Applausi e consensi per la Tosca di Antonello Palombi

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

 

Al Teatro Rendano di Cosenza è andato in scena l’adattamento dell’opera pucciniana che ha sposato tradizione e modernità e ha convinto il pubblico  NoteVerticali.it_Tosca_Daria_Masiero_Leonardo_Caimi_Teatro_Rendano_Cosenza_1Si sa, amore, passione e morte sono gli ingredienti del Melodramma. Che entusiasma e fa commuovere, oggi come ieri. Anche quando fa capolino la tecnologia, che non disturba, ma, anzi, ne migliora la resa in scena. Per averne prova, basta ascoltare gli applausi convinti del pubblico che, alla prima, ha mostrato apprezzamento per la “Tosca” di Giacomo Puccini, andata in scena al Teatro Rendano di Cosenza nell’allestimento a cura di Antonello Palombi.

Una regia ardita ma non troppo, che ha sposato l’innovazione con la tradizione, offrendo al pubblico, a nostro avviso, la giusta dose di modernità senza intaccare i fondamentali di un excursus lirico e narrativo tra i più celebri della nostra storia operistica, che, imponente e maestoso, celebra il dramma di due amanti, e la resa di una stagione storica per il più noto lembo d’Italia, Roma, preda sì di fremiti rivoluzionari, ma ancora lontano dal gioire per la tanto sospirata unità di patria. In un teatro gremito in ogni ordine di posti, grazie a un apprezzato sold out già tale da giorni, condito della giusta eleganza, abbiamo infatti avuto modo di apprezzare l’abbattimento pirandelliano della ‘quarta parete’, grazie al quale cantanti e personaggi, dalla protagonista Tosca a Scarpia, ai suoi sgherri, si sono esibiti al di fuori del palco. Un escamotage interessante, che ha allargato la superficie scenica e non ha però ristretto l’area emozionale. Ciò alla stessa stregua dell’altro elemento innovativo della regia di Palombi, ovvero la presenza del videomapping che, nel focalizzare l’attenzione sui luoghi reali della narrazione – dalla chiesa di Sant’Andrea della Valle a Palazzo Farnese, e da qui a Castel Sant’Angelo – ha reso l’azione senz’altro più cinematografica, proiettando l’attenzione dello spettatore su una rappresentazione dal vero che ha giovato alla resa complessiva dell’opera. D’altronde, il regista Palombi, apprezzato tenore, lo aveva dichiarato già prima della rappresentazione: “Per togliere il velo di muffa che potrebbe avere l’opera, non possiamo più essere dei cantanti che recitano. Noi oggi dobbiamo essere degli attori che cantano“. Una presa di posizione decisa, che ha reso inevitabile e necessario un confronto con ciò che hanno effettivamente offerto gli attori cantanti in scena.

NoteVerticali.it_Tosca_Daria_Masiero_Leonardo_Caimi_Teatro_Rendano_Cosenza_2Per quanto concerne il soprano Daria Masiero e il tenore Leonardo Caimi, il riscontro c’è stato, ma ha offerto, a parer nostro, rispettivamente una Floria Tosca e un Mario Cavaradossi forse più da ascoltare che da vedere. Se infatti le estensioni vocali dei due interpreti hanno confermato le attese (le romanze Vissi d’arte, vissi d’amore E lucevan le stelle hanno portato gli attesi eppur sempre nuovi brividi al cuore di chi scrive), ciò che non ha del tutto convinto sono state le presenze in scena, per una coppia poco incline, forse, alla recitazione. Promosso su entrambi i fronti, invece, il baritono Francesco Landolfi: la sua interpretazione di Scarpia, che incarna il capo della polizia papalina, ha offerto la giusta concentrazione di perfidia, astuzia, cattiveria e voluttà, accompagnandosi a una performance vocale da applausi convinti. Da segnalare, poi, l’interpretazione del basso Alessandro Battiato, che ha dato voce e corpo al sagrestano, conquistando meritati apprezzamenti pur in una parte non certamente di primo piano.

NoteVerticali.it_Tosca_Daria_Masiero_Francesco Landolfi_Teatro_Rendano_Cosenza_5Nell’insieme, quindi, una Tosca che ha soddisfatto tutti, come si è potuto evincere dagli applausi a scena aperta, e dal tributo finale offerto dal pubblico. Qui, l’artificio cinematografico ha fatto sì che, in corrispondenza dell’interprete evidenziato da un fascio luminoso, comparissero nome e personaggio, proprio come nei classici titoli di coda di una rappresentazione cinematografica. E, in questa occasione, ha avuto il giusto tributo non solo il regista Palombi, ma anche lo scenografo Rocco Pugliese Eerola, già acclamato in passato al Rendano, le cui visioni hanno potuto concretizzarsi sul palcoscenico grazie al supporto creativo dello staff di SbobTv (Daniele Ercolani e Michelangelo Gregori).

Dal canto nostro, aggiungiamo una menzione particolare per l’Orchestra del Teatro, diretta dal maestro Luca Ferrara, e per i Cori, il Lirico “Francesco Cilea” diretto dal M° Bruno Tirotta, e  il  Piccolo Coro, condotto dal M° Maria Carmela Ranieri. Se a questo aggiungiamo che per l’occasione sono stati attivati i laboratori interni di trucco parrucco e sartoria, non possiamo non registrare la cosa come un ottimo segnale per un teatro di tradizione come il Rendano che, dopo epoche nebulose, con la direzione di Lorenzo Parisi ci sembra stia finalmente ritrovando la strada giusta per dare il proprio contributo alla crescita culturale di Cosenza.

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