Song to song: l’intreccio di relazioni amorose secondo Terrence Malick

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Ad libitum. Un’espressione latina (traducibile come “a piacere”), familiare a chi ha avuto modo di studiare musica, presente sugli spartiti quando si vuole dare libertà all’esecutore di un ritornello o una coda strumentale. Battute in libertà, al massimo dell’improvvisazione artistica, quindi. “Ad libitum”, a nostro avviso, potrebbe essere l’espressione di accompagnamento alla regia di questo film, “Song to song”, che ripropone l’antico canovaccio del triangolo amoroso declinato però alla maniera di Terence Malick, regista statunitense controverso e mai banale, i cui film affrontano elucubrazioni esistenziali distanti anni luce dalla linearità e dalla prevedibilità di altri cineasti. In questa pellicola, che riunisce star del calibro di Ryan Gosling, Natalie Portman, Michael Fassbender, Rooney Mara, Cate Blanchett accompagnate dai cameo di Patti Smith e Iggy Pop, l’ambientazione è ovviamente musicale. Siamo ad Austin, Texas, città che brulica di passione per il rock. Faye (Rooney Mara) e BV (Ryan Gosling) sono due aspiranti musicisti che si conoscono grazie a Cook (Michael Fassbender), brillante ed eccentrico produttore con il quale Faye ha avuto in passato una relazione. Il rapporto tra i tre passa dall’amicizia al tradimento, dall’amore all’odio, e quando Cook conosce e sposa la cameriera Rhonda (Natalie Portman), la circolarità della relazione a quattro diventa insostenibile e scatena debolezze e dolore, spingendo alcuni dei protagonisti sull’orlo della follia.

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Song to song” è un film complesso e di difficile interpretazione, dal parto non certo facile: la sceneggiatura ha iniziato a vedere la luce nel 2011, il titolo è stato cambiato più volte e alcuni attori – non comprimari qualunque, ma gente del calibro di Benicio Del Toro e Christian Bale – sono stati tagliati dalla versione definitiva. Un film dalla storia tutt’altro che semplice e lineare, quindi, la cui narrazione dilatata (due ore piene) non giova certo alla comprensione della vicenda. Malick gigioneggia da par suo con dialoghi a metà tra l’onirico e il filosofico, e a giovarne pienamente sono le immagini, grazie alla fotografia di Emmanuel Lubezki che da sola vale più dell’intero prezzo del biglietto, con panorami da favola.

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Nel complesso il film convince e non convince allo stesso tempo. Convince perché offre l’idea della redenzione e della catarsi a chi, tra i personaggi protagonisti, riacquista l’umiltà di tornare all’essenza della propria dignità cercando di estraniarsi da un mondo, quello del successo a tutti i costi, che lo aveva reso schiavo di sé e dei propri affetti. Non sveleremo ovviamente il seguito della trama, ma passione e dolore sono cuore ed essenza della storia, e le prove attoriali di tutti sono senz’altro magistrali e vincenti. Non convince perché l’essenza filosofica e quasi moralistica che lo accompagna sembra svelare una sceneggiatura incompiuta e frammentaria, con il continuo ricorso al flashback che disarma e spiazza lo spettatore, anche quello più attento, tanto da lasciarlo con il dubbio che il finale appena visto sullo schermo, più che aver avuto effettivamente luogo, sia stato sognato da uno dei protagonisti. Ad libitum, quindi, a piacere, un finale probabilmente e volutamente aperto. Resta comunque una pellicola da vedere, con un cast di attori straordinari, un nuovo arco alla freccia di Malick e al tentativo tutt’altro che semplice di comprenderne la personalità registica.

SONG TO SONG (Usa 2017, Drammatico). Regia di Terrence Malick. Con Ryan Gosling, Natalie Portman, Rooney Mara, Michael Fassbender, Cate Blanchett, Patti Smith, Iggy Pop. Leone Group/ Lucky Red. In sala dal 10 maggio 2017.

SONG TO SONG – Il trailer