Checco Zalone, Tolo Tolo

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Il film più atteso e discusso delle festività natalizie ha avuto un prologo importante. Un video musicale, per una canzone, “Immigrato”, che ha diviso gli italiani. Celentaniana nella melodia, simpatica nella forma, tutt’altro che comica nella sostanza. Una presa in giro dell’italiano medio, che se sessant’anni fa era l’impiegato borghese incarnato da Alberto Sordi, quel ‘figlio di buona donna’ che cercava di fregare tutti (stato, famiglia, amici) pro domo sua, oggi, duole ammetterlo, è il borghesuccio deluso dal finto buonismo della politica e dalle istituzioni, alle prese con il “problema immigrati”. Quelli che, “venuti da lontano a invaderci, con la scusa delle guerre e delle carestie, vogliono rubarci il lavoro, le donne, l’identità”. Così, in un’Italia mai come adesso divisa in due, la presa in giro è stata esaltata più o meno da tutti. Da un lato, i filosovranisti, che per bocca del loro lider minimo Salvini Matteo, ex padano ora neopatriota, hanno esaltato Luca Medici in arte Checco Zalone proponendolo addirittura come ‘senatore a vita’, e dall’altro, gli altri, più che di sinistra di buonsenso, che hanno capito la presa in giro, e hanno riso a denti stretti. Chi scrive ha avuto una reazione un po’ diversa, sorridendo ma collocandosi sulle posizioni di un illustre pensatore come Giuliano Cazzola, che ha ammonito le risatine leggere ricordando come anche nel 1933, prima della tragica notte di Hitler che oscurò il mondo portandolo nel baratro della Seconda Guerra Mondiale, gli intellettuali tedeschi sorridevano davanti alle macchiette di avanspettacolo che prendevano in giro l’ossessione borghese verso gli ebrei, una antipatia che avrebbe portato alle conseguenze più terribili che purtroppo conosciamo tutti.

Dopo aver visto “Tolo tolo”, il film che il video finto trailer di “Immigrato” voleva sponsorizzare, crediamo che Zalone abbia avuto ragione, confezionando un film da incorniciare. Una storia dove, probabilmente per la delusione dei moltissimi che hanno riempito le sale in questi primi giorni di programmazione, la risata sguaiata ma sincera dei film precedenti resta un lontano ricordo. Ma dove si aggiunge un elemento non da poco: il soffermarsi su quanto sia distante, dall’Italia e dagli italiani, la percezione della tragedia dell’immigrazione che, secondo il parere di molti, siamo costretti a subire. Una lotteria della vita che, dal comodo di una poltrona, o dalla sicurezza di una tastiera, possiamo immaginare solo lontanamente, presi dai nostri problemi insormontabili che si chiamano commercialista o tasse, nei quali non è però affatto contemplato il guardare al di là del proprio naso, e il cercare di comprendere un fenomeno che non può essere racchiuso in un foglio Excel con le ripartizioni proporzionali “un tanto al chilo” come si vede nel film. Luca Medici, con la collaborazione evidente di Paolo Virzì alla sceneggiatura (il sodalizio con il bravo Gennaro Nunziante è stato interrotto, ne ha perso la comicità, ma ne ha guadagnato la qualità del messaggio) ha messo in piazza i difetti dell’italiano di oggi, qualunque sia il ruolo che egli ricopra nella società (nella parodia del politico partito dal nulla ci abbiamo visto Di Maio, e crediamo colpisca il grillismo che tanto male ha fatto in questi anni), preoccupato del gruzzoletto da portare a casa e talmente convinto delle proprie idee da non lasciarsi scombussolare neanche dagli eventi. Un film che resta, che prende in giro il sovranismo (l’attacco di fascismo paragonato alla candida è tra le battute migliori del film) ma anche il finto buonismo di sinistra (il personaggio del freelance francese è emblematico in questo senso) e che aiuta a guardarci dentro. E a farci capire che la crema antirughe (chi ha visto il film sa di cosa parlo) serve a mascherare le reali intenzioni, ma non a cancellarle per sempre. Gli italiani non sono purtroppo ancora pronti all’accoglienza. E il virus del fascismo si annida ancora in una buona parte di quella brava gente che oggi forse ha dimenticato di esserlo. Questo film cerca di farcelo capire. “Tolo tolo”, con il sorriso, ma anche stimolando la riflessione.

Da segnalare alcune chicche che ci è piaciuto ritrovare nella narrazione: le canzoni che il protagonista interpreta negli spazi dedicati ai suoi sogni (peccato non aver inserito i sottotitoli con i testi, ne avrebbe senz’altro facilitato la comprensione), la partecipazione di Nicola Di Bari (sua anche una delle canzoni del film, la celeberrima “Vagabondo”), il cameo autoironico di Nichi Vendola e i continui omaggi che il personaggio interpretato da Souleymane Silla fa verso il cinema d’autore italiano, a voler sottolineare il fatto che i cosiddetti ‘invasori’ spesso conoscono e rispettano la nostra storia e le nostre tradizioni più di chi se ne ritiene ‘legittimo erede’ magari senza neanche conoscerle.    

TOLO TOLO (Italia 2020, Commedia). Regia di Checco Zalone. Con Checco Zalone, Souleymane Silla, Manda Touré, Nassor Said Berya, Alexis Michalik, Antonella Attili, Nicola Nocella, Maurizio Bousso, Gianni D’Addario, Barbara Bouchet, Nicola Di Bari, Francesco Cassano. Medusa. In sala dal 1. Gennaio 2020.

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