Abbiamo intervistato il musicista salernitano alla vigilia della pubblicazione del suo EP d’esordio Brucia, che abbiamo ascoltato in anteprima 

Tra i talenti più affascinanti della musica, c’è quello di riuscire a condire il presente con sensazioni che investono i momenti vissuti, amplificandone la valenza e l’intensità. Ascoltare Brucia, il lavoro d’esordio di comecarbone, aiuta senz’altro a rivestire di energia le proprie giornate. Dietro il moniker artistico si cela Giovanni Carbone., musicista salernitano che ha all’attivo le esperienze come frontman di gruppi (uno su tutti, Linekurve) che hanno calcato con una discreta impronta la scena musicale underground italiana.

Brucia è un EP composto da sei brani, attraversati da un comune denominatore: la voglia di vivere il presente con intensità e schiettezza, mettendo da parte paraventi e ipocrisie. Comecarbone propone un pop-rock d’autore che suona molto radiofonico, ma che non si confonde facilmente nel rumore e nella confusione del mondo. Brani che catturano al primo ascolto, probabilmente perché parlano direttamente al cuore e alla testa di chi li ascolta. E’ il caso soprattutto della prima canzone del disco, “In diverse direzioni“, nonché de “La periferia del mondo“, che invita ad astrarsi dall’egoismo per aprirsi alla globalità, e de “La cattedrale di Notre Dame“, nel cui video diretto da Andrea Sorrentino si vede l’artista e la sua band suonare in un bar mentre sul piatto gira il 33 giri de La voce del padrone di Franco Battiato. Brucia è suonato anche da Mico Argirò, Luciano Tarullo e Peppe Foresta.

Abbiamo incontrato Giovanni Carbone alla vigilia dell’uscita del disco, che sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dal prossimo 11 novembre 2022. Di seguito l’intervista.

La scelta del tuo pseudonimo e il nome dato al tuo primo album, Brucia, sembrano perfettamente legati tra loro. Puoi parlarcene?
Il titolo del disco è la naturale prosecuzione di un percorso iniziato con la nascita di questo progetto. Il carbone è qualcosa che può bruciare, emettere calore e fare luce, risplendere, ma può anche tramutarsi in cenere. Sono tremendamente affascinato dagli opposti e da ciò che siamo come essere umani, con le nostre luci e le nostre ombre ed è di entrambe che voglio occuparmi con la mia musica. Brucia è inoltre almeno altre due cose, la costatazione di una condizione di insofferenza, il sentirsi bruciare appunto, ma anche un invito, che mi faccio e che faccio a chi mi segue, a vivere in pienezza la vita come una fiamma, bruciare per sentirsi vivi e esistere senza compromessi.

In Prima di perdersi, altro brano del disco, canti tra l’altro che “l’importante è prendersi per mano per proteggersi”. Cosa resta dopo un rapporto che volge al termine? Più rimpianti, più rabbia o, su tutte queste cose, l’affetto che è destinato comunque, anche solo nel ricordo, a durare più di ogni altra cosa?
Ogni rapporto è diverso, possono rimanere tante scorie, tanti elementi negativi, ma anche positivi. Quello che ho cercato di raccontare è che si può difendere le cose migliori di un rapporto evitando di continuare a farsi del male e anzi aiutarsi ad uscirne.

In’altra traccia del disco, Vorrei, si fa riferimento ai limiti, quelli che, come canti, “non ci fanno vedere che siamo specchi che riflettono solo i nostri difetti”. Un difetto comune a tanti è forse quello di non ammettere le proprie fragilità. Secondo te la musica può aiutare ad essere più sensibili?
Credo di no in senso assoluto, ad esempio conosco molti musicisti ben poco sensibili. Tendo a pensare che la sensibilità arrivi da qualche altra parte. Se sei una persona sensibile, la musica ti aiuta a incanalare i sentimenti, a riconoscerli e maneggiarli con una cura diversa. Credo che la maggior parte delle persone tendano a fare scudo sulle proprie fragilità: io tendo a spiattellarle in faccia a tutti, la mia musica ne è un esempio.

