Uno sguardo dal ponte: Enrico Lamanna mette in scena l’orrore di una passione

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In occasione del centenario della nascita di Arthur Miller, arriva sul palcoscenico del Teatro Parioli ‘Peppino De Filippo’ una delle sue opere più significative e intense

NoteVerticali.it_Uno_sguardo_dal_ponte_sebastiano_somma_teatro_parioli_romaL´emigrato italiano Eddie Carbone, portuale newyorchese, vive a Brooklyn con la moglie Beatrice e la nipote diciottenne Catherine, verso cui è morbosamente geloso. Quando ospita a casa sua Marco e Rodolfo, due ragazzi di origine siciliana immigrati clandestinamente negli Stati Uniti, non riesce a sopportare che tra la nipote e Rodolfo nasca un reciproco interesse e si convince che il giovane stia cercando di farsi sposare per ottenere la cittadinanza americana. Dopo averlo più volte provocato, arriva addirittura a denunciarlo all´ufficio immigrazione e a farlo arrestare. La rivalità avrà esito tragico e sarà lo stesso Eddie a rimanere vittima della propria ossessione.

Miller disse della propria opera: “Se questa storia era accaduta, e se non avevo potuto dimenticarla in tanti anni, essa doveva avere per me un qualche significato, e potevo scrivere ciò che era accaduto, e perché era accaduto; e del significato che ciò aveva per me, descrivere quel tanto di cui mi rendevo conto. Tuttavia desideravo lasciare l’azione così com’era, in modo che lo spettatore avesse la possibilità di interpretare il significato interamente per conto suo, e accettare o respingere la mia interpretazione. Questa consisteva nell’orrore di una passione che nonostante sia contraria all’interesse dell’individuo che ne è dominato, nonostante ogni genere di avvertimento ch’egli riceve, e nonostante perfino ch’essa distrugga i suoi principi morali, continua ad aumentare il suo potere su di lui fino a distruggerlo”.

NoteVerticali.it_Uno_sguardo_dal_ponte_sebastiano_somma_sara_ricci_cecilia_guzzardi_teatro_parioli_romaCerto, la possibilità di accettare o respingere l’interpretazione della messa in scena cede alla decisione registica di scegliere e palesare un significato inequivocabile già dopo le prime battute, rendendo così lo spettacolo meno carico di suspense e di spasmodica attesa.  

L’ambiguo e inespresso rapporto tra Eddie Carbone e sua nipote Catherine viene sciolto in un rapporto tra uno zio eccessivamente geloso e protettivo e una nipote che inevitabilmente cresce e diventa donna, provocando nello zio un totale rifiuto della realtà.

Gli elementi perturbanti e le zone grigie in cui si esplica la relazione tra i due, vengono rese con il nero piuttosto che con il bianco, limitando forse le possibili sfaccettature dei sentimenti, che pure la scena riesce a mostrare. Il brivido del dubbio così ammorbidito corre il rischio di lasciare lo spettatore coinvolto ma solo il tempo della rappresentazione, giusto il tempo di uno sguardo dal ponte.

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UNO SGUARDO DAL PONTE. Regia di Enrico Lamanna. Con Sebastiano Somma, Sara Ricci, Roberto Negri, Matteo Mauriello, Cecilia Guzzardi, Edoardo Cohen, Andrea Galatà, Antonio Tallura. Produzione ‘I Due della Città del Sole’. Musiche di Pino Donaggio.