Abbiamo intervistato il chitarrista, che nel suo disco d’esordio ospita talenti del calibro di Tony Levin, Jerry Marotta, Pat Mastelotto e Chad Wackerman

La musica, una volta ammessa nell’anima, diventa una sorta di spirito e non muore mai“. La frase di Sir Edward Bulwer-Lytton ben si adatta a raccontare un disco come Out of control, esordio discografico di Marco Mattei, chitarrista e compositore che ha radunato in questo lavoro una collezione di emozioni. Filo conduttore, la chitarra, l’amatissimo strumento che Mattei imbraccia praticamente da sempre e che lo ha portato da anni in giro per il mondo. Ma anche l’amicizia, se è vero che al disco hanno collaborato celebrità di fama internazionale come Tony Levin (che vanta collaborazioni con King Crimson Peter Gabriel), Fabio Trentini (già con Le Orme Markus Reuter), Jerry Marotta (che ha suonato con Peter Gabriel, Hall & Oates), Pat Mastelotto (al cui attivo ci sono collaborazioni con King Crimson e XTC), Chad Wackerman (che ha suonato con Frank Zappa e Allan Holdsworth) e Clive Deamer (già con Portishead, Radiohead e Robert Plant).

Abbiamo rivolto alcune domande a Mattei.

Marco, come nasce questo progetto musicale e come hai fatto a coinvolgere musicisti del calibro di Tony Levin, Fabio Trentini, Jerry Marotta, Pat Mastelotto, Chad Wackerman e Clive Deamer?
Il progetto nasce semplicemente dall’esigenza di condividere pensieri, considerazioni, emozioni e riflessioni su ciò che accade nella mia vita e nel mondo, una sorta di auto analisi tradotta in musica. In particolare, l’acuirsi delle tensioni sociali che abbiamo osservato negli ultimi anni è stato uno stimolo forte per iniziare a scrivere il disco.
Dopo aver scritto musica e testi, ho iniziato a collaborare con una serie di ottimi musicisti per registrarlo, per la maggior parte amici e collaboratori di lunga data. Per un paio di brani, Would I be me e On your side, avevo in mente un suono ed un groove specifico. Ho chiesto a diversi batteristi di suonare nello stile di Jerry Marotta ma nessuno riusciva a farlo in maniera soddisfacente. Da lì ho avuto l’idea di provare a contattare Jerry. Dopotutto chi meglio di lui avrebbe potuto suonare nel suo stile? Dopo aver ascoltato i brani, Jerry ha molto gentilmente accettato di suonare. Poi mi ha detto: «Secondo me dovresti far suonare il basso a Tony Levin su questi brani». «Stai scherzando?» gli ho detto. «Certamente!» Jerry Marotta e Tony Levin, la sezione ritmica di Peter Gabriel dei primi dieci anni della sua carriera solista, una combinazione fantastica.
Da lì, con una serie di referenze, sono riuscito a coinvolgere anche gli altri “grandi” che hai citato. La chiave per me è comunque stata quella di coinvolgerli in maniera funzionale alle necessità dei vari brani, scegliendo di volta in volta il musicista più adatto allo scopo e chiedendogli di essere sé stesso. Ovviamente per me è stata una soddisfazione particolare non solo vedere come siano riusciti a realizzare in maniera brillante e personale la mia visione musicale ma anche aver collaborato con alcuni dei miei punti di riferimento come musicista.

Il titolo del disco, Out of control, ben si lega alla stranezza dei tempi che stiamo vivendo, dove tutto, purtroppo, sembra essere fuori controllo a causa della pandemia che ha generato la perdita degli equilibri di convivenza sociale che sembravano essere il minimo comun denominatore delle relazioni umane. Un passaggio di un brano dell’album, Picture in a frame, recita: “We cannot move on I cannot step back, that’s what we became, a picture in a frame”. E anche in More intense canti di essere “losing in a game I didn’t even want to play”. A questo senso di ingabbiamento come si può rispondere attraverso la musica e l’arte in generale?
Assolutamente. Credo molto nel ruolo salvifico e liberatorio della musica, e dell’arte in generale, sia per gli artisti che per chi ne fruisce. Sarebbe un discorso molto ampio ma nel contesto specifico credo che il messaggio di empatia contenuto nel disco, un invito all’ascolto e all’apertura verso il prossimo, possano essere visti come una strada possibile in quella direzione. L’empatia e la compassione che ne deriva sono strumenti importanti per uscire uniti da quel senso di ingabbiamento.

Ci sono due brani che mi hanno colpito molto per la purezza del linguaggio, mi riferisco a I’ll be born e On Your Side. Le vedo come due dichiarazioni d’amore in piena regola, che nascondono un chiaro invito a cancellare le paure e il disagio. Possiamo chiederti se siano canzoni autobiografiche dedicate a una persona in particolare?
Questi brani, come quasi tutti quelli del disco, prendono spunto da esperienze personali per andare poi a toccare temi più universali. Entrambi questi brani sono dedicati a mia moglie.

