Un cantico dell’erotismo: il fascino di Balthus alle Scuderie del Quirinale

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L’arte come rituale per giungere a una possibile rivelazione. L’esposizione sarà allestita a Roma fino al prossimo 31 gennaio

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La rue (Balthus, 1933)

Inaugurata lo scorso 24 ottobre, è ospite alle scuderie del Quirinale un’esibizione temporanea dedicata a Balthus. La curatrice, Cécile Debray, responsabile del Musée National d’Art Moderne del Centre Pompidou, ha messo in evidenza tutta la complessità e la contraddittorietà di questo artista poco esposto. Egli, con la sua rivolta pittorica nei confronti dell’accademismo classico e del surrealismo dilagante, mostra un mondo dominato da un realismo aspro misto a un realismo magico distorto, che può destare nello spettatore un senso di tensione. E’ onnipresente in lui il filtro del Rinascimento, di opere quali Masaccio e Piero della Francesca: dell’uno accoglie la plasticità delle figure, dell’altro il simbolismo neoplatonico e di entrambi la composizione prospettica e un certo immobilismo e staticità. Ma rompe con lo spirito del passato e, testimone della sua epoca, lo connota di tutti gli aspetti psicologici complessi, caratteristici di questa.

 

I bambini Blanchard (Balthus)
I bambini Blanchard (Balthus)

Nato a Parigi nel 1908, da una famiglia nobile, di origini polacche e di nazionalità prussiana. Suo padre è pittore scenografo e critico d’arte. Suo maestro spirituale sarà il poeta boemo Rilke, che rimane colpito dalla singolare gravità del giovane Balthus. Fanno parte del suo background sociale e culturale personalità come Baudelaire, Apollinaire, Delacroix e Picasso. Ebbe un’infanzia felice e la fascinazione per un mondo puerile dominato dal gioco lo ha sempre accompagnato nel corso della sua esistenza, velato da una malinconia a tratti severa. I soggetti dei suoi quadri, come ad esempio “I bambini Blanchard”, rappresentano fanciulli colti in pose atipiche e infantili, che esprimono l’aspetto istintuale e naturale dell’indolenza giovanile, sospesi in un’atmosfera senza tempo. Ma l’età che suscita un sentimento controverso nel pittore è l’età adolescenziale femminile. Giovani modelle che incarnano l’ambiguità del passaggio dalla fase infantile a quella adulta. Un’infanzia indefinita permea le sue opere e fa da pungolo continuo alla sua arte, come “estasi e tormento”. E’ come un’ossessione che lo avvolge, da cui non può prescindere, e tinge a tratti di morbosità il suo corpus artistico. Sente un malessere indefinito dentro e, taumaturgicamente, si circonda di ciò che lo pervade. Il gusto di un velato voyeurismo, di essere spettatore indiscreto di scene d’intimità femminile. Errato ridurre i suoi soggetti a fanciulle in pose erotiche, bensì la sua intenzione è di crear loro intorno un’aureola di silenzio e profondità, di avvilupparle in una vertigine. La sua pittura ha sempre un risvolto mistico, è un mezzo per accedere al mistero di Dio. “Dipingere come si prega”, così si accede al silenzio, all’immobilità. L’arte come un rituale per giungere a una possibile rivelazione. La sua opera è sempre costellata da una certa severa giocosità.

Three sisters (Balthus, 1954)
Three sisters (Balthus, 1954)

L’iter espositivo si apre con la sezione della “Strada”, che riporta dipinti con scene di strada familiari, che ricordano la griglia prospettica e la fissità teatrale dei personaggi di Piero della Francesca, l’isolamento delle figure allungate dei Primitivi italiani del 300, e si trova in linea anche con i figurativi italiani e francesi degli anni ’30. La suggestione di un certo aspetto del Romanticismo è evidente nelle sue illustrazioni del romanzo “Cime Tempestose” di Emily Bronte. La crudeltà, la malinconia e la sofferenza tipiche dell’opera sono fonte d’ispirazione per Balthus. Non il lirismo romantico, ma l’asprezza e la turbolenza del conflitto sentimentale lo colpiranno. Egli si schiera verso una visione disincantata, cruda, permeata di un realismo pungente.

Soprattutto sarà dopo l’incontro con il teatro di Artaud che egli si distanzierà definitivamente dall’estetica fantastica e onirica dei surrealisti, rimanendo defilato, avendo rapporti solo con Giacometti. “Senza un elemento di crudeltà alla base di ogni spettacolo, non esiste teatro”: recita Artaud, nel “Manifesto del teatro della crudeltà”, nel 1932. Balthus si occuperà dell’allestimento scenico e dei costumi dell’opera “I cenci”, opera dove perversione e contemplazione si mescolano.

La sezione più significativa della mostra è quella della “Camera” e “Gli interni”. Qui la predilezione dell’universo femminile di Balthus si rivela pienamente mostrando figure femminili nude, con elementi feticisti come calze e piedi coperti, in pose conturbanti e estatiche, indolenti, dormienti, avvicinate da gatti, simbolizzanti l’alter ego dell’autore; oppure giovani intente alla toelette che fissano senza tempo lo spettatore. Nelle sue parole, egli cattura il momento in cui avviene la loro lenta trasformazione dallo stato di angelo a quello di fanciulla.

Ogni quadro porta con sé allo stesso tempo un desiderio di purezza e la consapevolezza della sua impossibilità. Lo spettatore è proiettato in una dimensione dove si mescolano verosimiglianza e senso dell’assurdo, come un “incubo ad occhi aperti”. Balthus tocca le corde più primitive dell’inconscio, per questo è stato definito “il Freud della pittura”. L’influenza di Lewis Caroll suggestiona l’autore nel gioco di rimandi, di specchi e nel concetto di doppio. Nello spiegare la sua opera “Alice” afferma : “E’ lo specchio il vero spettatore”.

Balthus con la moglie Setsuko nel 1998
Balthus con la moglie Setsuko nel 1998

Altra figura citata all’interno della mostra è il fratello di Balthus, Pierre Klossowski, quale sicuramente uno dei migliori interpreti delle sue opere. Egli saprà restituire nelle sue parole le caratteristiche affini al modello pittoriche tradizionale e quelle appartenenti a un mondo privato, familiare, erotico, incline al grottesco. Questo percorso espositivo è presentato magistralmente e dà un quadro esaustivo dell’universo balthusiano, poco conosciuto, restituendo dignità all’artista, non condannandolo a una visione parziale e limitata della sua opera, che ha destato una certa polemica, ma offrendo tutte le sfaccettature della sua arte complessa intrisa di modernità, ma mai dimentica di modelli passati senza tempo.