Sanremo 2016: nella serata delle cover vincono gli Stadio omaggiando Lucio Dalla

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Palermitana di origini asiatiche. Amore per il cinema, le istantanee e le storie. Scrive per dar voce alle sue passioni e vivere la vita è la sua aspirazione più grande. “Carpe diem” il suo motto.

NoteVerticali.it_Stadio_Sanremo2016_3A sorpresa, la seconda serata del Festival di Sanremo, supera gli ascolti della prima, fatto che gli agenti Mulder e Scully stanno ispezionando le case degli italiani per verificarne la presenza e sventare il rischio di una qualche invasione aliena, visto che questo non accadeva da circa dieci anni.

Conti continua alla grande il suo spettacolo e tra emozionanti, quanto commoventi, commenti sull’esibizione del maestro Ezio Bosso e il sempre più sciolto (non nel trucco) Garko, l’uomo del miracolo sembra aver fatto nuovamente centro e come scrive sul Fatto Quotidiano Domenico Naso, per il direttore di Rai1 il successo è dovuto interamente allo stakanovista e baudiniano Conti “Santo Subito” (Cit.).

Ma “nel mezzo del cammin di questo Festival” (scomodare il grande Dante è eccessivo?), ci ritroviamo a parlare della terza serata, definita la festa della musica, nella quale i venti Big in gara metteranno da parte le armi da guerra, per celebrare la storia della musica italiana. La serata mette in pausa l’ascolto dei brani originali dei big e tenta di doppiare il grande successo riscontrato nella scorsa edizione. Se lo ricorda bene Nek, sconfitto al foto-finish dai Il Volo, che vinse però la battaglia discografica, ma non con il suo pezzo originale, bensì proprio con la cover di Se telefonando.

Una serata che si prospetta ricca di ricordi e purtroppo non meno lunga delle precedenti, in attesa anche dell’esibizione dei ritrovati Pooh riuniti a Riccardo Fogli (che lasciò il gruppo nel 1972) che si sa una rimpatriata è sempre difficile organizzarla, ma “Chi fermerà la musica?”

L’inno dell’Eurovisione parte e noi con mano sul petto iniziamo la visione di questa nuova serata.

Si apre con la sfida dei Giovani. Il primo scontro vede fronteggiarsi Miele e Francesco Gabbani. Miele con Mentre di parlo, vestita come una moderna donna del “curtigghio” (cortile) siciliano, “potrebbe sbadigliare meno” e già speriamo di non iniziare a farlo noi. L’interpretazione è sentita, come quando si dice, “cantata con sentimento” tanto che su Twitter qualcuno grida “Morgan esci da questo Miele!”. Ma Francesco Gabbani porta “avanti il popolo” con un brano (Amen) che fa ballare lui sul palco e riporta un po’ di colore in teatro (Amen), la voce non lo tradisce e ci diverte la sua interpretazione e viene apprezzata dagli internauti (Amen). Conti ricomincia con la scenetta dei due sfidanti che devono guardarsi, nemmeno ci fosse di fronte Giucas Casella pronto a farti fare “quello che dice lui, quando lo dice lui”.

Con il 53% vince Miele e addio ad una delle poche canzoni ritmate della gara. Ma si passa subito alla seconda sfida, che vede scontrarsi Michael Leonardi e Mahmood.

Michael Leonardi, siculo-australiano ha la faccia da bravo ragazzo orgoglio dei nonni espatriati di tutto il mondo, il brano Rinascerai all’ascolto non appare innovativa e la domanda nasce spontanea: che sia il quarto membro disperso dei “fratelli” de Il Volo?

A sfidarlo, il sardo-egiziano Mahmood con il brano Dimentica. All’ex concorrente di X-Factor, in pantalone palazzo stile Alì Babà e i Quaranta ladroni, ma nella parte di uno dei ladroni, la voce non manca, ma sembra che invece manchi la voglia di vivere, almeno per tutta la prima parte del pezzo, che invece si riprende dal ritornello verso la fine, anche se il tema dell’amore non corrisposto è ormai main stream come i barattoli con il tappo e la cannuccia per bere sani frullati bio.

