Scarlett Johannson è Lucy, la nuova eroina targata Luc Besson

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NoteVerticali.it_Lucy_Scarlett Johannson__Secondo una teoria assai in voga nella ricerca neurologica di fine ‘800, il cervello umano sarebbe in grado di sfruttare solo il 10% delle proprie capacità intellettive. Come dire che l’uomo utilizza solo una minima parte delle proprie potenzialità cognitive e che il resto, beh, malauguratamente si perde chissà dove. Nonostante le diverse tesi volte a confutarla, tra tutte quelle del neuroscienziato Barry Beyerstein, la teoria resta in voga, e da decenni ormai dà adito a miti e leggende che generano illusioni e sogni in un uomo che, più di ogni altra creatura sulla Terra, vorrebbe accrescere il proprio quoziente intellettivo.

Luc Besson mostra di credere fino in fondo alla cosa, scegliendo con Lucy (film prodotto da Virginie Besson-Silla per EuropaCorp, nelle sale europee dal 25 settembre dopo l’uscita in Usa del 25 luglio) di incarnare un personaggio che, suo malgrado, si trova a sperimentare direttamente sulla propria pelle cosa può accadere riuscendo a incrementare la propria percentuale cognitiva e spostando sempre più in alto l’asticella delle proprie performance intellettive. Così capita che Scarlett Johannson abbandoni per una volta i languidi panni della femme fatale a sua insaputa e diventi un’eroina incredula e algida nello stesso tempo, che passa da una notte senza pensieri in discoteca alle grinfie di una banda di delinquenti coreani senza scrupoli che vogliono commercializzare una nuova micidiale droga, il CPH4 sintetico. In balia di questi trafficanti di morte, la nostra Lucy si trova inconsapevolmente coinvolta in qualcosa di molto più grande di lei, diventando la tesi vivente che illustra cosa può fare il cervello umano quando si trova a poter sfruttare molto di più di quel fatidico 10%, senza dare ascolto alla coscienza e alle proprie emozioni, se non in un’unica intensa scena, quella del dialogo telefonico con la madre, ignara di quello che le sta capitando.

NoteVerticali.it_Lucy_07Non sveliamo per ovvi motivi la trama, a suo modo avvincente, e le sue diramazioni, che spingono il personaggio di Lucy (nome scelto non a caso, perchè è quello con cui fu battezzata la prima prima donna nota dall’antropoarcheologia) ad ingaggiare un viaggio ai confini della fantascienza, che la porta da Taipei a Parigi ad attraversare epoche e luoghi, viaggiando al di là del tempo e dello spazio, per fare da cavia a un esperimento che non avrebbe eguali nella storia umana. Morgan Freeman, sempre estremamente affidabile e istituzionale, risulta anche questa volta credibile nei panni del cattedratico alle prese con la dimostrazione vivente che dà corpo ai propri studi decennali, mentre intorno a loro ruota il fumettone avveniristico che ci fa assistere a scene apocalittiche nelle quali è troppo facile individuare buoni e cattivi.

NoteVerticali.it_Lucy_Scarlett Johannson_Morgan FreemanNell’insieme la storia ha un suo potenziale, che però tende a perdersi per strada, per giungere al finale, dove, a fronte di una sinossi che spiazza per la sua imprevedibilità, non si lascia tuttavia scampo a inevitabili derive di banalità. Si ha l’impressione di confrontarsi con un’accozzaglia narrativa in cui la sceneggiatura si sposta tra due logiche entrambe altrettanto esigenti, quella della divulgazione scientifica da un lato e, dall’altro, quella della spettacolarizzazione ‘bondizzata’ di ogni scena.

Negli anni, Luc Besson, accanto a film più tradizionali, ci ha abituati a storie dove la fantascienza va a braccetto con la filosofia, e il senso della vita gioca a dadi con l’azione e la suspense: pensiamo soprattutto a “Il Quinto elemento”, del quale “Lucy” sembra essere la diretta erede . D’altro canto, resta anche in questo caso forte il debole narrativo del regista per le protagoniste di sesso femminile, eroine che, nel silenzio o nel sacrificio, operano per il bene dell’umanità. Pensiamo a “The Lady”, e a “Giovanna D’Arco”. In questo caso, potremmo dire che Besson non ci regala nulla di nuovo, se non un tentativo, apprezzabile anche se non riuscitissimo, di scuotere le coscienze evocando temi che profumano di spiritualità, e spingere lo spettatore a sfruttare al meglio la propria gemma più preziosa: il tempo.

 LUCY – IL TRAILER