Red Zone 22 miglia di fuoco: il nuovo action movie di Peter Berg

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Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Esistono film che non deludono mai, quelli per i quali vale la pena uscire di casa, poi ci sono tutti gli altri. Red Zone 22 miglia di fuoco non è altro che qualcosa di onesto ottimo per due ore con il proprio padre, ma eccessivamente ripetitivo per entusiasmare il pubblico. I presupposti ci sarebbero tutti, ma qualcosa alla fine non convince appieno. Una squadra dei servizi speciali deve accompagnare dall’ambasciata americana all’aeroporto un soldato in possesso d’informazioni preziose per il governo statunitense. Le condividerà con gli americani al prezzo di una semplice cittadinanza. Il regista Peter Berg e il “fenomeno” Mark Wahlberg si erano fatti apprezzare negli ultimi lavori in coppia. Lone Survivor, Deep Water e Boston – caccia all’uomo erano degli ottimi prodotti dove l’intrattenimento e la profondità realizzativa coesistevano in maniera egregia, i presupposti per questo ennesimo capitolo di produzione c’erano tutti, ma qualcosa non è andato come nei lavori precedenti. Attenzione, il film non è brutto: appare leggermente noioso. La scelta di una caratterizzazione psicologica dei personaggi, Mark è un mezzo dissociato geniale, non aiuta assolutamente l’azione che dovrebbe essere molto più grezza e sicuramente legata a sentimenti facilmente descrivibili. Oltre a questo appare un po’ troppo slegato il prologo cui assistiamo, dalla storia vera e propria. Fortunatamente la sua breve durata e le scene d’azione, ottimamente confezione, tengono al riparo lo spettatore dalla zona noia facendo tollerare anche la solita ricerca dell’esplosivo rubato . Rendere il protagonista di un action antipatico, Wahlberg lo è senza dubbio, è una mossa poco astuta per chi mastica di cinema o ha semplicemente in mente il sorriso di Bruce Willis in un episodio qualunque della saga Die Hard. Lo sfondo militare sta un po’ tirando gli ultimi nel cinema d’azione, recuperare il tutto dando un tocco psicologico alle storie potrebbe aiutare a costruire un capolavoro nel migliore dei casi o un film onesto come RedZone. Un prodotto facilmente dimenticabile ma pur sempre meritevole di aver fatto trascorrere tempo fuori di casa, se solo costasse un po’ meno il biglietto d’ingresso in sala.