Un alt(r)o Everest: Mattia Fabris e Jacopo Maria Bicocchi fanno rivivere la storia degli alpinisti Reiner e Davidson

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Credo sia doveroso cominciare questa recensione facendo una riflessione sui teatri maldestramente considerati “minori”. Non sempre (per non dire spesso) un teatro rinomato, comunemente e banalmente considerato “eccelso” dalla comunità ben pensante e istituzionalmente riconosciuto, seguito e sostenuto, d’aspetto “sfarzoso e ottimamente curato”, è da considera luogo di ottime e valenti produzioni. Il Teatro Ringhiera, luogo della pièce a cui abbiamo assistito, ne è infatti la riprova; la sua essenzialità ci ha trasmesso un’emozione unica.

Domenica 2 aprile abbiamo assistito allo spettacolo Un alt(r)o Everest, ispirato ad un tragico episodio del 21 giugno 1992, racconta la storia di Mike Price e Jim Davidson, due grandi amici ed alpinisti piuttosto esperti, che decidono di scalare il Monte Reinier, un passaggio considerato obbligatorio per ogni alpinista americano. La storia portata in scena narra tutto il divenire del loro viaggio, la presa di coscienza di questa scelta, la preparazione, la scalata, con continui salti temporali, ora nel pub ora sulla cima, ora in macchina ora in quel terribile crepaccio.

Con l’entrata in sala del pubblico in realtà è già tutto cominciato.

Le luci rimangono accese per un po’ e lo spettatore rimane perplesso, non comprendi cosa stia accadendo nell’immediato…

In scena due attori, il ritmo è estremamente serrato, il dialogo è diretto, fluido, è vero e vivido, non lascia spazio a considerazioni superflue, tutto è giustapposto, l’attenzione del pubblico e il suo coinvolgimento sono tangibili.

 

In teatro ci si affanna spesso eccessivamente per poter esprimere al meglio una volontà, un’immagine, un pensiero, aggiungendo parole, oggetti e quant’altro, qui però l’aria di neve si respira davvero, nonostante la scenografia, ridotta davvero al minimo indispensabile, non la richiami in un modo banalmente esplicito; quel crepaccio buio e claustrofobico te lo senti addosso, te lo senti dentro. In scena due sedie, due elementi fondamentali che danno il “senso” di ogni luogo (due sedie molto speciali, e andando a vedere lo spettacolo ve ne potrete rendere conto voi stessi) e nient’altro. A completare il tutto c’è uno straordinario utilizzo di luci, ombre e suoni che costruiscono, insieme a tutto il resto, case, macchine, spazzi angusti, luoghi d’ogni sorta. Anche la scelta degli abiti è come tutto il resto, semplice, una sorta di tela bianca dove dipingere movimenti e parole. C’è davvero poco ma ciò che si percepisce è davvero tanto.

E’ si una storia di alpinismo ma è anche qualcosa di più, è tante cose in più; è una riflessione sui rapporti, è uno sguardo approfondito sul concetto stesso di “ostacolo”, “perdita”, “conquista”, “autodeterminazione”, “voglia di vivere” e la scelta di raccontare tutto questo attraverso un episodio sconosciuto alla storia, di prendere le vite di due individui comuni, rende ciò ancora più vero e vicino.

Potrebbe capitare a chiunque di perdere qualcosa d’importante, di sentirsi bloccati e sfiniti, di spingersi oltre ciò che si individua come limite personale.

Mike è interpretato da Mattia Fabris, socio storico del Teatro Ringhiera, nonché grande attore e regista poliedrico diplomato alla scuola Paolo Grassi. Lo abbiamo già visto in numerose produzioni come Romeo e Giulietta, Le Baccanti (di Serena Senigallia);  La rosa tatuata (regia di Gabriele Vacis con Valeria Moriconi e Massimo Venturiello) e molti altri.

Jim é impersonato invece da Jacopo Maria Bicocchi, diplomato alla scuola di recitazione del Teatro stabile di Genova. Ha lavorato nel teatro, nel cinema e in televisione. Lo abbiamo visto in produzioni cinematografiche come Amore oggi, regia di Giuseppe G. Stasi e Giancarlo Fontana. In teatro, Terrorismo di V. e O. Presnjakov, regia di Alberto Giusta, Teatro stabile di Genova; Il misantropo di Moliére, regia di Renzo Trotta, Compagnia Dei Demoni.

UN ALT(R)O EVEREST, di e con Mattia Fabris e Jacopo Maria Bicocchi. Produzione Atir Teatro Ringhiera, con il sostegno di Next 2016.

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In scena da martedì 28 marzo a domenica 9 aprile.