regista anche nei suoi due film precedenti, Il Ritorno (2003) e Elena (2012). Il paesaggio naturale è una componente importante. Lì dove spesso manca un faccia a faccia con i personaggi, inquadrati spesso di spalle o in silhouette, sono proprio gli scenari naturali, il mare scuro del nord, l’arido terreno sassoso ad esplicitarne le emozioni facendosi specchio dei loro traumi personali. Il film, distribuito da Academy Two, merita la visione. Si spera che abbia un adeguata diffusione quando arriverà in Italia, il prossimo 7 maggio.

Leviathan: guarda il trailer del film

LEVIATHAN (Russia, 2014, Drammatico). Regia di Andrey Zvyagintsev. Con Alexey Serebryakov, Elena Lyadova, Sergey Pokhodaev. Durata 140′. Distribuzione: Academy Two. Uscita in Italia: 7 Maggio 2015.