Tra i personaggi che hanno inciso più di tutti nella cinematografia popolare italiana degli ultimi quarant’anni, c’è sicuramente Carlo Verdone. Caratterista, comico, ma non solo. Sceneggiatore, regista, personaggio a tutto tondo, che ha caratterizzato i gusti e le tendenze di almeno tre generazioni, quelli nati a cavallo tra gli anni ‘50 e gli anni ‘70. Figlio d’arte (suo padre era il celebre critico cinematografico Mario, temutissimo docente di Storia e Critica del Film), ma non influenzato dalla figura paterna, con la quale anzi ebbe diversi conflitti (proverbiale la sua bocciatura a un esame), in una filmografia lunga quarant’anni, Verdone ha saputo descrivere alla perfezione il coatto romano, andando però oltre gli stereotipi di un personaggio che avrebbe avuto vita breve. Al di là delle caratterizzazioni da cabaret con cui ha dato vita a numerosi personaggi, ha saputo raccontare nei suoi film i sogni e le illusioni dei trentenni degli anni ‘80, ma anche il cinismo di una società troppo cattiva con le persone sensibili. Ha recitato in pochissimi film da lui non diretti: tra questi non si può ignorare “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, che nel 2014 conquistò l’Oscar come miglior film straniero.   

Ci piace ricordarlo attraverso quelli che per noi restano i suoi dieci migliori film di sempre 

1. Un sacco bello (1980). Con Carlo Verdone, Veronica Miriel, Mario Brega, Renato Scarpa, Isabella De Bernardi, Fausto Di Bella, Sandro Ghiani
Lo strepitoso esordio cinematografico figlio di un travolgente successo televisivo grazie al “Non stop” di Enzo Trapani e grazie alla paternalistica supervisione di Sergio Leone. Verdone racconta la sua Roma sonnacchiosa e indolente attraverso tre personaggi (che nel film si intrecciano senza mai incontrarsi) entrati subito nel mito: Enzo, pallista e sbruffone malato di solitudine, Leo, ingenuo e goffo mammone alle prese con un fortuito incontro femminile, e Ruggero, hippie mistico che il padre tenta di far rientrare nei ranghi di una vita normale. A loro si uniscono altri esilaranti personaggi, interpretati dallo stesso Verdone nell’episodio di Ruggero. Da segnalare l’interpretazione di un Mario Brega mai come stavolta sopra le righe, ripescato dal dimenticatoio del peplum e qui all’inizio di una nuova stagione artistica.

 

2. Bianco, rosso e Verdone (1981). Con Carlo Verdone, Elena Fabrizi, Angelo Infanti, Mario Brega, Milena Vukotic, Irina Sanpiter.
Verdone raddoppia con una storia che si basa su un evento nazionalpopolare come le elezioni, intrecciando ancora le vicende di tre nuovi personaggi sui generis che si recano alle urne: Furio, logorroico e pignolissimo, Mimmo, imbranato e ingenuo, e Pasquale, che dopo una vita in Germania e torna a Matera trovando un’Italia tutt’altro che accogliente. Da segnalare l’interpretazione di “sora” Lella Fabrizi, che nei panni della nonna di Mimmo porta sullo schermo una figura d’altri tempi, ironica e commovente al tempo stesso. C’è ancora Mario Brega, stavolta in un ruolo marginale (un camionista che si imbatte in Mimmo e la nonna) ma che non passa certo inosservato.

 

3. Borotalco (1982). Con Carlo Verdone, Eleonora Giorgi, Angelo Infanti, Christian De Sica, Enrico Papa, Roberta Manfredi, Mario Brega, Isa Gallinelli.
Un fotoromanzo anni ‘80 con le musiche di Dalla che Verdone ambienta ancora una volta nella sua Roma. Il timido Sergio si trova suo malgrado a doppiarsi incarnando i panni di un personaggio distante anni luce da lui, cazzaro e sciupafemmine. Di lui si infatua perdutamente l’ingenua Nadia, ben interpretata da Eleonora Giorgi. Una storia piacevole, con sorrisi e battute rimaste memorabili. Angelo Infanti e Mario Brega splendidi comprimari, e Christian De Sica non ancora cinepanettonaro. 

 

4. Acqua e sapone (1983). Con Carlo Verdone, Natasha Hovey, Florinda Bolkan, Elena Fabrizi, Michele Mirabella, Fabrizio Bracconeri, Glenn Saxson.
Seguito ideale del film precedente come atmosfera e contesto. Anche qui uno il plot narrativo trae origine da uno scambio di persona che coinvolge il protagonista, Rolando, laureato non giovanissimo costretto a fare il bidello per lavorare, che si imbatte nella baby modella Sandy, per un’esperienza che resterà indimenticabile nella loro vita. Torna la sora Lella, anche qui nei panni della nonna del protagonista. Colonna sonora degli Stadio e battute che restano negli annali della commedia.

