L’ultima ora: tra thriller psicologico e inchiesta giovanile

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Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Pierre Hoffman, giovane supplente di letteratura, viene chiamato a sostituire un vecchio docente in un prestigioso collegio d’oltralpe. L’anziano maestro si è appena suicidato buttandosi dalla finestra durante le lezioni in una classe molto particolare. Gli alunni inquieteranno anche il nuovo professore che proverà a interpretare la loro mancanza totale di empatia. Dopo aver scoperto che si tratta di ragazzi dall’elevato quoziente intellettivo il buon Pierre deciderà di aiutarli finendo immischiato in un gioco molto pericoloso.

L’ultima ora, il nuovo film di Sebastien Marnier è un thriller di stampo psicologico ma anche un tentativo d’inchiesta sul disincanto giovanile. Adolescenti distrutti dalla completa assenza di risposte riguardanti il loro futuro che non cercano una via di fuga nelle sostanze stupefacenti o in false aspettative di successo. Si esplora una situazione limite, il registro usato dal Marnier accompagna il pubblico negli stessi sospetti dell’insegnante verso i suoi studenti. Un gruppo di adolescenti incapaci di accettare qualsiasi aiuto dalla società suscita diffidenza ma anche molta curiosità. Davanti a un pianeta che tende all’autodistruzione i ragazzi sembrano quasi arresi al loro triste destino. La figura del supplente è l’unica che pare interessata a fare qualcosa aiutato dalla sua giovane età e dalla voglia di impegnarsi nel lavoro. Il film procede in maniera gradevole fino a un colpo di scena finale che chiuderà il cerchio alla vicenda.

Marnier, qui nel doppio ruolo di regista e sceneggiatore, racconta in maniera accurata la vita scolastica di un collegio esclusivo riuscendo a mantenere quella dose di suspense necessaria alla vicenda. Dialoghi essenziali e propri dei protagonisti aiutano a caratterizzare la psicologia dei personaggi principali, facendoli ,a tratti, sembrare alieni. Ottima prova dei giovani attori che trasmettono tutta la determinazione dei personaggi che interpretano. I colleghi di Pierre sono descritti come disattenti e poco professionali, capaci solo di interessarsi alle questioni prettamente scolastiche. La vera questione è se una scuola ha o no il compito di salvare le anime perse o dovrebbe limitarsi a trasmettere il sapere. In assenza di regole chiare va ricordato che questo rimane il migliore dei mondi possibili e che è dei grandi fare il meglio con quello che hanno in mano, non sempre si può vincere.