Out of control è un disco che trasmette inquietudine e speranza, ed è anche un disco dal suono elegante e intenso. Dalle note che scorrono si respira un senso di pulizia sonora che non è facile riscontrare nella musica di oggi. Probabilmente la ragione di tutto questo è quella chimica particolare che unisce il rock progressive anni ’70 alle sonorità digitali di oggi, con tutto che viene cementato dal lavoro in sala d’incisione oltre che ovviamente dal talento. Sei d’accordo?
Ti ringrazio per le belle parole, soprattutto per l’aggettivo “intense”. Si, sono fondamentalmente d’accordo con la tua analisi. Non credo che questo disco possa essere considerate assimilabile al progressive anni 70 nella forma ma, dal mio punto di vista, lo è sicuramente nello spirito, per cosi dire. In comune col progressive c’è una ricerca del suono che in questo caso si traduce nell’utilizzo di un’ampia gamma di strumenti, da quelli più tipici del rock (basso, batteria, chitarra), a quelli di ispirazione prog (moog, mellotron) a quelli etnici (sitar, bozouki, foschietto irlandese, mandolino). Sempre nello spirito prog, negli arrangiamenti c’è la ricerca di una profondità che si realizza attraverso variazioni continue e stratificazione sonora. Ne derivano una complessità ed una diversità che hanno l’obiettivo di far risultare i brani più interessanti e che consente ad ogni ascolto di scoprire nuovi particolari.

Nelle tracce del disco c’è spazio anche per un brano non tuo, lo strumentale Gone di Andy Timmons. Perché questa scelta?
Musicalmente ho sempre amato quel brano. Anche il tema, che è la tragedia dell’11 Settembre, mi sembrava inerente ad Out of Control. Ma c’è anche un’altra ragione. Facendo ascoltare il disco, mentre era ancora in lavorazione, a Gianni Pierannunzio, batterista dei DeBlaise che ha anche suonato in Out of Control, mi ha colpito un suo commento che non sembrava un album di un chitarrista. Da un lato mi ha fatto molto piacere perché la mia intenzione era proprio quella di focalizzarmi sulla composizione. Dall’altro mi ha fatto venire voglia di inserire un brano prettamente chitarristico.

Come vedi la musica oggi e quali sono le differenze rispetto a quella dei tuoi inizi?
La musica di oggi riflette la società di oggi: è disponibile in maniera immediata, sul cellulare e con i modelli “tutto incluso” delle piattaforme digitali. La durata media dei brani continua a ridursi e, secondo le statistiche delle piattaforme di streaming, meno della metà degli ascoltatori finisce di ascoltare il brano che ha iniziato. Per non parlare dell’dell’ascolto ascolto completo di un intero album. È per la maggior parte una musica diretta ed immediata per ascoltatori che spesso hanno voglia di essere intrattenuti piuttosto che affascinati e coinvolti. A volte la forma condiziona la sostanza. Voglio dire che il supporto fisico, cd o vinile, crea la necessità di una selezione dei dischi da ascoltare in considerazione del costo degli album. Non solo: l’investimento economico comporta anche, in maniera coerente, l’investimento di tempo per un ascolto attento, e quindi un modo più personale e profondo di approcciarsi alla musica.

Cosa consiglieresti a un giovane musicista alle prime armi che intenda seguire il suo sogno di diventare musicista per la vita?
Questa è una domanda molto difficile, perché credo che ciascuno abbia un suo percorso. In generale suggerirei di riflettere sul fatto che il lato artistico e quello di business sono due aspetti non necessariamente allineati nella vita di un musicista. Direi anche che è importante avere una visione e che dedizione, impegno e determinazione sono ingredienti fondamentali del piano per realizzarla, a volte più del talento. Direi infine che amare ciò che si fa e godersi ogni momento che passiamo con la musica è la chiave di tutto. Alla fine, è vivere la passione che ci rende felici e ci da’ lo stimolo per andare avanti, a prescindere dai risultati che si ottengono o dalle opinioni altrui.

Come porterai in giro il disco? Hai in programma un tour di concerti?
Purtroppo per vari motivi logistici non ho per ora in programma di portare il disco dal vivo. Spero però che prima o poi arrivi il momento giusto per farlo.

NoteVerticali oltre che di musica racconta anche di cultura, con particolare attenzione al cinema e alla letteratura. Con gli artisti che incontriamo siamo soliti fare un piccolo gioco che proponiamo anche a te. Se fosse un film, che film sarebbe Out of control? E se fosse un libro?
Mmm… non è facile dare una risposta ma direi che se fosse un film potrebbe essere Quasi Amici. Se fosse un libro sicuramente Il Miglio Verde.

Quali sono le prossime tappe del tuo percorso artistico? Hai già iniziato a lavorare su altre canzoni?
Si, ho già iniziato a scrivere un nuovo disco. Spero questa volta, finita la scrittura, di avere la possibilità di registrare più a contatto diretto con i musicisti che collaboreranno piuttosto che da remoto, come è stato in grandissima parte per Out of Control.

Marco Mattei è nato e cresciuto a Civitavecchia. Appassionato di musica fin dalla più tenera età, da adolescente studia chitarra jazz con Max Rosati, mentre sviluppa un profondo interesse per la visione creativa e la complessità del progressive. Si è unito alla prog band dei DeBlaise, contribuendo al songwriting del loro EP By Common Consent e a molti anni di musica dal vivo. Ha anche co-fondato la tribute band dei Rush The Snowdogs. Dopo aver conseguito una laurea in Ingegneria Elettronica ed un Master in Business Administration, ha continuato a coltivare il suo interesse per l’ingegneria del suono frequentando programmi avanzati di ingegneria audio e produzione musicale. Marco ha vissuto in sei paesi diversi in tre differenti continenti, esplorando le differenze culturali, raccogliendo influenze musicali e imparando il valore della diversità. Attualmente vive negli Stati Uniti e continua a sondare innumerevoli stili musicali come compositore, musicista e produttore.

Marco Mattei  – Out Of Control – Tracklist

1. Would I Be Me
2. Picture in a Frame
3. More Intense
4. I’ll Be Born
5. Lullaby for You
6. Anymore
7. Tomorrow
8. Void
9. On Your Side
10. After Tomorrow
11. Hidden Gems
12. Gone

Marco Mattei Official site: https://marcomattei.art/

 

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Luigi Caputo

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...
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