Viene annunciato il nome del quarto semifinalista che è, per la gioia di Carla Gozzi, Mahmood, mentre Conti imperversa con ordini del tipo “Guardatevi!”, “Abbracciatevi” per la serie che gli sconfitti si stanno preparando ad entrare nel Figth Club organizzato nel seminterrato del Casinò.

Per la semifinale della sezione Giovani quindi si sfideranno Chiara Dello Iacovo, Ermal Meta, Miele e Mahmood.

Primo stacco pubblicitario dopo il panico di un’assenza di venti secondi del segnale che manda tutti in crisi, soprattutto i fanatici del twitting, e si riparte con scenette da cinema muto e teatro, dove palco e schermo si uniscono e dove gli amanti della settima arte e del teatro potrebbero entrare in brodo di giuggiole. L’esibizione di Marcielle, artista francese di fama internazionale, ci piace, brevi momenti di ordinaria felicità.

Conti, come da copione, ci tiene a precisare che ieri sera lo share è arrivato al 49,91% e che quell’1% mancante ad arrivare al 50 netto è imputabile alla zia che si sarebbe addormentata, non sapendo che nessuna zia che si rispetti arriva alla fine dello spettacolo, come le nonne non arrivano alla prima metà.

I cantanti in gara sono divisi in cinque gruppi da quattro e ad aprire le danze, Noemi con la canzone di Loredana Bertè scritta da Ivano Fossati dal titolo Dimenticata. Noemi affezionata alle scollature profonde in jam suite nero, è nel pezzo, convincente, elegante e grintosa. Gli ometti gradiscono e la cantante di diverte sul palco. L’hype è alle stelle e Noemi va via con i fiori “pterodattili” e un sorriso smagliante. L’entrata di Garko e Madalina è declassata ai corridoi e Garko spera che dopo questa esperienza da oratore che sbaglia le intonazioni di ogni presentazione, lo si possa apprezzare più come attore. La speranza- si sa- è l’ultima a morire, Carlo Conti farà miracoli di share, ma non chiediamogli troppo.

Con l’orchestra del teatro ad accompagnarli, #latrasgressione, i Dear Jack, con il maestro col mocio in testa vince 5 a 0, propongono Un bacio a Mezzanotte del Quartetto Cetra, che meglio un bacio a mezza notte che un mezzo respiro, ma molti rivogliono Noemi cantare la Bertè, Baglioni e la sigla del Carosello. Che è meglio!

Garko si prende in giro, tutti attendono il suo occhiolino ammiccante, ma arrivano gli Zero Assoluto con una versione acustica di Goldrake, che magicamente si trasforma in Semplicemente.

Il mood sembra, facciamo diventare rock il pop e tristi le sigle dei cartoni animati, i nerd di tutta Italia preparano intanto l’attacco all’Ariston all’urlo di: Alabarda spaziale!!

Ma ecco che arriva il momento di Virginia Raffaele che oggi veste i panni di Donatella Versace, total black e in trampoli 15, che 10 punti per aver sceso le scale senza alcuna esitazione, ma perde un orecchio in diretta (immaginiamo la Versace da casa ridere, se le riesce), e Conti non si contiene e salta la scaletta, presentando Giovanni Caccamo e Deborah Iurato che propongono Amore Senza Fine di Pino Daniele. Deboli entrambi, ma con una Deborah che coglie i suggerimenti e si presenta sul palco con un look casual con la quale si sente a suo agio e si vede. La coppia non fa presa, alchimia pari a quella tra Dylan Dog e Marisa Laurito, si dice dal web. Nulla di più lontano da interpretazioni in duetto come quella proposta da Lola Ponce e Joè di Tonno, cui canzone non ci ricordiamo nemmeno per sbaglio il titolo, ma la passione che trasudava quella non si scorda. Caccamo però risolleva le sorti mediatiche con un sentito “Viva l’amore universale!”.

