The Black’s Tales Tour: Licia Lanera libera le fiabe dalla loro ipocrisia

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

In scena al Teatro Morelli di Cosenza il primo spettacolo della stagione 2017/2018 del Progetto More

Dove il tempo resta sospeso, e dove l’eternità è una parola che non si riesce ancora a scrivere. E’ qui che vivono le fiabe, racconti di una fantasia che non è realtà, protagoniste di una stagione dorata e malinconicamente lontana quale l’infanzia, nella quale i contorni appaiono indefiniti, e dove il possibile resta metafora del presente senza mai sfiorarlo, perché impossibile da raggiungere. Ma l’indefinito a volte si dilata, e non sempre la distorsione della realtà è archetipo del buonismo e dell’ars consolatoria. Rilette da un’altra angolazione, infatti, le fiabe sono esse stesse metafora della sfida tra bene e male che regola il precario equilibrio dell’esistenza umana. E quindi quell’aura di gioco a cui sono associate, e che ciascuno ritrova se ripensa ai primi anni della propria vita, mostra il proprio tallone d’Achille, arrendendosi alla realtà e al tempo che, inesorabile, scorre sui visi e nelle anime, indurendo cuori e oscurando sogni.

Licia Lanera – della compagnia barese Fibre Parallele, “Premio Eleonora Duse” e “Premio Ubu” come miglior attrice under 35 per la sua “Celestina” di Luca Ronconi – ci sveglia dal sonno collettivo e ipocrita che vuole associare le fiabe esclusivamente a qualcosa di magico e fatato. In quei racconti, in quelle storie, ci sono sangue, violenza, vendetta, e un senso di giustizia che fa pensare al Dio cattivo e terribile dell’Antico Testamento, piuttosto che al padre comprensivo e amorevole appreso al catechismo. E così, dietro ogni amore destinato all’eterno, c’è un odore acre di sangue rappreso, condito da voracità belluina e da ancestrale ferocia, in un gioco che cattura l’anima e inchioda ogni spettatore alla poltrona. “The black’s tales tour” – andato in scena al Teatro Morelli di Cosenza come spettacolo di apertura della Stagione 2017/18 del Progetto More, ideata con il consueto acume artistico da Scena Verticale in collaborazione con Comune di Cosenza, Regione Calabria e MibACT – non è solo una originalissima rilettura in chiave dark di Cenerentola, Biancaneve, La Sirenetta, Scarpette Rosse e La regina delle nevi, ma è quel soffio di verità utile a sollevare la polvere dell’ipocrisia da storie consegnate troppo frettolosamente all’alveo di un universo che non è mai esistito. Storie che diventano espressione della realtà di ognuno, e degli incubi che inevitabilmente la attraversano.

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Su quel palco, avvolta dai fumi e circondata dalle sapienti luci di Martin Palma, Licia Lanera, vestita da Sara Cantarone in latex e stivaloni neri – è la cattiva coscienza che parla a ciascuno di noi. La sua voce roca, che prima si insinua come serpente tentatore, poi diventa invocazione delirante e infine arriva a sfidare i decibel fino a gridare disagio esistenziale e disperazione lancinante, si fa essa stessa strumento grazie agli effetti sonori confezionati da Tommaso Qzerty Danisi, e alla colonna sonora, sinuosa e ammaliante, che spazia da “Human” di Sevdaliza a “Non, je ne regrette rien” di Edith Piaf. E proprio quel RIEN, la parola ‘niente’ in francese, nel finale viene composta sul palco dall’attrice-regista e diventa il seme primordiale attraverso cui generare altri vocaboli, in un gioco di anagrammi e rimandi verbali che farebbe felice gli enigmisti, ingegneri delle lettere e architetti delle parole. Il percorso, ricchissimo di stimoli e suggestioni, è giunto al suo termine. La discesa agli inferi dell’Enea in versione splatter ha raggiunto il proprio traguardo, liberandosi dalla zavorra dell’ipocrisia e dall’inutile fardello della bianca e candida finzione. La sporca realtà è ora conosciuta. Il nero rivela la verità, e la notte rimuove ogni orpello e lascia sul campo solo la realtà, nuda e cruda. Ogni incubo si può combattere e affrontare apertamente, e ogni nemico mostra il proprio volto e la propria natura. E da RIEN e TENERA si può giunge ad ETERNITA’. Proprio quella parola che, se la mente e il cuore sono sgombri da ipocrisie, può finalmente essere scritta.

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THE BLACK’S TALES TOUR
FIBRE PARALLELE
di Licia Lanera e con Qzerty
Sound design Tommaso Qzerty Danisi
luci Martin Palma
scene Giorgio Calabrese
costumi Sara Cantarone
consulenza artistica Roberta Nicolai
organizzazione Antonella Dipierro
regista assistente Danilo Giuva
regia Licia Lanera
Produzione Fibre Parallele, coproduzione CO&MA Soc. Coop. Costing & Management con il sostegno di Residenza IDRA e Teatro AKROPOLIS nell’ambito del progetto CURA 2017

(Le foto pubblicate nell’articolo sono di Angelo Maggio. Si ringrazia per la gentile concessione).