Dal dizionario Treccani rileviamo che con il termine archeologia si intende la “scienza dell’antichità che mira alla ricostruzione delle civiltà antiche attraverso lo studio delle testimonianze materiali (monumentali, epigrafiche, numismatiche, dei manufatti ecc.), anche mediante il concorso di eventuali fonti scritte e iconografiche“. Fare archeologia della persona significa allora ricostruire in maniera scientifica, quindi basata su dati rilevati in modo oggettivo, come l’idea di individualità personale si sia evoluta nel corso dei secoli, andando inevitabilmente in conflitto con una visione metafisica del mondo che non la prevedeva. Ne Il corpo e il cosmo, Paolo Godani raccoglie un’indagine accurata e attenta sul concetto di “persona”, intesa come entità in relazione con il mondo ma allo stesso tempo presente nell’interiorità del suo corpo. Un viaggio certosino e rigoroso, che per metodo e stile si inserisce a pieno titolo nelle ricerche storiche di Michel Foucault.

Il volume di Godani, edito da Neri Pozza, parte quindi da un’ipotesi alquanto semplice: la nostra esperienza del mondo e di noi stessi ha iniziato a declinarsi in termini personali solo a partire dal momento in cui è venuta a mancare una certa attitudine metafisica. Per dimostrare questo assunto, che porta a far coincidere la nascita della persona con la fine della metafisica, l’autore guida il lettore in un viaggio nel tempo, un excursus storico e filosofico insieme. Un percorso organizzato in due parti, la prima delle quali illustra l’evoluzione del concetto di “corpo”, a partire dall’epoca omerica, in cui il termine sarx non indicava la natura corporea dell’uomo, bensì l’uomo intero come essere mortale. L’autore ricorda quanto la carne, secondo Platone, sia uno degli elementi materiali che compongono il corpo, e anzi quanto, proprio nella sua fragilità, si giochino la morte e la vita, non solo attraverso la guerra ma anche grazie all’amore. Piacere e dolore coabitano, lo sapeva già Aristotele quando affermava che la carne fosse la sede dell’anima sensibile. Tuttavia era estranea alla cultura classica e probabilmente a gran parte delle civiltà paleocristiane l’idea del corpo come entità sostanziale e come luogo proprio dell’essenza dell’uomo. In questo senso, come osserva l’autore, Greci e Latini ritenevano che il corpo fosse solo un sostegno o uno strumento e nulla più. Ma è con il cristianesimo e con l’incarnazione di Cristo che diventa sostanziale identificare il divino con l’umano, e al contempo attribuire alla mortalità della carne l’esaltazione della corporeità.

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Diverso il contesto della seconda parte, nella quale si focalizza l’attenzione sull’età moderna, dalla cultura dell’age classique ovvero del Seicento e dell’Illuminismo, fino a quel Novecento “malato di vita”, per citare Omero Proietti. Per l’uomo moderno è l’ambito del vivente a costituire il nuovo paradigma, in un contesto nel quale l’organismo non solo perde il cosmo, assorbito com’è, spiega l’autore, “nel buco nero dei processi fisiologici che quell’organismo mantengono in vita“. Con l’avvicendarsi di una vita istintiva, perde anche la corrispondenza di essere e pensare, ovvero la possibilità per il pensiero di rispecchiare le cose del mondo così come sono, inglobato com’è il mondo negli infiniti ripiegamenti “di una materia oscura e palpitante“, di una forza vitale “nascosta nelle profondità del nostro stesso corpo“. Per dirla con Nietzsche, l’essere non potrà mai essere qualcosa di morto, ma, piuttosto che definire il vivere l’interpretazione dell’essere, dovrà essere, come afferma Spinoza, la comprensione del vivere nient’altro che essere. E allora, se il corpo omerico e della tradizione platonica ha necessità di esser mosso da agenti esterni, e, di fatto, ha bisogno del mondo esterno per iniziare a vivere, il corpo carnale del cristiano è autosufficiente, avendo interiorizzato gli agenti che lo vivificano dall’esterno. L’approdo di questo viaggio, secondo l’autore, è allora riuscire a cogliere se stessi come un mondo, e da qui nel percepire la tessitura “che lega il nostro corpo all’infinita vastità del cosmo“.

Un saggio che apre con intelligenza la discussione a mille e più stimoli di confronto, e che invita a riflettere.

Paolo Godani, IL CORPO E IL COSMO, 256 pagine, Neri Pozza, 2021. 

 

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Luigi Caputo

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...
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