Populismo e democrazia: in scena Ibsen all’Unical

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Lo sappiamo, i disastri scaturiti dalle derive populiste delle maggioranze rumorose esistono dai tempi di Gesù e Barabba. Henrik Ibsen, padre della drammaturgia moderna, le ha cristallizzate in un testo teatrale, “Un nemico del popolo” (Titolo originale “En folkefiende”), che, pur essendo datato 1882, sembra scritto ieri. Proprio a ridosso dei giorni in cui un altro allestimento per la regia di Massimo Popolizio è andato in scena al Teatro Argentina di Roma, la nuova produzione di Teatro Rossosimona è stata allestita al Piccolo Teatro UniCal, per la regia di Francesco Aiello. Le parti sono state affidate ad attori e allievi dei corsi di teatro tenuti da Lindo Nudo, fondatore e direttore artistico di Rossosimona. Insieme a loro, sul palco, anche gli spettatori, in una soluzione voluta – si legge nelle note stampa – “per una fruizione della pièce più coinvolgente e intima”.

Un nemico del popolo” racconta la parabola esistenziale del dottor Thomas Stockmann, che inizia quando costui scopre che le acque della stazione termale della sua città sono inquinate. Vuole denunciare quanto ha scoperto, per mettere in guardia i suoi concittadini e favorire una risoluzione del problema. Ma ben presto incontrerà l’ostruzionismo non solo del sindaco, suo fratello (sorella nella trasposizione di Aiello), interessato a far tacere la sua voce, ma anche della stampa e di gran parte dei suoi concittadini, finendo per essere additato, per l’appunto, come “un nemico del popolo”.

La rilettura di Aiello è suggestiva e coinvolgente: senz’altro buona l’idea di condividere il palco tra attori e spettatori, per integrare questi ultimi nel dibattito che inevitabilmente finisce per innescarsi nella storia, in bilico tra pubblico e privato. Sì, perché la questione ibseniana è molto più sottile: in gioco non c’è solo il dubbio amletico se fare la parte dell’idealista, lottando per il bene della collettività e la salvaguardia dell’ambiente, o quella del connivente, cercando di adeguarsi alla situazione evitando di creare problemi alle autorità e alla convivenza civile. Stockmann agisce anche per un personalissimo sentimento di rivalsa verso la propria sorella, e sembrerebbe disposto a tutto pur di far valere le proprie ragioni che, se portate avanti, lo lascerebbero in una situazione di preoccupante solitudine. Già, la solitudine: “l’uomo più forte del mondo è anche il più solo”, sentenzia Stockmann, e sembra non avere tutti i torti. Il potere e la corruzione, con le loro oscure ragioni, avanzano e inquinano coscienze, rapporti, dignità. E, De Andrè docet, lungo un facile vento di sazietà e impunità, la maggioranza sta.

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La rappresentazione offre cambi di scena repentini che certamente contribuiscono a tenere viva l’attenzione dello spettatore dal primo all’ultimo minuto. Francesco Rizzo è un ottimo Stockmann, abile nel provocare i personaggi – e di conseguenza, anche lo spettatore – con atteggiamenti bizzarri e grotteschi, a partire dalla sua mise fatta di coroncina illuminata, pigiama e pantofole, e dalla sua posizione da novello Messia, perennemente seduto su una poltrona dall’aspetto regale. A lui il ruolo di profeta inascoltato in patria e il compito di instillare il dubbio se la democrazia sia o meno la modalità di governo più giusta, e se affidare le decisioni alla maggioranza sia la scelta più adeguata: “Saremo tutti d’accordo nell’affermare che sulla faccia della terra gli imbecilli costituiscono la maggioranza. Allora perché dovremmo farci comandare dalla maggioranza?”. D’altro canto, Maria Canino interpreta la sorella Petra, il personaggio che incarna la concretezza di chi, impersonando l’istituzione, deve lottare con tutte le forze affinché ordine e disciplina trionfino sempre, anche a costo di mettere a repentaglio la salute dei cittadini. Da segnalare anche l’interpretazione di Salvo Caira, che ben trasmette oltre il palcoscenico l’untuosità di un personaggio come Aslacksen, azionista del giornale “La voce del popolo” e estremamente ossequioso nei confronti dell’autorità politica nonché nemico di quella verità ostinatamente cercata da Stockmann. Efficaci anche le interpretazioni di Stefania Scola e Alessandra Curia, rispettivamente nella parte della moglie e della figlia del protagonista, in bilico tra difesa del proprio congiunto e richiamo alla voce della maggioranza che, condannandolo, ha condannato anche la loro esistenza, e di Jacopo Andrea Caruso, Giovan Battista Picerno e Chiara Vinci, che danno vita agli altri personaggi (il redattore del giornale, il capitano e il suocero del protagonista).

Sono gli stessi attori a giocare con l’arredamento dinamico del palco, attraverso un meccanismo evidentemente stracollaudato che denota un’intesa difficilmente rintracciabile a livello non professionistico. Una freccia in più sia all’arco della regia di Aiello, capace di amalgamare in modo più che soddisfacente voci e predisposizioni diverse, che di quello di Rossosimona, compagnia nata più di vent’anni fa con l’obiettivo di promuovere la diffusione di una cultura teatrale improntata all’impegno civile e sociale favorendo il ricambio generazionale.

Lo spettacolo, in scena fino al 5 maggio (prenotazioni al 392.3946821) si affida alle musiche originali di Remo De Vico e alle scenografie di Caterina Cozza, con Federica Suraci nelle vesti di aiuto regista e Jacopo Andrea Caruso in quelle di responsabile tecnico.

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UN NEMICO DEL POPOLO
di Henrik Ibsen, regia Francesco Aiello, con Salvo Caira, Maria Canino, Jacopo Andrea Caruso, Alessandra Curia, Giovan
Battista Picerno, Francesco Rizzo, Stefania Scola e Chiara Vinci. 
Produzione Teatro Rossosimona. In scena al Piccolo Teatro UniCal dal 2 al 5 maggio 2019. 
(Foto di Claudia Gullà)