Milano ha conosciuto tante facce, tante vite, tante scommesse. Negli anni ’80 non era solo la Milano da bere, craxiana, artefatta, di plastica. Intorno alla cloaca pre-Tangentopoli, oltre i primi rigurgiti leghisti,  c’era anche una Milano diversa, alternativa, punk. Una Milano che se ne fregava delle pellicce alla prima della Scala, di Canale 5, dell’amaro Ramazzotti e delle Timberland, ma che pullulava di vita nei centri sociali che ribollivano di cultura underground, eredità più coerente di quell’antagonismo del decennio precedente che aveva cresciuto figli e figliastri, idealisti e rinnegati.

Era quella la Milano dello scrittore Marco Philopat e del centro sociale Virus. Questo frammento di memoria torna a vivere in Servi dei servi, primo singolo che anticipa il nuovo progetto discografico di Edda e Marok, alias rispettivamente Stefano Rampoldi e Gianni Maroccolo, concepito e realizzato in quarantena. Il titolo del disco (Noio; volevam suonar.) che uscirà il 30 giugno prossimo rimanda a uno degli sketch più celebri di Totò e Peppino De Filippo, ma qui c’è sicuramente poco da ridere: la voce ribelle dei Ritmo Tribale con il rigore stilistico del basso dell’ex Litfiba e CSI promettono sicuramente scintille e si preannunciano come tra le novità più interessanti dell’estate 2020.

Un giorno a Cuba conobbi un ragazzo che era scappato dall’Italia perché lo cercava la Digos. I suoi genitori erano ricchi ma a Cuba sono tutti poveri. Poi tornai in Italia e mi diede una bottiglia di rum da portare a Ricky Gianco. Andai a casa sua e feci una bellissima figura perché non mi ero bevuto la bottiglia”. E’ così che Edda introduce “Servi dei servi“, rock ballad scritta e composta da lui che rimanda a un’epoca ormai remota, rimpianto di molti in quest’era di pandemia, quando la paura non era certo amica della quotidianità e quando la musica era ancora espressione di ideali forti e riconoscibili. Particolarmente suggestivo il video del brano, diretto da Michele Bernardi, che ha già all’attivo lavori per i 24 grana, Le Luci della Centrale Elettrica, Colapesce e i Tre Allegri Ragazzi Morti. Realizzato con la collaborazione della fotografa madrilena Lourdes Cabrera e dell’illustratore Marco Cazzato, il video di Servi dei servi è un susseguirsi di immagini leggere e intime, ispirate alle opere del pittore romantico William Turner. Un viaggio quasi onirico, sfumato, quasi a voler suggellare un’esplorazione nella memoria e nei ricordi, interrotto da altre immagini, stavolta più definite, che riportano al quotidiano. Un trip immaginario tra memoria e inquietudine, perfettamente sintetizzato nella frase “tempo ce n’è, potere ne abbiamo, tutti d’accordo e mo’ che cazzo facciamo?” cantata da Edda sul giro di basso di Marok.

L’album “Noio; volevam suonar.” uscirà il 30 giugno per Contempo Records, e sarà disponibile gratuitamente (spese di spedizione di 9€ escluse) sia nella versione digitale che in quella fisica (cd o vinile) semplicemente effettuando il pre-order entro il 15 giugno con l’invio di un’email a mailorder@contemporecords.it: Al momento le prenotazioni dell’album hanno superato quota mille.

SERVI DEI SERVI (S. Rampoldi)
Da parte mia è una mossa vincente
Essere tutto essere niente
Tempo ce n’è, potere ne abbiamo
Tutti d’accordo e mò che cazzo facciamo?
Il mio presente, il mio passato
Terra e cielo se lo sono ingoiato
A cosa pensi quando ti tocca?
Vuoi o non vuoi provare almeno una volta?

Servi dei servi chiudono la via
Autogestioni dell’autonomia
Tanta gente per il centro sociale
Oggi la polizia la facciamo scappare

Macchina del tempo, combinazioni
Tutta precisa mi vieni fuori
Mi importa poco sapere chi siamo
Abbiamo qualcosa di meglio da fare

Servi dei servi chiudono la via
Autogestioni dell’autonomia
Tanta gente per il centro sociale
Oggi la polizia la facciamo scappare

Il mio presente, il mio passato
Terra e cielo se lo sono ingoiato
A cosa pensi quando ti tocca?
Vuoi o non vuoi rubare almeno una volta?