Il primo gruppo, aperto col botto, si chiude con la camomilla. Vince meritatamente Noemi sul primo gruppo.

Inizia il secondo gruppo. Nel mondo di Patty, la Pravo non coverizza brani altrui e cita se stessa con il brano Tutt’al più, le regole non esistono, l’attacco non esiste, la voce non esiste, l’avatar di Patty Pravo appassiona la Parietti in prima fila, ma a casa ci si chiede se l’acconciatura fosse un consapevole omaggio al Bowie degl’inizi o la strana reazione ad un balsamo andato a male.

Arriva il momento dell’idolo delle teenager Alessio Bernabei che porta A mano a mano di Riccardo Cocciante, con tanto di tecnico audio che “lui c’è sempre, ma non si vede”, e a discapito del problema tecnico se la cava anche bene, con una cover cantata in compagnia degl’amici Holly e Benji, atmosfera da ora di buca quando il prof di latino è inaspettatamente assente, selfie e tutti a casa.

Ma ecco che, colpo di scena, problemi tecnici anche per la votazione della prima sfida dei Giovani, Miele e Gabbani “rielaborati”, quando il wodoo non è solo una soluzione utopica.

Intanto, Super Garko #presentaquandovuole sbaglia inevitabilmente la presentazione, ma questo ormai non fa più notizia, e sale sul palco Dolcenera con una versione dance di Amore Disperato di Nada. Lei volteggia nel suo abito bianco/trasparente come una nuvola, i paparazzi cono in attesa di vedere “farfalle” fare capolino sul palco, ma Dolcenera non lascia spazio alle polemiche e conquista il pieno consenso del pubblico.

La Raffaele si sbizzarrisce decomponendosi all’Ariston come nemmeno la Pravo e la Parietti insieme saprebbero fare e presenta Clementino che canta l’intoccabile Don Raffaè di De Andrè. Campalinisti deandreiani staranno preparandosi con i nerd di cui sopra all’attacco, ma Clementino è coraggioso, confrontarsi con un mito della musica italiana non è facile per nessuno, ma lui propone il brano imprimendo una sua impronta personale, che non stona e potrebbe essere apprezzata anche dai più puristi tanto che il pubblico il teatro si lascia andare ad un’acclamazione fragorosa e vince la manche.

“L’Ariston si trasforma in uno stadio!” annuncia Conti, che presenta sul palco i Pooh, ospitati per festeggiare il loro 50esimo anniversario. Tutti e cinque insieme, con Riccardo Fogli nella parte di Robbie Williams che si riunisce ai Take That. “Dammi solo un minuto, un soffio di fiato” e parte il coro che poi “mi dispiace devo andare!”. Non manca nulla, il pubblico in teatro è in delirio, tutti in piedi, si balla e si canta e nessuno è esente, perché anche se dici  “No, i Pooh non mi garbano”, i loro brani fanno parte della nostra cultura musical-popolare e nessuno è immune al contagio. Siamo tutti figli dei Pooh, volenti o nolenti. E allora si canta e il resto è noia, no, non ho detto gioia, ma noia noia noia e al segnale dei Pooh, scatenate l’inferno. La band più longeva della storia della musica, 3000 concerti, “mille milioni” di album, grandi successi e Conti che si propone come sesto componente. Un anno intenso per celebrare il mezzo secolo di musica e dopo il 31 dicembre, amici come prima. Uomini Soli e standing ovation di rito.

Il mistero della votazione fallata, il giallo della serata, si risolve con un capovolgimento di risultato, dentro Gabbani e fuori Miele. Francesco Gabbani sarà quindi tra i finalisti, ma Conti promette a Miele la possibilità di esibirsi durante la finale. La polemica incendierà le testate, ma è in corso una verifica da parte della Polizia Postale. Ma come cantava mitico Freddy Marcury, “The show must go on”.

