Paolo Conte: et voilà, lo spettacolo è servito

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NoteVerticali.it_Paolo Conte_Jegnano_4‘La moda passa, lo stile resta’. Lo diceva Coco Chanel, e riteniamo che la frase sia azzeccatissima per aprire la nostra recensione del concerto di Paolo Conte che a Legnano, lo scorso 25 ottobre, ha portato in anteprima europea il suo ‘Snob Tour‘. Pubblico delle grandissime occasioni quello del Teatro Galleria, in un contesto forse gioiosamente sorpreso per il regalo che il Maestro astigiano ha inteso fargli. Si sentiva parlare anche inglese e francese all’ingresso in sala, e ci piace pensare che con noi in teatro ci fossero persone talmente impazienti di riascoltare l’avvocato da non poter attendere le tappe londinesi o parigine del suo show. Atmosfera rarefatta e intensa, diremmo d’altri tempi, e genuinamente provinciale, proprio per chi, come Conte, vive in provincia, schivando i richiami delle metropoli, ma poi in un incantesimo magico e irripetibile fa del proprio provincialismo una musica che incanta il mondo.

Si alza il sipario e si comincia, con ‘Ratafià‘: la voce del Maestro sembra più roca del solito, mentre si fa strumento, e sembra essa stessa guidare il pianoforte e l’armonia, in una melodia che inevitabilmente ci proietta in uno spazio che è altro da lì. ‘Passa la vita, come una señorita, de amor, apre il ventaglio e mette a repentaglio i cuor…’, e già le gambe ondeggiano come in balia di un dio diabolico e ballerino. L‘orchestra che accompagna Conte sembra iniziare in sordina, ma sappiamo che è in corso un giustificatissimo rodaggio, che li porterà poi al decollo. E in effetti le “scimmie del jazz”, dopo aver suonato “sotto le stelle”, mostrano di che pasta son fatti con “Come di”, lo swing per eccellenza di casa Conte. Nunzio Barbieri, Luca Enipeo e Daniele Dall’Omo alle chitarre, Jino Touche al basso, Lucio Caliendo all’oboe, Claudio Chiara e Luca Velotti al sax, Daniele Di Gregorio alla batteria, Massimo Pitzianti al clarinetto, e Piergiorgio Rosso al violino: dieci musicisti per una band che ingrana la marcia e ci porta via con sé. Dopo “Alle prese con una verde milonga”, infinita nella sua classica grandezza, che sa dell’insolenza tipica di chi, da capolavoro, non fa nulla per nasconderlo, è la volta di una sbirciatina al nuovo disco, “Snob”. Ma è giusto un assaggio, perché ritieniamo che l’avvocato sostenga la teoria dell’assimilazione poco per volta, e non voglia che il pubblico ascolti dal vivo e per la prima volta le sue canzoni. Meglio scoprirle a poco a poco su disco, penserà, e poi riascoltarle live, che non il contrario. L’assaggio del nuovo album è perciò limitato alla sola titletrack e ad “Argentina”, il passaggio sudamericano che ci riporta a sentori di vita oltreoceano. Conte è provinciale e ci tiene ad esserlo (come canta in Snob: “noi provinciali siamo così, le cose che cantiamo van ben per soldati e i muli”), ma la sua è una lingua che non ha bisogno di passaporto perchè è universale. C’è il jazz, c’è il valzer, la nostalgia per i tempi andati, il cielo “riservato agli emigranti”, i bastimenti, le luci gialle e quel mare enorme, “americano”, pronto a “sciacquare un sogno” ormai vecchio”. Il pubblico ascolta in religioso silenzio, non tutti conoscono le nuove canzoni a memoria, come per “Una giornata al mare”, che invece riapre la festa, il dondolare delle teste, gli applausi convinti.

Torna “Aguaplano”, il disco che Conte non rinnegherà mai, con la titletrack e con “Recitando”, che riflette sulla discesa e risalita dell’artista. Spazio poi a “Dancing”, a “Reveries” e a “Gioco d’azzardo”, triste e dannatamente malinconica come sempre, pescata da “Appunti di viaggio” come “La frase”. Su “Via con me” il teatro cade dagli applausi, e la sciccherìa del concerto musicalmente è in questo frammento sonoro, che offre anche la rediviva “Madeleine”, la vivace e quasi pop “Gli impermeabili”, e poi la coppia composta da “Max” e “Diavolo rosso”: per quest’ultimo pezzo, doverosissima la citazione per Daniele Dall’Omo, come sempre capace di tenere il ritmo del brano per oltre dieci minuti, un vero recordman del ritmo. “Le chic et le charme” è il fantastico prologo al commiato, che giunge, come da standard, con un reprise di “Via con me”. Si termina nell’ovazione. L’avvocato ha vinto la sua causa. In modo grandioso. Ancora una volta.20141028-020308-7388548.jpg