#Venezia74: The Shape of Water, l’originale fantasy firmato da Guillermo Del Toro

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Dal fantasy all’horror, dal cinecomic al film coi robottoni, come un mitologico Re Mida, Guillermo del Toro riesce a trasformare qualsiasi genere tocchi in una sognante fiaba, con un approccio personalissimo alla narrativa che rende ognuno dei suoi lavori un’originalissima favola. Quando però un regista abitua il suo pubblico a degli stilemi ben precisi, restare delusi è tanto difficile quanto restare particolarmente sorpresi. Per fortuna non è il caso di The Shape of Water – La forma dell’acqua, decima fatica del cineasta messicano che gli ha permesso di aggiudicarsi il Leone d’Oro alla 74ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Aggiungendo elementi e temi nuovi a quelli che da più di vent’anni caratterizzano le sue pellicole, Del Toro raggiunge la doppia cifra con un racconto fantasy colorato (perlopiù di un pallido verde acqua) ma mai cangiante, naïf ma solo quanto basta, in cui contrapporre dei buoni veramente buoni a dei cattivi veramente cattivi, in una storia d’amore fantastica e surreale che tocca temi vecchi e nuovi per il regista messicano.

In una tesissima America in piena guerra fredda, Eliza Esposito (Sally Hawkins) è una delle tante addette alle pulizie di una misteriosa struttura della CIA, dove vengono effettuati altrettanto misteriosi esperimenti. Muta sin da bambina per colpa di un misterioso incidente, Eliza vive in un vecchio appartamento sopra un cinema con l’eccentrico illustratore Giles (Richard Jenkins), omosessuale represso in piena crisi di mezza età. La sua monotona vita cambierà drasticamente quando durante un turno di lavoro assieme alla collega Zelda (Octavia Spencer) scoprirà la verità su uno degli esperimenti condotti nell’edificio: in una sorta di gigantesca piscina è tenuta prigioniera una creatura simile a un pesce con sembianze umane (interpretato come da manuale da un habitué dei film di Del Toro, l’attore-mimo Doug Jones), con cui la protagonista inizierà un rapporto unico che si trasformerà presto in un’originalissima storia d’amore che sfocerà in una bizzarra e romantica fuga, ostacolata dal perfido esperto di sicurezza Strickland (Michael Shannon), razzista, sessista e machista ai limiti dello stereotipo.

Sebbene non sia il fulcro della narrazione, è innegabile che nel film sia ben presente una certa componente politica: l’idea di ambientare il racconto in piena guerra fredda serve però a Del Toro per avere due fazioni, due schieramenti (appunto USA e URSS) da poter sconvolgere e svuotare della loro natura buona o cattiva, inserendovi personaggi perfidi sia da una parte che dall’altra (dal già citato Strickland alle spie russe che dominano la seconda parte della pellicola), contrapposti a personaggi mossi esclusivamente da buoni sentimenti, ad esempio la spia russa Dimitri (nome di copertura Hoffstetler, interpretato da Michael Stuhlbarg) che in nome della scienza aiuterà Eliza a salvare la creatura.

Un altro elemento relativamente inedito per il cineasta è quello della sessualità, raccontata con un’eleganza e una delicatezza tipica del regista e accompagnata da una tenerezza che quasi ci fa dimenticare la natura inumana della controparte maschile della protagonista. Il tenero rapporto tra Eliza e la creatura poi, sia sessuale che affettivo, viene contrapposto alla disastrosa e stereotipica vita familiare di Strickland, marito spregevole e autoritario, e dalla triste relazione di Zelda col marito, un uomo pigro e tendenzialmente stupido. Ad uscire male da questo delicatissimo racconto però non sono tanto gli uomini in quanto tali, ma tutti quei cliché e quelle tappe obbligate che rischiano di soffocare e uccidere l’amore in una relazione. Anche per questo, al termine di una movimentata sequenza finale al cardiopalma, i silenziosi protagonisti fuggiranno da una vita in superficie che sembra star loro troppo stretta per rifugiarsi in un incantevole mondo subacqueo.

THE SHAPE OF WATER – LA FORMA DELL’ACQUA (USA 2017, Fantasy). Regia di Guillermo Del Toro, con Sally Hawkins, Doug Jones, Octavia Spencer, Richard Jenkins, Michael Shannon, Michael Stuhlbarg.