Scanti di Natale: in scena la festa in musica di Dario De Luca

Dario De Luca

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_Scanti di Natale

Come da tradizione, al Teatro Morelli di Cosenza gli auguri di fine anno, allietati da melodie tradizionali e dalle letterine semiserie a Babbo Natale

Teatro buio, spettatori in silenzio. In platea entra un vecchio in carne, barba bianca e tutto vestito di rosso. E’ inconfondibilmente Babbo Natale! Il vecchietto, accompagnato da un bimbo vestito da elfo, prosegue il suo cammino, quindi sale sul palcoscenico e si pone al centro, davanti a un microfono, mentre dietro di lui hanno già preso posto i musicisti di un’orchestra. Partono le prime note e il vecchio canta: “Estate, sei calda come i baci che ho perduto…”… Spiazzante, non c’è che dire…! E’ l’inizio di “Scanti di Natale”, lo spettacolo di auguri che, come ormai tradizione, nella serata di Santo Stefano ha allietato gli spettatori del Teatro Morelli di Cosenza, nell’ambito del Progetto More, rassegna organizzata da Scena Verticale.

Cantare il Natale senza ‘scantarsi’, ossia senza temere di subirne la banalità: questo l’obiettivo della truppa, che oltre a ‘Babbo Natale’ Dario De Luca, ha visto cimentarsi sul palco la Omissis Mini Orchestra, capitanata da Paolo Chiaia alle tastiere e animata anche da Francesco Montebello alla batteria, Gianfranco De Franco ai fiati, Giuseppe Oliveto alla fisarmonica, Emanuele Gallo al basso, e soprattutto dalle splendide voci di Cecilia Foti, Aquila Abbate, Mattia Tenuta, Alessandra Chiarello e Federica Perre.

NoteVerticali.it_Scanti di Natale_2015_9264Dopo lo spiazzante esordio ‘estivo’, è ancora De Luca che, smessi i panni di Babbo Natale, e “smaltiti” pancia e barba posticci, in versione verde abete, riporta l’atmosfera sui giusti registri musicali intonando il classico dei classici natalizi, quel “White Christmas” che fece la fortuna di Irving Berlin a partire dal 1940. L’arrangiamento è piacevolmente pop, e si capisce da subito che sarà una bella serata. Fatta di musica, certo, ma anche di parole, se è vero che il buon De Luca ci legge la prima letterina a Babbo Natale che sintonizza il giusto legame con un’attualità che non va mai in vacanza, neanche in questo periodo dell’anno. I mittenti delle missive sono diversi, ciascuno con un motivo ben condivisibile: c’è l’anziano – coetaneo di Babbo Natale – che è in attesa di una colonoscopia da 5 mesi e che riflette sulla condizione dei suoi coetanei nella società, il padre – un certo falegname di nome Giuseppe! – che riflette sulla sua presenza ‘inutile’ nel quadretto divino composto da mamma e figlio, il disoccupato che non riesce più a trovare lavoro in Italia ed è costretto a riemigrare in Germania, e infine il genitore preoccupato in perenne attesa del ritorno notturno a casa dei figli. Parole che fanno sorridere ma soprattutto riflettere, e che riportano lo spettacolo in linea con la tradizione del teatro-canzone di cui De Luca è uno dei nuovi meritevoli esponenti a livello nazionale. Ma, lo dicevamo, a farla da padrone sono soprattutto le canzoni, dai classici senza tempo della migliore tradizione natalizia (“Amazing grace”) a curiose rivisitazioni (“Somethin’ stupid” che termina nella coda sambeggiata de “La voglia, la pazzia” che si intreccia con il fantasma evocato di “Grande grande grande”), fino a piacevoli riscoperte (“Merry XMas, Happy New Year (War is Over)” di John Lennon e Yoko Ono, “Last Christmas” degli Wham di George Michael, e “O è Natale tutti i giorni”, cover di Jovanotti e Luca Carboni di “More than words” degli Extreme, dove i panettoni diventano ‘cuddruriaddri’ per omaggiare Cosenza e i cosentini), tutte interpretate con intensità e calore da voci eccellenti. C’è spazio anche per “A Natale puoi”, divenuta un classico ‘de facto’ grazie alla pubblicità televisiva dei panettoni (Natale è anche questo!), che sul palco viene riproposta dalla piccola di casa De Luca, Greta. Conclusione affidata, secondo la più classica delle tradizioni, a “Oh happy day”, e finale a sorpresa con la compagnia ricomposta a formare uno spassosissimo presepe vivente.

In sintesi, una serata piacevole e divertente, con lo ‘scanto’ dell’inevitabile rischio banalità, puntualissimo a incombere in occasioni del genere, agevolmente dribblato grazie a professionalità, divertimento e tanta autoironia.

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NoteVerticali.it_Scanti di Natale_2015_9326(Foto di Angelo Maggio)