La cattedrale di Notre Dame” sembra un dialogo con un amico o forse con il tuo stesso ego. “Prendi la ricorsa e vola”, come canti nel refrain, è un invito a osare, a spingersi oltre limiti e ostacoli che spesso la vita ci impone. E questo mi fa pensare a quanto possa condizionare un’esistenza il non riuscire a esprimere al meglio ciò che si è. Hai sempre pensato di vivere di musica o, in alternativa, a cosa hai rinunciato per essere un musicista?
Non ho rinunciato a nulla: la musica è un dono che va solo apprezzato. Il dono è sapere apprezzare quella degli altri e avere la possibilità di comunicare sé stessi attraverso di essa, poter ogni giorno trovare stimoli e punti di vista diversi attraverso le canzoni. Onestamente è già molto appagante questo, vivo di musica da quando ero ragazzino, ma non ci pago le bollette, se la domanda riguardava questo aspetto del vivere.

No, non voleva essere quello… Qual è stato il primo pensiero che hai espresso quando hai avuto in mano il cd di Brucia? E cos’è cambiato dal giorno in cui hai scritto la prima canzone contenuta nel disco?
Il primo pensiero è stato di estrema soddisfazione, dopo il tanto lavoro fatto per arrivare qui e le difficoltà di diverso genere affrontate. Il pensiero è stato: “Finalmente ci siamo”, non ho pensato a molto altro. Da quel giorno è cambiato tutto, perché ero un ragazzo abbastanza giovane quando ho iniziato a scrivere “In Diverse Direzioni”, la prima traccia del disco. Il percorso è stato davvero lungo. Ero un ragazzo pieno di insicurezze che guardava i treni passare, che restava in attesa di partenze e ritorni, ora mi sento un uomo nel pieno di un viaggio, il punto di osservazione è molto differente.

Dal tuo punto di osservazione, qual è lo stato di salute della musica italiana e quale può essere il tuo contributo di originalità in un panorama ricchissimo di proposte?
Io credo che la musica italiana sia in uno stato di salute abbastanza buono, le proposte sono diverse e variegate. In quello che è il mio ambito, ascolto cantautori e band davvero interessanti. Per quanto riguarda l’originalità ho difficoltà a risponderti: credo che debbano essere gli altri a dirlo, anche perché l’originalità in senso stretto mi interessa molto poco, non la ricerco. Quello che mi interessa è l’autenticità che secondo me vale di più e spesso premia nel tempo.

NoteVerticali è un magazine culturale che si occupa anche di cinema. Se potessi scegliere un brano del tuo disco e inserirlo nella colonna sonora di un film, quale sceglieresti e perché?
Sceglierei La periferia del mondo che ha uno sviluppo del testo più cinematografico se vogliamo, come un flusso di coscienza che assomiglia a un lungo piano sequenza. La vedrei bene in un film sociale perché è la canzone che più delle altre prova ad avere un respiro collettivo.

Quando ti vedremo prossimamente dal vivo?
Mi vedrete da subito perché già la sera dell’uscita del disco, l’11 novembre, sarò sul palco dell’Officina 72 ad Agropoli (Sa) per la presentazione ufficiale del disco. Ho fissato già delle altre date in cui suonerò in band o in solo, ma le svelerò con più calma.

Quali sono gli artisti che hai apprezzato di più nel corso della tua vita e con chi ti piacerebbe suonare?
Sono davvero tantissimi, perché sono cresciuto tra i cantautori italiani e le band rock internazionali ed italiane. Posso citarti Dalla, Battisti, De André da un lato e Nirvana, Afterhours, Marlene Kuntz e The Cure dall’altro, ma è sicuramente un elenco estremamente riduttivo.
Ti dirò un artista mio contemporaneo col quale mi piacerebbe suonare ed è Motta per il suo approccio energico, ma sensibile. Mi rivedo nel suo essere sia un cantautore che un musicista rock.

Hai già iniziato a scrivere i brani del nuovo disco? Puoi darci qualche anticipazione?
Ho iniziato da tempo a scrivere altre canzoni, alcune le potete ascoltare anche nei miei live, ma non sto pensando alla forma disco. Preferisco al momento godermi quello che ho prodotto finora e suonare il più possibile dal vivo. Quello che posso dire è che col nuovo anno probabilmente mi muoverò per iniziare a produrre qualcosa…vedremo.

Brucia (Comecarbone) – Tracklist

  1. In diverse direzioni
  2. Prima di perdersi
  3. Vorrei
  4. La periferia del mondo
  5. Da quando distruggi da quando crei
  6. La cattedrale di Notre-Dame

The following two tabs change content below.

Luigi Caputo

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: