Morgan incanta Firenze omaggiando Bach e Bowie

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Si definisce una persona totalmente dipendente dalla musica, prevalentemente rock e british. Lavora nella Comunicazione e, nel tempo libero, va a concerti, legge, divora serie tv, viaggia

Morgan arriva sul palco della Festa del Libro di Firenze con una mezz’ora abbondante di ritardo, i capelli più lunghi e spettinati del solito e un’espressione stanca sul volto.

Saluta un pubblico eterogeneo, raccolto attorno ad un palco piccolo e per nulla allestito, e comincia a parlare al microfono per introdurre quella che sarà la sua performance. Inizialmente, le parole sembrano confuse ed improvvisate, ma, presto, da questo monologo di apertura emerge tutto l’essere di Morgan: quell’irriverenza divertente e divertita, quell’estro irregolabile, quella mancanza di peli sulla lingua ma, soprattutto e sotto a tutto, il suo infinito amore per la musica.

Se, infatti, inizialmente Morgan tiene a sottolineare con fierezza la motivazione per cui da dieci anni non pubblica un disco – ossia il volersi distaccare da una scena musicale contemporanea che definisce, diciamo, non proprio di qualità – la vera essenza di questo artista complicato, sì, ma anche e soprattutto delicato, emerge nelle parole dette solo poco prima di sedersi al pianoforte: è lì, infatti, che Morgan spiega entusiasta, a quel pubblico eterogeneo ora completamente silente e assorto nelle sue parole, che la musica è vera quando l’artista si diverte sinceramente suonando, e che l’obiettivo della sua serata è proprio quello di divertirsi sperimentando. Anche l’errore, in musica, è bello, perché è un’intenzione nascosta: per Morgan l’artista è solo guidato, perché la musica è indipendente, entra ed esce dalle persone.

Inizia, così, il live: Morgan mostra con eleganza il suo talento musicale, fatto di accademia e studio, ma anche di tanto istinto. Le sue mani si muovono leggere e articolate sui tasti del pianoforte, staccandosene soltanto per girare velocemente le pagine degli spartiti de “Il clavicembalo ben temperato” di Bach, un’opera composta da un preludio ed una fuga per ognuna delle 12 tonalità, e che Morgan suona e fa rivivere con squisita eleganza.

Quello che è stato annunciato come un concerto solista al pianoforte, diventa a tratti una jam session: accompagnato dalla bravissima e giovanissima pianista di origine coreana Gile Bae, su alcuni brani Morgan accarezza il synth e abbraccia il suo adorato basso, dando vita a rivisitazioni quasi funky ed elettroniche di alcune delle armonie del grande genio musicale tedesco. Il risultato è coinvolgente e divertente: la musica di Bach risuona elegante, potente e frizzante nei padiglioni fieristici, nel 2017. Sembra non esserci soluzione di continuità: l’eternità di queste melodie vive e trionfa in un venerdì sera d’inverno a Firenze, proprio come se fossero state scritte il giorno stesso.

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Morgan durante il live a Firenze (ph. Marco Beltrame)

Tra un brano e l’altro, Morgan parla poco, meno del solito: l’attenzione è tutta su un’esecuzione attenta e corretta di questi capolavori. Per questo, l’atmosfera nel padiglione è di silenzio e grande coinvolgimento, è impossibile distrarsi facendo altro e, soprattutto, non farsi completamente immergere dalle note vagando anche coi pensieri e con la fantasia.E’ la magia della musica, quel rituale collettivo che Morgan ama tanto e di cui aveva parlato anche nel bellissimo tour nei teatri dello scorso inverno.

Anche se in maniera decisamente minore, c’è spazio anche per la musica contemporanea e per i lavori da solista di Morgan: ecco allora una cover meravigliosa di “Life on Mars” di David Bowie, arrivata in risposta fulminea alla richiesta di uno spettatore che implorava di sentire qualcosa del Duca Bianco. Morgan la suona e la canta in maniera perfetta, accompagnato dal pubblico: è un momento veramente bello di musica e di omaggio ad un artista che, proprio come quello  che ha occupato la gran parte di questo live, ha saputo creare musiche ed opere eterne, che vivranno per sempre, nella loro unicità.

E, poi, una triade bellissima che suggella perfettamente le enormi capacità cantautoriali di Morgan: “Amore Assurdo”, “Destino Cattivo” e “Altrove” fanno cantare ed emozionare quel pubblico eterogeneo accorso ad applaudire uno dei talenti più controversi e limpidi della scena musicale italiana degli ultimi tre decenni.