Abbiamo ascoltato in anteprima il terzo lavoro discografico del cantautore padovano

Cantare i sentimenti con uno stile che strizza l’occhio al modern pop. E’ quanto traspare dal primissimo ascolto di “Le cose che ho“, il nuovo lavoro di Jesse The Faccio che esce il 26 novembre per l’etichetta Dischi Sotterranei. Si tratta di un disco composto da quattro brani, “Credo mi vedi“, “Che resta“, “Cose che ho” e “Come posso“, che esprimono una miscellanea di sentimenti tra i più variegati. Dall’inquietudine all’amore, dalla paranoia alla solitudine, con un sound (firmato dallo stesso The Facto insieme a Francesco Gambarotto) che fa riecheggiare sussurri di melodia in un percorso a volte già ascoltato, che ricorda qui il pop romantico di Brunori, lì quello ossessivo di Motta, con fruscii di Radiohead e Verdena (ci riferiamo all’ultima traccia del disco, “Come posso“), mentre su tutto aleggia il fantasma musicale del Battisti meno sentito, quello di “Anima latina“.

Un lavoro che potrebbe segnare un punto di svolta importante per un artista inquieto che sta seminando qualcosa e deve ancora maturare, in primis nella scrittura dei testi, che a volte insiste su canoni ancora troppo puerili. Da segnalare anche la presenza dei videoclip dei brani, ideati dallo stesso The Facto con la consulenza del discografico Michele Novak e del regista e videomaker Luis Menegale: sono ambientati in quattro classiche stanze di una casa: il bagno (Credo mi vedi), la cucina durante una cena tra amici (Che resta), il salotto insieme alla fidanzata (Cose che ho) e infine la camera da letto (Come posso). Ambienti che richiamano una calma apparente, tradotta in realtà in alienazione, dalla quale è necessario evadere per sporcarsi di vita, come testimonia l’inquadratura finale, unica e fissa, all’aperto, a simboleggiare una liberazione che è sintomatica di una ripartenza.

Le cose che ho – Jesse The Faccio
1. Credo mi vedi
2. Che resta
3. Cose che ho
4. Come posso (collo)

Di Luigi Caputo

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...