Un digiunatore: Nekrosius porta in scena il dramma kafkiano dell’indifferenza umana

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Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...

Se, nell’accezione popolare, il cibo è vita, appare evidente che la mancanza di cibo sia associabile alla morte. Da qui ad immaginare il digiuno come forma d’arte ce ne passa, a meno che non si associ l’arte alla retorica intesa come nobilissima ars oratoria. E allora è naturale il rimando a Marco Pannella, leader radicale e protagonista tra i più originali della storia politica italiana degli ultimi cinquant’anni, nonché testimonial di battaglie civiche proprio a suon di digiuni. Digiuno quindi come forma di protesta (ci viene in mente anche quello, nobilissimo e tragico, che portò alla morte Bobby Sands, attivista dell’IRA che si batteva per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito e che protestò contro il duro regime carcerario a cui era sottoposto insieme ai suoi compagni), ma mai fine a se stesso.

L’ironia e il senso del grottesco e del tragicomico propri del genio di Franz Kafka sono invece riusciti a immaginare il digiuno proprio come forma d’arte. Si chiama infatti “Ein Hungerkünstler”,  letteralmente “Un artista della fame”, ed è il racconto che lo scrittore praghese pubblicò nel 1922. Protagonista un individuo capace di inventarsi una forma d’arte così originale ed estrema come quella del digiuno, elevata alla potenza di fenomeno da baraccone capace di attrarre la curiosità di molta gente per diversi anni. Il racconto è stato adattato per il teatro dal regista lituano Eimuntas Nekrošius, che lo ha portato in scena con il titolo di “A Hunger Artist” (“Un digiunatore”, appunto). Lo spettacolo, dopo il debutto a Spoleto nel 2016, è approdato al Teatro Auditorium dell’Unical, in anteprima nazionale condivisa con il Teatro Bellini di Napoli, ad impreziosire una stagione di prosa davvero sopra le righe.

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Originale e spiazzante, l’adattamento di Nekrošius lo è stato sin dall’inizio. Sì, perché il gremito pubblico del Tau probabilmente si aspettava di vedere sul palcoscenico una gabbia in cui dimorasse svogliatamente un individuo sdraiato su della paglia e in piena astinenza da cibo. Invece non è stato affatto così. La rappresentazione fine a se stessa della vicenda ha lasciato posto alla sua narrazione romanzata, elaborata in terza persona da un narratore declinato in quattro diverse forme, una femminile (Viktorija Kuodyté) e tre maschili (Vygandas Vadeiša, Vaidas Vilius, Genadij Virkovskij), della compagnia MenoFortas. Gli attori hanno ravvivato una scena in realtà vuota, che non è mai rimasta tale grazie all’inventiva, alla fantasia e alla magia quasi circensi con cui i quattro hanno reinventato situazioni e personaggi, tenendo testa alla narrazione che si è svolta in lituano con sopratitoli in italiano. Una forma rappresentativa che ha arricchito il plot narrativo altrimenti sterile e poco ‘teatrabile’, declinandolo secondo una multidimensionalità mai fine a se stessa.

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E’ andata in scena quindi la storia di un protagonista suo malgrado, artista della fame ma continuamente accusato di finzione, che ha pagato la ricerca della propria illusoria notorietà (raggiungere la fama attraverso la fame!) scegliendo un percorso tortuoso e arduo, e soprattutto sperimentando sulla propria pelle l’indifferenza e l’assoluta mancanza di comprensione degli altri e del mondo in genere, più propenso a seguire le mode e ad ammirare un animale fiero nella propria scolpita e selvaggia corporeità.

Viva e costante è stata l’attenzione degli spettatori, che hanno tributato nel finale un applauso più che convinto agli attori e alla performance nel suo complesso, rappresentazione scenografica della pochezza delle relazioni umane, e allegoria che ha sancito la piena sconfitta di ogni umana pietà. Una rappresentazione artisticamente vincente, grazie all’artificio narrativo che ne ha rivoluzionato fine e scopo, e che è stata  animata da una potenza espressiva suggestiva e dirompente al tempo stesso.

A HUNGER ARTIST – Un digiunatore. Tratto dal racconto “Ein Hungerkünstler” di Franz Kafka. Regia di Eimuntas Nekrošius. Con Viktorija Kuodyté, Vygandas Vadeiša, Vaidas Vilius, Genadij Virkovskij (MenoFortas). Visto a Teatro Auditorium Unical, Rende (CS) il 24 aprile 2017.