   

5. Compagni di scuola (1988). Con Carlo Verdone, Christian De Sica, Eleonora Giorgi, Angelo Bernabucci, Nancy Brilli, Athina Cenci, Piero Natoli, Fabio Traversa, Maurizio Ferrini, Alessandro Benvenuti, Massimo Ghini, Natasha Hovey.
Un grande freddo all’italiana che lascia da parte il lieto fine e inaugura la variante più cinica del cinema verdoniano. Si ride poco ma si riflette molto. La leggenda narra che il produttore, Vittorio Cecchi Gori, non fosse convinto fino all’ultimo della sceneggiatura, che racconta i sogni e le illusioni perdute di una generazione. Nel cast, ancora Christian De Sica, che nella vita fu davvero compagno di scuola di Verdone al liceo. Bella la colonna sonora, dai Procol Harum agli Archies, dagli Steely Dan ai Troggs. 

6. Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992). Con Carlo Verdone, Margherita Buy, Stefania Casini, Elisabetta Pozzi, Giancarlo Dettori, Alexis Meneloff, Didi Perego, Renato Pareti, Richard Benson.
Il racconto di amicizia e amore tra Bernardo e Camilla, da Milano all’Inghilterra, tra antidepressivi, ansiolitici e la musica di Jimi Hendrix (caso più unico che raro nel cinema) come colonna sonora. Non un semplice “Harry, ti presento Sally” all’italiana, ma una storia piacevole e ben sceneggiata, che racconta due solitudini, con Margherita Buy spalla perfetta e Giancarlo Dettori improvvisato rivale in amore del protagonista.   

7. Al lupo al lupo (1992). Con Carlo Verdone, Sergio Rubini, Francesca Neri, Barry Morse, Giampiero Bianchi, Loris Palusco, Cecilia Luci, Alberto Marozzi, Marco Marciani, Gillian McCutcheon, Fabio Corradi.
Tre fratelli profondamente diversi fra loro (Gregorio, musicista fallito, Livia, figura malinconica in crisi con il marito, e Vanni, talentuoso pianista classico) si ritrovano alla ricerca del padre scomparso, famoso scultore. Un film che segna un passaggio di ulteriore distanza dalla commedia e veleggia verso un cinema più malinconico e d’autore. Stavolta Verdone divide la scena non con uno, ma con due bravi attori: Francesca Neri e Sergio Rubini. Ben riuscita l’ambientazione toscana della vicenda.

    

 

8. Viaggi di nozze (1995). Con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Veronica Pivetti, Cinzia Mascoli, Manuela Arcuri, Maddalena Fellini, Luis Molteni, Francesca Romei, Angela Masini, Cristina Ascani, Gloria Sirabella, Paolo Conticini, Adriana Volpe.
Torna prepotentemente la comicità, sia pure a denti stretti. Verdone racconta tre storie che si intrecciano tra loro dando luogo ad altrettanti personaggi, l’austero e borioso prof. Raniero, l’anonimo Giovanni e il coatto Ivano, tutti alle prese con il proprio matrimonio. Veronica Pivetti, Cinzia Mascoli e soprattutto Claudia Gerini partner di Verdone in un film che non risparmia battute e risate, ma lascia l’amaro in bocca, raccontando, soprattutto nell’episodio del viaggio di nozze coatto, personaggi eternamente soli.    

9. Sono pazzo di Iris Blond (1996). Con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Andréa Ferréol, Nello Mascia, Nuccia Fumo, Mino Reitano, Didier De Neck, Alain Montoisy, Patrice De Mincke, Liesbet Jannes, Francesco Biscione, Anna Calato.
L’incontro tra Romeo, un musicista passato nell’oblio dopo un successo meteora, e Iris, una giovane cameriera con l’hobby del canto. Sullo sfondo, una Bruxelles grigia e nuvolosa popolata da emigrati italiani fan di Mino Reitano e un successo artistico ancora una volta effimero. Una vicenda originale e ricca di colpi di scena, che conferma l’intesa perfetta tra Verdone e Claudia Gerini. Colonna sonora che non passa inosservata.

  

10. C’era un cinese in coma (2000). Con Carlo Verdone, Beppe Fiorello, Marit Nissen, Anna Safroncik, Nanni Tamma, Giorgia Borgianni, Annalisa Cucchiara, Rosaura Marchi, Roberta Mancino, Romano Sommadossi.
Il mondo dello spettacolo analizzato con una buone dose di cinismo. Lo showman e impresario di provincia Ercole Preziosi manda a rotoli la propria vita familiare lasciandosi fagocitare dalla sua ultima scoperta artistica, già suo autista. Beppe Fiorello ottima spalla di Verdone nella storia forse più cinica raccontata dal regista romano. Si ride amaro. Il titolo prende spunto da una barzelletta citata più volte nella storia ma che Verdone racconta al pubblico solo alla fine del film. “Porcelain” di Moby, vero tormentone del momento, tra le musiche del film.