Elio e le storie tese, nel mood degli anni Settanta cantano Quinto Ripensamento, con ryban a goccia e giacche di pelle, pantaloni a zampa e con Rocco Tanica alla “pianola”, non sembrano nemmeno travestiti, ma catapultati sul palco con la Delorean con furore, direttamente dalla Febbre del sabato sera, anche se è ancora giovedì.

La performance è simpatica e di rilievo, gli applausi fragorosi si sprecano, stasera il pubblico in teatro dovrà prepararsi ad un bell’impacco mani per la notte per reidratarle.

Garko sempre più simpatico presenta Arisa che canta Cuore di Rita Pavone. Anche lei abbraccia il dress code più consono alla sua personalità e l’arcobaleno lo indossa letteralmente, con un abito di paliettes che fa dimenticare lo strafalcione look della prima serata. La sua voce è sempre limpida e precisa e anche lei come i suoi colleghi, tolto il peso di presentare il proprio pezzo, si rilassa e intrattiene con giovialità.

Arriva Rocco Hunt, con Tu vo fa l’americano, un classico intramontabile, che come lo giri giri, non stona mai. Remixato, rappato, rivoluzionato, fa sempre serata del veglione di capodanno in attesa della mezzanotte.  “Viva la nostra terra! Vita l’Italia! Viva la nostra terra!” Rocco Hunt è felice come un bimbo con le mani nella marmellata.

Ma finalmente dalle scale, scende Madalina, sulle note di Take me to Church, di rosso vestita, Jessica Rabbit inspired, che si sa che la disegnano così, chiamata a presentare Francesca Michielin che canta un capolavoro di Lucio Battisti, un inno di generazioni Il mio canto libero. Anche lei come Clementino, tocca le corde di un artista della lista degl’intoccabili della musica italiana, ma la Michielin è modesta, semplice e giovane abbastanza per rispettare il brano e sentire parola per parola e carpirne la semantica. Si accompagna con tamburo che va tanto di moda, con i calzini bianchi che quelli no, non vanno di moda, ma senza strafare (quantomeno nell’esibizione), si commuove dolcemente alla fine del brano. Voto tenerezza 10+. Voto calzini, non pervenuto causa svenimento di Enzo Miccio nel backstage.

Passaggio pubblicitario utile ad espletare tutte le funzioni biologiche del caso e si riprende, vince sul terzo gruppo Rocco Hunt, Donatella Versace, cambia il suo completo pantalone dal nero al total white che #lemieretineurlano e spellata di tutto punto presenta Neffa che apre la quarta quartina, accompagnato dai Jupiter, proponendo O’Sarracino versione ska. Altro brano intramontabile, che stavolta ci riporta nelle migliori piazze partenopee. Nostalgicamente popolare, arrangiamento originale se pur non sia stata trascendentale l’esecuzione.

Per riportarci alla seria sobrietà ci pensa Valerio Scanu che si esibisce al piano, in una versione elettro-pop di Io vivrò (senza te). Scontro diretto con la Michielin, in un’interpretazione che però sembra decisamente più sopra le righe del dovuto, tanto quanto l’abito blu puffo prestigiatore.

Terza del quartetto, Irene Fornaciari che presenta Se perdo anche te, la figlia d’arte più sottovalutata (o sopravalutata,tutto è relativo), abbandona la postura rigida e sirilassa, non tanto quanto il viso della Versace/Raffaele comunque. Con le cover i cantanti ritrovano la voglia di cantare e coinvolgere il pubblico, voglia che misteriosamente scompare una volta che a sono impegnati a cantare i loro brani e questo è un peccato.

Il conte Morgan direttamente dall’hotel Transilvania, con i Bluvertigo, propone una versione rock alternative di La Lontananza di Modugno. Sembra che stasera abbia ricordato la combinazione dell’armadietto e abbia ripreso in mano la voce, che sempre fievole è, ma il cantante non è mai stato famoso per le sue dote vocali, per cui si apprezza lo sforzo interpretativo. Strappa via la giacca con agilità che fa rimpiangere la mancata visione di Magic Mike XXL, ma che potrebbe essere passaporto per il provino del prossimo Full Monty. Morgan non delude mai e si congeda gridando Ti Amoo!! (Adrianaaaa!)

