Nome di battaglia Lia: la Resistenza partigiana al femminile rivive nel toccante testo di Renato Sarti

NoteVerticali.it_Nome_di_battaglia_Lia_Renato_Sarti_Marta_Marangoni_Rossana_Mola_Teatro_Ringhiera_1

In scena al Teatro Ringhiera la storia di Gina Galeotti Bianchi. Marta Marangoni e Rossana Mola interpreti che lasciano il segno

Quando studiamo da ragazzi sui libri di storia la Seconda Guerra Mondiale, la resistenza Partigiana, come ogni altro evento storico che sia stato pregnante per il nostro vissuto nazionale, ci sembra sempre tutto così lontano, altisonante e a volte un po’ sterile. Molti spettacoli su questi argomenti hanno calcato le scene di mille teatri italiani, spesso marcandoci anche sopra, come una sorta di evento mediatico, una mercificazione della sofferenza, perché purtroppo ormai tutto è spettacolo, tutto è inflazionato e il qualunquismo dilaga imperterrito. Però qui il discorso è diverso, è “finalmente diverso”.

Siamo tornati al Teatro Ringhiera di Milano per vedere “Nome di battaglia Lia”, una pièce di produzione del Teatro Cooperativa che nel 2010 riceveva una medaglia commemorativa dalla Presidenza della Repubblica Italiana. Lo spettacolo racconta la Resistenza a Milano nel Quartiere Niguarda, che si è liberato un giorno prima, il 24 aprile 1945, rispetto alla grande città, un caso particolare, che ha tanto da dire. Parla di Gina Galeotti Bianchi, figura cardine del Gruppo di Difesa della Donna, delle sue amiche e compagne, dei suoi amici e compagni, del quartiere e come si cercava di stringere i denti e sostenersi a vicenda, senza mai mollare, senza darsi tregua. Parla di cosa sia accaduto nella quotidianità delle gente comune in periferia, di cui poco o niente si racconta, tralasciata al margine come la sua ubicazione. Ma è successo tanto anche lì, e forse qualcosa in più. Racconta la realtà delle donne, combattenti, lavoratrici, partigiane che badavano a bimbi, ai malati, agli anziani, nascondevano armi e militari abbandonati da un esercito allo sbando. Aiutavano economicamente le famiglie in cui il marito o il padre era nei lager o in carcere. Rischiavano tutto. Morivano anche loro, come “la Lia” e il bambino nel suo ventre.

Come detto all’inizio, si parla sempre molto e solo in grande di questo genere di eventi e ci si perde un po’ via, non ti entrano dentro, li guardi dalla finestra come qualcosa di orribile, certo, per cui provi una lieve afflizione in quell’istante, ma in fin dei conti non te lo senti dentro e finita l’interrogazione passi oltre. Però qui la tragedia la vedi accadere in casa tua, la strada in bicicletta ti sembra quasi di farla e senti le pallottole che arrivano, il terrore che ti assale, le lacrime per la tua amica ti scendono sulle guance. Ma non c’è solo tristezza, ci sono anche risate, burle, canzoni, amore, ricordi, profumo di famiglia.

Il toccante testo e la magistrale regia li dobbiamo all’abile Renato Sarti, che vediamo anche come interprete. Giudicare questo personaggio risulta quasi presuntuoso, il suo magnetismo è da brivido, movimenti e parole asciutti, calibrati e intensi. Non c’è traccia di “recitazione” nell’incedere dei suoi racconti, la sensazione è di aver davanti chi quella vita l’ha vissuta davvero. Molti di voi lo conosceranno dalle numerose collaborazioni con l’Elfo Puccini e ancor prima per il suo legame con Giorgio Strehler.

Arriviamo ora a parlare di loro, le due stupefacenti co-protagoniste:

Marta Marangoni, attrice, drammaturga, cantante e conduttrice di laboratori teatrali, dal 2002 collaboratrice stabile del Teatro della Cooperativa di Milano, che sul finale indosserà le vesti di Gina Bianchi riportandoci i suoi ultimi strazianti attimi di vita. Distinta performance. La sua interpretazione è strutturata, presente, toccante. Nel suo sguardo, nella sua voce c’è tanta onestà e nessuna presunzione (dote quasi sconosciuta a questo ambiente).

Poi c’è lei, Rossana Mola: che dire su questa attrice, l’abbiamo adorata! Ha gestito perfettamente ogni ruolo interpretato nella pièce. Fra i ricordi d’infanzia e quelli di resistenza, ogni sentimento era giustapposto. La sua recitazione è frizzante, ironica, estremamente schietta, il suo imporsi in scena è quasi selvaggio. Ci ha trascinato in un turbinio di emozioni e ci auguriamo di vederla nuovamente.

La scenografia è essenziale, una bici, dei tavoli, qualche oggetto di scena. Qui l’ambiente lo fanno più che altro il corpo e la voce, non vengono sostenuti eccessivamente o addirittura soffocati dagli ammennicoli scenici che rappresentano solo una piccola e sottile cornice, a sostegno di una messa in scena già da se prorompente e significativa.

NOME DI BATTAGLIA LIA, di Renato Sarti, con Renato Sarti, Marta Marangoni e Rossana Mola. Regia di Renato Sarti. Visto al Teatro Ringhiera di Milano, 25 aprile 2017.