Assomiglia all’aria, all’acqua, assomiglia al vento e alla marea, che sei talmente abituato, abituata, li dai così tanto per scontato che quasi ti dimentichi di quanto siano preziosi, di quanto contino davvero, e sempre più di te che li dimentichi, e l’acqua e l’aria, il vento e la marea, così naturali, così ovvi, apparentemente, ormai, che ne ricordi la portata e la potenza solo quando, chissà per quali forze note e ignote, s’impongono come tempesta o maremoto, tsunami o uragano – allora solo allora ti ricordi che c’è sempre stata, l’acqua. Che c’è sempre stata pure l’aria. E che sono sempre implacabili, ben più forti e travolgenti di quanto t’aspettavi. 

E allora assomiglia proprio a loro, Anna Oxa, letterale forza della natura che in decenni di instancabile ricerca è riuscita a trasformare la propria voce, il proprio canto in qualcosa che va al di là della semplice espressione, della semplice comunicazione, una voce e un canto che attingono, simultaneamente e con stesso slancio, all’organico e all’intangibile, quasi fossero immagine e punto di contatto tra l’infinitamente piccolo dell’uomo in questo mondo e l’immenso altrove che pure ci riguarda. 

Ce lo conferma sin dal titolo l’ultimo suo inedito, Primo Cuore (Canto Nativo), che arriva a dieci anni di distanza dal fondamentale Proxima (disco del 2010 cui sono seguiti altri due singoli-manifesto: La mia anima d’uomo, presentato al Festival di Sanremo nel 2011, e L’America non c’è, rilasciato nel 2016), esperienza musicale che definire ‘brano’ sarebbe riduttivo. Come riduttivo sarebbe elencarne qui, ora, pregi e caratteristiche, se è vero (e lo è) che la proposta artistica di Anna Oxa non è riducibile a un’operazione solo estetica (né, meno che mai, commerciale: in perfetta controtendenza rispetto alle mode generali, Oxa porta avanti il proprio fare musica senza curarsi delle miserie mercantili di gran parte della discografia e del cosiddetto ‘gusto’ odierni). Primo Cuore, tra sonorità classiche che sanno di ultra-contemporaneo, in un amalgama di strumenti e pura voce, si presenta infatti come qualcosa di ibrido tra teatro e canzone, immagine e performance, forte di un senso anche autenticamente etico-politico: il suo pulsare, il battito di questo primo cuore, è quello originario d’ogni umano, oltre ogni divisione, oltre ogni arbitraria linea di confine. Così come oltre ogni linea di confine è il canto nativo che svetta libero, verticale, verso uno spazio siderale senza dimenticare però le proprie radici terrestri, nei pochi minuti di questo brano. 

Pochi minuti, sì, ma che sembrano sospendere il tempo, sfidarlo, quasi, cristallizzarlo per (provare a) comprendere fino in fondo i meccanismi di quel che chiamiamo “esistenza”, alla luce di una consapevolezza prima di tutto umana e poi artistica cui ognuno dovrebbe aspirare. 

PRIMO CUORE (canto nativo) di Anna Oxa – Gadi Sassoon – Pasquale Panella

*Il brano “Primo Cuore (Canto Nativo)” è disponibile, previo abbonamento, sul sito dell’Artista: www.annaoxa-oxarte.tv

 

Di Sacha Piersanti

Nasce a Roma nel 1993. Scrittore e critico teatrale, ha pubblicato i libri di poesia Pagine in corpo (Empiria, 2015) e L’uomo è verticale (Empiria, 2018) e il saggio critico Zero, nessuno e centomila. Lo specifico teatrale nell’arte di Renato Zero (Arcana, 2019). Dal 2017 collabora con il blog di R. di Giammarco Che teatro che fa su Repubblica.it.