Inizia la seconda parte e si riprende con l’annuncio del vincitore di questo gruppo, Valerio Scanu.

Mentre Conti incita il pubblico ad applaudire più forte, presenta Nicole Orlando, atleta diversamente abile pluripremiata, che con fierezza e tenerezza tiene stretta tra le mani le sue medaglie. Ricorda la nonna, si commuove, si racconta.

Garko è ormai oggetto di scherno da parte di tutti gli ospiti, ma piano piano questo meccanismo sta attivando nello spettatore una certa simpatia nei suoi confronti. E così che si di Garkoenerizza in massa.

Si procede con Fragola, che seduto sulla gradinata, canta La donna cannone di De Gregori. Le fragoliners sul web attendevano questo momento da tutta una sera. Il giovane cantante, attaccato dalla critica giornalistica cerca di riscattarsi e sembra crederci, tanto quanto Madalina che esibisce il suo ennesimo cambio d’abito, stavolta gli juventini gioiranno per la scelta bicromatica. Viene presentato Enrico Ruggeri che propone A’canzuncella de Gli Alunni del Sole, con un arrangiamento elettronico come da tradizione per lui, ma mantenendo il testo il napoletano. Ruggeri canta in napoletano (o ci prova), la serata cover si trasforma in un elogio alla musica partenopea.

NoteVerticali.it_Carlo Conti giovani terza serata_Sanremo2016_3Con una Versace con il decoltè sulle spalle e un Conti che scambia maestro per cantante e calzini per mutande, viene presentata Annalisa, l’artista che fino ad ora vince il premio look migliori del Festival, che canta la versione dance di America della Gianna (Gianna Gianna) Nannini nazionale. Annalisa è giovane, è bella, è elegante, e con queste carte, ti piace vincere facile?

Tg1 60 secondi, che ha visto per osmosi salire lo share esponenzialmente in queste serate, ed eccoci ad affrontare gli ultimi quaranta minuti di questa serata. Ultimi ad esibirsi, gli Stadio con La sera dei miracoli di Lucio Dalla. Omaggio ad un grande artista, con la voce di Curreri più potente di quella di Facchinetti stasera, sul web gli Stadio fanno furore, apprezzati da tutti “E’la sera dei miracoli” per davvero.

Miracoli si, ma i comici Pino e Gli Anticorpi ci fanno rimpiangere le sedute dal dentista, per fortuna come un’estrazione d’urgenza, non tergiversano e tolto il dente via il dolore. Gli Stadio vincono la loro manche, meritevolmente e con consenso generale.

È ora, le 00.45, per Hozier con Take me to Church, brano tormentone che ha conquistato il mondo. Giacca di pelle, basso, capello selvaggio, futura meteora? Si, forse, su twitter intanto “take me sotto le pezze” nuova cover in gara.

Rocco Tanica esilarante, con la rassegna stampa più ispirata del giornalismo televisivo, scova il sosia meno sosia tra tutti i sosia di Celentano e ci conduce al finale di questa terza serata.

Donatella Versace ormai a pezzi come una vittima di Saw saluta l’Ariston e viene annunciata la classifica delle cover. Rocco Hunt quinto, quarta Noemi, sul gradino più basso Clementino, al secondo posto Valerio Scanu, vincono la serata delle cover gli Stadio. Esibiti in coda al gruppo, sono l’eccezione che conferma la regola che gli ultimi saranno i primi. Consenso generale e soddisfazione per il risultato, Curreri incredulo stringe la chiave di violino/trofeo della serata cover e la alza al cielo.

Sigla Eurovision di chiusura e si va al Dopo Festival.

Domani si esibiranno i 20 cantanti in gara. Cinque lasceranno la competizione. Quel che sarà, sarà.