Non essere cattivo: paura, ferocia e male di vivere nel commiato di Claudio Caligari

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“Nel quartiere borghese
c’è la pace di cui ognuno
dentro si contenta, anche vilmente,
e di cui vorrebbe piena di ogni sera l’esistenza”. 

                                                         (Pier Paolo Pasolini)

 

NoteVerticali.it_Non-Essere-Cattivo_Luca Marinelli_Alessandro Borghi_3Ostia 1995. Inquadratura ampia del lungomare romano, l’estate è trascorsa, l’autunno è in atto. Un ultimo gelato per Vittorio che richiama una scena già vista. Il déjà vu è un’autocelebrazione del regista Claudio Caligari che subito chiarisce il tema del racconto che si dipanerà sullo schermo. L’immagine stuzzica i ricordi, riavvolge il nastro a quella pellicola che nel lontano ‘83 raccontava senza filtri la decadenza della generazione X, che avrebbe condotto migliaia di giovani verso un tramonto precoce, spazzati via da overdose di stupefacenti e fiumi di solitudine. “Amore Tossico”, primo lungometraggio di Caligari, era tutto questo ed altro ancora, un racconto crudo e veritiero, quasi una messinscena pasoliniana, con quel finale drammatico sul rudere che al poeta rendeva omaggio. Gli anni son passati, ma la capacità del regista di descrivere melodrammi di borgata resta intatta. La visione oggi è più commossa ed intima, l’emozione marcata e tangibile, i legami forti e tremendamente fragili al contempo; l’estate è trascorsa senza essere vissuta, l’autunno è in pieno svolgimento, l’inverno/inferno arriverà per tutti; la primavera dei pochi e con essa uno scenario di nuova speranza per la vita attraverso la vita, raccontata con tinte impressioniste in un finale commovente.

Cesare (Luca Marinelli) vive con la mamma e la nipotina, figlia della sorella morta di Aids qualche anno prima. Anche la bambina è affetta dallo stesso male trasmessole dalla mamma. La piccola e le cure necessarie alla sua sopravvivenza sono tra le cause che spingono Cesare ad una vita di rapine, spaccio ed un uso incondizionato di droghe sintetiche; la droga, la fuga da una realtà difficile, il limite tra la vita e la morte è ciò che lo distanzia dal dolore attraverso l’autodistruzione. L’amico fraterno Vittorio (Alessandro Borghi) cercherà di condurlo sulla strada del lavoro onesto e della redenzione, ma le croci e i fantasmi presenti e passati, incomberanno con la scoperta dell’eroina e gli affari ad essa connessi, precipitandolo in un tunnel senza via d’uscita.

NoteVerticali.it_Non-Essere-Cattivo_Luca Marinelli_2La sceneggiatura è forte ed  intensa, elegante nel suo racconto di borgata. Le amicizie e gli amori stupefacenti della periferia pasoliniana sono lontani dal p(i)attume borghese e dai suoi cliché mediocri e bigotti. Il simbolismo dell’opera è  racchiuso nel peluche (la purezza, il fanciullo) dalla maglietta rossa, sinistra e premonitrice (il peluche è un regalo di Cesare alla nipotina malata). La scritta di bianco candido “Non essere cattivo”, che richiama quel monito onnipresente che gli adulti rivolgono, pedagogicamente, verso i bambini. Quel monito, riletto da chi bambino vive un corpo da adulto, appassiona nel suo incedere inesorabile. Il film cita “Mean Streets” di Scorsese, ma anche Kubrick e Boyle. L’ispirazione non toglie però una certa originalità alla messinscena; quegli angoli narrativi sono espressi con il fervore di chi conosce a fondo la materia trattata, con un punto di vista empatico e distaccato al contempo; il racconto amaro non esprime giudizi ma suscita quella compassione “kunderiana” verso i personaggi e la loro misera e seducente condizione.

NON ESSERE CATTIVO – Clip “Cercasi impiego”

 

Il film, presentato fuori concorso alla Mostra internazionale del cinema di Venezia, completa la trilogia involontaria che partiva nel lontano 1983 con” Amore tossico”, al quale seguiva “L’odore della notte” del 1998. Tre film in trent’ anni e più di carriera, tra visioni sincere e carnali di un’Italia che non c’è più, che ha sotterrato per sempre, con borghese e spicciola incuria, verità sconce e vergognose. Autodistruzione e male di vivere, generati dall’indifferenza e dal perbenismo sociale, erano figli illegittimi dell’Italia postmoderna, che seppelliva il coraggio pasoliniano, imprigionandolo in un falso moralismo e candore culturale. I sentimenti dei personaggi che si intrecciano nel racconto vivono di un colore esasperato, di  interazioni selvagge ed ignoranti ma per questo sempre vive, vivaci e veraci. Non c’è presunzione o intellettualismo, non c’è una particolare ricerca di contraffazioni tecniche; Caligari, con l’aiuto di due attori giovani e di razza (Marinelli e Borghi qui complementari)  trasporta lo spettatore in un turbinio di stati d’animo, che non lascia spazio e tempo a giudizi e disamine; le corde emotive cavalcano un susseguirsi di eventi pregni di paura e ferocia, coraggio ed altruismo.

NoteVerticali.it_Non-Essere-Cattivo_Luca Marinelli_Alessandro Borghi_1Il cinema italiano ha dimenticato per troppo tempo Caligari, insabbiando i suoi temi difficili e dolorosi a favore di produzioni di cassa e superficialità. L’uscita di scena è di quelle che ricorderemo a lungo, tra miseri guadagni e commozioni di sala. Come il “suo” Cesare, anche Caligari lascia, a chi ha amato il suo talento, un’ultima creatura figlia del suo amore, della sua passione e delle sue sofferenze.

NON ESSERE CATTIVO – Clip “L’orsacchiotto”

 

NON ESSERE CATTIVO (Italia 2015, Drammatico, 100′). Regia di Claudio Caligari. Con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico, Roberta Mattei, Alessandro Bernardini, Valentino Campitelli, Danilo Cappanelli, Manuel Rulli, Emanuela Fanelli, Giulia Greco, Claudia Ianniello, Elisabetta De Vito, Alice Clementi, Emanuele Grazioli, Luciano Miele, Stefano Focone, Massimo De Santis, Andrea Orano, Alex Cellentani. Good Films. Uscita in sala: 8 settembre 2015.