The Kill Team: l’orrore della guerra visto da un soldato Usa #thekillteam

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Nasce a Milano qualche anno fa. Usa la scrittura come antidoto alla sua misantropia, con risultati alterni. Ama l’onestà intellettuale sopra ogni altra cosa, anche se non sempre riesce a praticarla.

Soldato americano distaccato in Afghanistan ha una crisi di coscienza per i metodi “poco ortodossi” dei compagni e del sergente. Vorrebbe denunciare la condotta del plotone ma teme per la sua incolumità, lo farà un altro al posto suo. The Kill Team, l’ultimo lavoro di Dan Kraus, è una buona testimonianza delle incongruenze che la vita porta con sé in territori dove la guerra riesce a modificare la personalità degli individui.

Chiamato per sostituire un collega, il sergente Deeks (interpretato in maniera notevole da Alexander Skarsgard) ricorda inizialmente la versione giovane del Gunny di Clint Eastwood. Dopo esser diventato un punto di riferimento per i suoi ragazzi la trasformazione in un assassino mascherato da guerriero, si compie. I soldati lo seguiranno nella sua personale missione: eliminare qualsiasi indigeno perché considerato colluso con il nemico degli Stati Uniti. Ispirato a un fatto di cronaca, The Kill Team riesce a trattare un tema spinoso come il confine tra fare la guerra e uccidere a sangue freddo.

Preceduto da un documentario dello stesso Kraus sui medesimi accadimenti, il film risulta ottimamente sceneggiato e diretto, in 87 minuti di proiezione riesce a tratteggiare le personalità di ognuno dei giovani uomini coinvolti nella vicenda. Quando Briggman si accorge delle esecuzioni ingiustificate di alcuni locali, non fugge e non denuncia provando a dare battaglia dall’interno con le parole, ma la guerra giustifica tutto e la paura lo porterà a diventare parte del gioco stesso in nome di una famiglia (il plotone) inesistente. Sarebbe un errore giudicare il film come antimilitarista perché la sua forza sta proprio nel narrare gli avvenimenti senza prendere alcuna posizione, sullo schermo va un segmento dell’esercito Usa dotato di una giustizia interna in grado di punire reati ignobili, soprattutto se commessi in nome della pace.

Un piccolo gioiello nascosto in grado di narrare le vicende di caserma (qui un campo) come non si vedeva da anni. Un ottimo cast di ragazzi che riescono a mettere in scena tutta la giovane età, le paure e il condizionamento cui si è soggetti quando si sceglie una carriera come quella nei marines. Colpiscono il suo minimalismo e i segmenti in cui è frammentato, unità di narrazione in grado di ricostruire la vicenda in maniera profonda e regalare personaggi completi. La regia è lieve senza essere invasiva o protagonista, anche le esecuzioni sono riproposte senza alcuna esagerazione, stile action, ma con tutte le imprecisioni della realtà. Intrattenimento riflessivo senza alcuna pretesa di impartire lezioni.

THE KILL TEAM (Usa 2019, Azione, 87′). Regia di Dan Krauss. Con Nat Wolff, Alexander Skarsgård, Adam Long, Jonathan Whitesell, Brian Marc, Osy Ikhile, Rob Morrow, Anna Francolini, Oliver Ritchie. Eagle Pictures. In sala dal 17 ottobre 2019.