Kepler 452b. In questi giorni i tecnici della Nasa ce lo hanno presentato come un’altra Terra, in orbita intorno a un proprio sole. Un pianeta magari abitato da forme di vita. L’ho sempre saputo che esistesse. ‘Another Earth‘, identico alla Terra in tutto e per tutto, o quasi. Un pianeta gemello, dove vivono le stesse persone che abitano la Terra, ma che agiscono e si muovono con eventi e situazioni dalla trama diversa.
E magari, lì ci sono solo Madonne che ridono, come i bambini, come Alfredino, che lì è riuscito a salire da solo dal pozzo, e a tornare a giocare in giardino con i suoi amici. Lì, Roberta ha ritrovato la strada di casa grazie all’aiuto di una persona gentile, e, appena arrivata a Torremezzo, è corsa in spiaggia perché aveva voglia di fare un bagno. Lì, Gigi, capocannoniere con la maglia rossoblu, ha conquistato il Pallone d’Oro, e Roberto, quello con il codino, ha segnato il rigore decisivo che ha dato la vittoria all’Italia ai Mondiali nella finale con il Brasile. Lì, il disco dell’anno è ‘I due Luci‘, scritto e cantato da un Lucio con la barba e da uno con i capelli ricci, e Massimo continua a fare film di successo ogni anno, la cui colonna sonora è firmata dal suo amico di sempre Pino. Syd, Roger, David, Richard e Nick sfornano capolavori di rock composti e suonati al momento, e Fabrizio, cantore ‘in direzione ostinata e contraria’, è a teatro con Fernanda, mentre Enzo e Beppe, amici milanesi, continuano a dipingere con dissacrante ironia canzoni e calcio. Pier Paolo, poi, è un vecchio burbero ma buono, e i suoi interventi in televisione sono sempre i più seguiti, soprattutto dai giovani, che lo acclamano come si fa con i saggi e gli illuminati.
Lì, chi si incontra si riconosce, e lo sguardo e la dignità sono fattori comuni a ciascuno come il respiro, e un uomo vestito di bianco che si fa chiamare Francesco è riuscito a fermare la guerra in Siria, e grazie a James, Steven, padre Paolo e agli altri, la comunità vive nella pace e nel rispetto reciproco. Come in Kenya, come in Sud Sudan. Lì, un uomo chiamato Barack ha trasformato il suo paese in un luogo nel quale le armi non si comprano più al supermercato. E lì, lavoro fa rima con dignità, sempre e ovunque, e in una splendida penisola che è un museo a cielo aperto chi è eletto dal popolo non vuole saperne di governare più di un mandato, e dopo una legislatura lascia sempre il proprio incarico nonostante la gente lo acclami e lo preghi di continuare a fare il proprio dovere e amministrare egregiamente il bene comune.
Lì, mi trasferirei volentieri, portando con me Alessandra, le nostre famiglie d’origine e i nostri amici. Ritroverei i miei Nonni, Giovanni, Angelo, e tutti quelli che sono partiti troppo presto, che mi stanno aspettando.
Idealista e visionario, ama l’arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia…
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