Teatroxcasa: le tragedie minimali di Ruccello interpretate da Gianluca Cesale

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

NoteVerticali.it_Mamma_Gianluca Cesale_foto Contarini_2Quattro piacevoli scoperte, grazie al teatro e alla magia che la rappresentazione artistica riesce a trasmettere, anche senza la presenza di un palcoscenico. L’occasione, quella di una serata in casa di amici, Livio Amato e Maria Carmela Casciaro, nelle colline di Rogliano, a pochi chilometri da Cosenza. Non semplicemente un apericena estivo consumato nella frescura di una serata estiva, in uno splendido giardino a due passi dalla città. Un’iniziativa – quella di Teatro x Casa (prima scoperta), che è portatrice di un’idea interessante e rivoluzionaria al tempo stesso: portare nelle abitazioni private le rappresentazioni teatrali di autori poco conosciuti, ma non per questo non meritevoli di considerazione.

Il bel giardino di Livio e Maria Carmela (seconda scoperta) è stato per una sera Casa Elia, palcoscenico di Mamma: piccole tragedie minimali, opera di Annibale Ruccello (terza scoperta) per la regia di Roberto Bonaventura, che Gianluca Cesale (quarta scoperta) ha interpretato offrendo al pubblico presente una significativa prova attoriale. Quattro donne diverse, accomunate dallo stesso nome, Maria, ciascuna testimone di un contesto distinto e variegato, nel sottobosco napoletano che profuma ora di povertà e di squallore, ora di miseria e dignità. Dalla fiaba horrorifica di “Miezzoculillo“, interpretata alla maniera del teatro dei burattini, fino a “Maria di Carmelo“, “Adriana” e “La telefonata“, con tre donne che proiettano sul pubblico le proprie ansie e i propri dolori, il proprio presente e la propria realtà. Cesale è unico nel calarsi nei panni di ciascun personaggio femminile, offrendogli spunti per un dialogo illusorio con interlocutori inesistenti, che il pubblico però riesce ad immaginare con trasporto e partecipazione, assecondando la fantasia e lasciandosi trasportare ora nel comico, ora nel tragico, nella classica drammaticità della commedia ispirata alla tradizione partenopea che fa ridere ma anche piangere. ‘Maria di Carmelo’ è una povera malata di mente rinchiusa in un istituto gestito da suore: vive credendo di essere la Madonna, dialoga con Marlon Brando e con San Giovanni, e trasporta nel proprio inconscio una terribile realtà di disagio che il rapporto con le ‘cap ‘e pezza‘ contribuisce a rendere sui generis.

NoteVerticali.it_Mamma_Gianluca Cesale_1Adriana è invece la figlia unica di un’altra Maria, donna che vive modestamente con un marito tutto tavola, letto e tv, e che spera per la figlia in un futuro diverso dal suo. Una speranza spezzata il giorno in cui la figlia le si presenta davanti incinta di un ragazzo senza pretese. E’ il crollo delle illusioni della donna, che investe la figlia di improperi e invettive riversando così su di lei la distruzione di ogni speranza, fino al tragico e assurdo finale. Infine, ne “La telefonata“, una donna parla al telefono con un’amica, mentre cerca di badare a un nugolo di bambini, tra figli e nipoti, ciascuno con improbabili nomi tratti dalla letteratura televisiva e gossippara degli anni ’80. Una scena ricca di spunti comici, che si ammanta anch’essa di un finale tragico e inatteso.

NoteVerticali.it_Mamma_Gianluca Cesale_foto Cariglia_3Mamma‘ è una raccolta di microdrammi che lascia lo spettatore incredulo e attonito, per la violenza con cui si manifesta partendo da episodi di apparente quotidianità, che nascondono in sè il terrore del disagio domestico. Una violenza anche linguistica, se si pensa che la drammaturgia parte dall’uso del tradizionale dialetto napoletano di impronta sette-ottocentesca, e poi finisce per approdare a un misto che comprende italiano e napoletano, con uso abbondante di termini derivanti dalla quotidianità televisiva degli anni ’80. In questo è rilevante l’opera di Ruccello, che tra il 1978 e il 1986, anno della sua prematura scomparsa, contribuì alla produzione di opere ispirate alla cultura popolare ma contaminate con l’uso di elementi linguistici tratti da espressioni di uso televisivo, e la cui giusta rivalutazione sta avvenendo solo adesso. Una forza descrittiva dalla notevole valenza culturale, che si avvale del rigore della tradizione per restituire dignità non solo ad essa, ma al sottobosco di personaggi che abita la napoletanità, croce e delizia di un universo che non ha certo eguali al mondo.

NoteVerticali.it_Mamma_Gianluca Cesale_foto Scimone_3Rilevante anche la forza recitativa di Cesale, che, pur servendosi di una struttura scenografica limitata (una sedia) e di piccoli ma significativi artifici interpretativi (i drappi rossi che gli servono a caratterizzare ciascun personaggio), riesce tuttavia a suggellare una prova attoriale degna di palcoscenici ben più ampi, amplificando la scrittura di Ruccello grazie all’agile regia di Bonaventura, che azzera, e non solo realmente, la distanza con il pubblico. Molto interessante, a fine spettacolo, la possibilità di dialogare con l’attore, che oltre a ricevere i giusti complimenti di chi ha assistito alla rappresentazione, si è confrontato con i vari giudizi con attenzione e curiosità. E questo, a ben vedere, è un’altro merito di Teatro x Casa. Grazie ancora a Livio e Maria Carmela.

(Foto di Contarini, Cariglia, Scimone).

MAMMA – Piccole tragedie minimali. Testo di Annibale Ruccello. Regia di Roberto Bonaventura. Con Gianluca Cesale.