“Mia madre”: Nanni Moretti e la commovente dignità del dolore

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NoteVerticali.it_Nanni Moretti_Margherita Buy_Mia madre_1Raccontare il dolore è impresa ardua e forse impossibile, per la componente di soggettività che lo caratterizza, e che come tale lo rende unico e difficilmente trasferibile e comprensibile da un soggetto all’altro. Provare a farlo con garbo e discrezione è appannaggio di pochi autori, nella letteratura come nell’arte e nel cinema. Nanni Moretti ne offre una sua personalissima visione in “Mia madre“. Il film è incentrato su una figura femminile, quella di Margherita (Margherita Buy), regista impegnata, e ce la racconta in uno dei periodi più tristi della sua esistenza, quello che coincide con la malattia di sua madre (la brava Giulia Lazzarini), anziana insegnante di latino.

La pellicola ci mostra relazioni e reazioni di Margherita, da quelle intime a quelle pubbliche. Scopriamo una donna fragile, con una figlia, un ex marito e un ex compagno, che nel confrontarsi con il quotidiano, tra affetti e lavoro (sta girando un film sulla crisi di una fabbrica i cui operai sono minacciati di licenziamento e reagiscono con uno sciopero a oltranza) più volte si reputa inutile e inadatta, e reagisce in modo scontroso e a tratti violento, ma solo perché vorrebbe cambiare il flusso degli eventi che sembra invece inarrestabile. La frase “Tutti pensano che io sia capace di capire quello che succede, di interpretare la realtà, ma io non capisco più niente“, che il personaggio di Margherita, disorientato dal dolore, pronuncia nella sua mente nel corso di una confusa conferenza stampa, sembra raccogliere in modo inequivocabile il punto di vista del regista, che la Buy, qui in un’interpretazione magistrale, conserva intatto.

NoteVerticali.it_NanniMoretti_MiaMadre_1Il cast del film include lo stesso Moretti, che dipinge un personaggio, quello di Giovanni, fratello di Margherita, probabilmente single, onnipresente nella propria discrezione, che decide prima di prendere un’aspettativa dal lavoro, poi di licenziarsi pur di assistere la madre. In questo il personaggio morettiano ricorda molto da vicino il protagonista di “Caos calmo” – film del 2006 di Antonello Grimaldi tratto dal romanzo di Sandro Veronesi – e offre agli affetti familiari una evidenza che non può essere comparata con il lavoro e la carriera. Azioni piccole, ma significative – come la scena della madre di Margherita che aiuta la nipote Livia su una versione di latino – che impreziosiscono un film già di per sé prezioso, capace di indagare un disagio con parole e gesti semplici ma ricchi di significato.

NoteVerticali.it_NanniMoretti_MiaMadre_2A dare colore alla storia, la presenza di John Turturro, che interpreta Barry Huggins, attore americano protagonista del film che Margherita sta girando a Roma: un personaggio bizzarro e grottesco – che interpreta il nuovo proprietario della fabbrica – e il cui rapporto lavorativo con Margherita conosce alti e bassi, fino a una tregua sancita da una cena amichevole a casa della regista. Toni tenui che vengono sostenuti in modo ottimale da una colonna sonora nella quale si distinguono le composizioni del musicista estone Arvo Pärt, quelle dell’islandese Olafur Arnalds e il brano “Baby’s Coming Back to Me” di Jarvis Cocker, già cantante dei Pulp.

NoteVerticali.it_NanniMoretti_MiaMadre_4Scritto dallo stesso Moretti insieme a Francesco Piccolo e Valia Santella, e coprodotto da Nanni Moretti e Domenico Procacci per Sacher Film e Fandango, con Rai Cinema/ Le Pacte/Arte France Cinema, “Mia madre” è un film che affronta un argomento per certi versi tabù in un cinema come quello di oggi, la cui componente principale è caratterizzata dall’evasione e dalla violenza. Una pellicola, nella quale quale si affronta il dolore più grande, quello del distacco da una persona cara, con un linguaggio e uno stile che conferiscono dignità a chi, suo malgrado, si trova ad essere protagonista di questo disagio. La storia, occorre ricordarlo, ha forti componenti autobiografiche per Moretti, la cui madre (Agata Apicella), anch’essa insegnante di latino, è recentemente scomparsa.

NoteVerticali.it_NanniMoretti_MiaMadre_3Un argomento, quello del dolore legato alla perdita di un familiare, che non è nuovo per il regista nato a Brunico: il rimando a “La stanza del figlio” è inevitabile. Ma se il film del 2011, pur offrendo una visione positiva, esplorava il senso dell’elaborazione del lutto partendo dalla impossibilità di spiegarlo (ricordiamo la scena di aperta contestazione del protagonista alla parola del Vangelo), qui il dolore è più rarefatto, probabilmente perché il distacco viene vissuto giorno dopo giorno, quasi con umana rassegnazione. Quel domani che non vedrà più la presenza della persona cara ha i tratti degli occhi lucidi della protagonista Margherita, e, nella scena finale, ci consegna un film commovente, ricco di pathos e dignità.

Mia madre“, occorre ricordarlo, rappresenterà l’Italia in concorso al prossimo Festival di Cannes con “Youth – la giovinezza” di Paolo Sorrentino e “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone.