Ci sono voluti quasi due anni affinché Roger Waters racchiudesse in un unico album il lavoro fatto durante l’isolamento pandemico: “The lockdown sessions“. L’ex bassista dei Pink Floyd regala così al mondo intero una breve quanto meravigliosa raccolta di canzoni che hanno segnato la storia della musica: sei brani rivisitati in versione casalinga o quasi tra i quali tre estratti da The Wall (Comfortably numb, Mother e Vera), due da The final cut (The gunners dream, Two suns in the sunset) e uno, The bravery of being out of range, da Amused of death.
Confortably numb prende una dimensione ancora più profonda di quanto già non avesse. Si attribuisce il piacevolmente insensibile (traduzione del titolo) ad una sensazione che l’autore ha provato dopo un’iniezione che sembra aver ricevuto lui stesso durante un tour. Iniezione fatta per alleviare le sofferenze date dalla quantità di concerti fatti e da una probabile epatite. All’attuale il significato si contestualizza in un’indifferenza quasi gradevole nel non considerare le tragedie che circondano l’uomo. Il video prodotto apposta rende ancora più cupa la situazione: immagini apocalittiche fanno da sfondo al nuovo arrangiamento che Waters ha intenzionalmente abbassato di tonalità eliminando inoltre l’assolo di chitarra che viene delegato alla vocalist Shanay Johnson. L’effetto è da brividi.

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Altra mattonella del muro è Mother. Incredibilmente attuale anch’essa, tocca tematiche adolescenziali e problemi educativi: sembra datata oggi e invece arriva dagli anni ’70. Anche in questo caso l’artista predilige un arrangiamento essenziale, poco oltre l’unplugged, esaltando così le armonie e il testo.
Poi arriva Vera: una splendida ballata dedicata in maniera leggermente sarcastica alla cantante inglese Vera Margaret Welch, nota per aver dedicato musiche e parole volte a incoraggiare il popolo britannico e i suoi soldati durante il secondo conflitto mondiale. Waters sceglie quest’altro pezzo del muro per tornare sul tema della guerra, argomento molto sentito.
Si cambia album, ma la ridondanza della tematica rimane con il brano The gunners dream. In questa versione l’ex Pink Floyd accompagna questo sogno del soldato al pianoforte, a differenza degli altri brani dove suona la chitarra o canta soltanto. La ripresa di questa canzone è espressamente dedicata dall’artista a Stanislav Petrov (più noto come l’uomo che ha salvato il mondo).
Two Suns in the Sunset chiude la parte di cover dedicata ai Pink Floyd. Altro grido di protesta contro chi sta distruggendo il mondo. Ennesima trasposizione che Waters impone ai suoi brani contestualizzandoli in un presente che non sembra avere evidenti differenze da un passato neanche cosi vicino.
The lockdown sessions chiude con The bravery of being out of range, datato 1992: pesantissima critica della politica americana considerata guerrafondaia.
Era un po’ di tempo che non ascoltavamo un album così intenso di significati. La musica e i musicisti che accompagnano i pezzi non si espongono mai oltre la voce, lasciando alle parole la scena principale. Assolutamente da ascoltare.

Roger Waters, THE LOCKDOWN SESSIONS, 2022.