Corruzione, trasformismo, populismo. Forse non sono in pochi quelli che, sbagliando, pensano che queste siano piaghe acquisite dai tempi moderni. Eppure non è così. Le cattive abitudini della  società italiana, con il trasformismo della politica, la compravendita dei voti, la violenza populista, nascono con l’Unità d’Italia.

Lo stato consolida la propria fisionomia geopolitica all’indomani del 20 Settembre 1870, data della breccia di Porta Pia che segna di fatto l’annessione dello Stato Pontificio al regno dei Savoia, sotto la cui corona viene proclamato il Regno d’Italia 17 marzo 1861. E proprio da quella mattina di sole pallido e tuoni di cannone del settembre 1870 inizia la storia raccontata in Scandalo Italia, il libro di Pierangelo Sapegno che prova a far luce sugli episodi più significativi che caratterizzarono i primi trent’anni di storia del Regno con Roma capitale. Nel volume, diviso in dodici capitoli, si fanno largo personaggi di primo, secondo e terzo livello.

Non solo Vittorio Emanuele, Giuseppe Mazzini, Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Garibaldi, ma anche figure come Guglielmo Stefani, Domenico Balduino, Andrea Costa, che, nel bene e soprattutto nel male, contribuirono a determinare il corso degli eventi. Che spesso, secondo Sapegno, non hanno nulla di trionfale per come i libri di storia si sono ostinati a raccontare.

Sono anzi rappresentativi di una artificialità, quella con connotazioni tutt’altro che pacifiche, che segnò la costruzione del Regno d’Italia. Basti pensare alla “grottesca scaramuccia”, per usare le stesse parole di Antonio Gramsci, che caratterizzò la vicenda di Porta Pia, con una vittoria troppo facile e scontata da parte dell’aggressore enormemente superiore su un avversario ormai inerme, che di fatto lo avrebbe controllato a vista per il corso dei decenni successivi.

Emblematico il destino che accomuna molti dei personaggi in chiaroscuro che attraversarono la storia e i suoi eventi, protagonisti della stagione gloriosa dell’eroismo risorgimentale, che anche nella percezione dell’opinione pubblica sembra ormai definitivamente sepolta negli archivi della memoria, sostituita da un’epoca volgare, ammorbata di meschina vita parlamentare e di corruzione. Un paese con l’anima contadina, figlio di atavici disequilibri che sarebbero stati ereditati dalle generazioni future, con questioni irrisolte, in primis quella meridionale. Una sperequazione sociale ed economica che si sarebbe ulteriormente acuita con l’avvento dell’industrializzazione, relegata a una parte ben definita del paese, quella settentrionale, e con il meridione passivo protagonista suo malgrado di un fenomeno migratorio che viviamo anche oggi.

Il volume di Sapegno, scrittore e giornalista, inviato di lungo corso a La Stampa di Torino, ha il merito di far luce su episodi poco noti del periodo, mostrando le crepe evidenti di una società nata già con il piede sbagliato che evidentemente non avrebbe saputo far tesoro in futuro degli errori commessi in passato. Un libro interessante, che si fa leggere agevolmente e che è rivolto non solo agli appassionati di storia, ma a tutti quelli che vogliono approfondire i motivi di una crescita mai compiuta e di una coscienza civile con criticità irrisolte.

Pierangelo Sapegno, Scandalo Italia, Neri Pozza, collana I Colibrì, 240 pagine, 2021

Di Luigi Caputo

Idealista e visionario, forse un pazzo, forse un poeta, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...