Metti una sera, nella Milano da bere, un aperitivo con Marco Missiroli dove confidenzialmente si racconta, nella storica sede della Feltrinelli Editore, tra atmosfere minimal-bohémien, cosa ad oggi rappresenta il suo mondo letterario, di come sia imponente la macchina della scrittura, quella dai tempi serrati e dallo scadenziario delle “uscite” sempre in agguato.

Voglia di libertà, la stessa che ha predestinato sin dall’inizio ai suoi personaggi.

Voglia di esprimersi, al di fuori delle barriere conformiste che il jet-set impone, e se per liberarsi dalla pressione occorresse aspettare più anni per potersi allietare di una nuova opera, poco male, significherebbe semplicemente che per Marco Missiroli sarebbe arrivato il momento di voltare pagina.

Scrivere un libro, concluderlo, e pensare immediatamente al prossimo rende aridi di respiro, non permette di concentrarsi su quello che realmente conta, spezza il fiato e l’equilibrio armonico di ordinaria consuetudine: “Non c’è un ritmo giusto, ogni scrittore ne ha uno suo personale… il mio, quello ideale, è un libro ogni tre, quattro anni al massimo”.

La difficoltà nello scrivere sta nell’allontanarsi dal proprio quotidiano, per impersonificare mentalmente ogni singolo personaggio: “Quando sto scrivendo un romanzo sono completamente immerso in quest’opera, penso e vivo in funzione del libro”.

Ma quando si conclude si ha l’esigenza di tornare a respirare, per ogni scrittore esiste una fase di disintossicazione: “Per questo quando finisco, è come se dovessi cacciarlo via da me. Ho bisogno di vivere, ho bisogno di non essere sempre sul pezzo, ho bisogno di estraniarmi da quello che scrivo”.

In suo soccorso arriva la musica degli anni ’90, i Röyksopp, le serie tv scelte a caso seguendo i consigli degli internauti, ed i libri, americani, francesi, gli stessi che da giovane nella sua Rimini, snobbava, preferendoli agli amici, alle passeggiate sul lungo mare, ai fumetti letti d’estate tra un lavoro saltuario e l’altro.

“Io sono lettore tardivo, ho cominciato ad interessarmi alla lettura, quella seria, passati i vent’anni… ho scoperto per puro caso ‘Io non ho paura’ di Niccolò Ammaniti che mi ha ispirato” .

Nel giro di breve nasce Il suo romanzo d’esordio, Senza coda (Fanucci, 2005), che lo ha portato nel 2006 alla vittoria del Premio Campiello Opera prima.

“Quando feci leggere la prima bozza completa ai miei genitori, mio padre mi disse: “Ma dove l’hai copiato Marco?” e poi rivolto a mia madre: “Ci toccherà comprare tutte le copie”. Avevo speso tutti i miei pochi risparmi per farlo rilegare a fuoco e così lo inviai a decine e decine di case editrici, moltissime me lo rifiutarono, adducendo motivazioni delle quali, ancora oggi, faccio tesoro, poi Fanucci l’accettò, ma ad una condizione: un pesante lavoro di editing. Mi diedero un cospicuo anticipo, mille euro, molto per un giovane. Passai un anno e mezzo circa a scrivere e riscrivere il mio primo romanzo”.

Ad oggi Marco Missiroli ha pubblicato cinque romanzi, tutti di assoluto successo: appunto Senza coda (2005, Fanucci), poi Il buio addosso (2007, Guanda), Bianco (2009, Guanda), Il senso dell’elefante (2012, Guanda), e infine Atti osceni in luogo privato (2015, Feltrinelli), che lo ha portato a vincere numerosi riconoscimenti.

Missiroli è un autore tradotto all’estero: ammette di essere un pò pignolo sulle traduzioni e di voler controllare i lavoro svolto.

L’incontro procede tra il serio ed il faceto ed è un piacere ascoltare Marco, la sua abilità espressiva ti cattura, coinvolgendoti anche quando ti racconta del suo libro (Senza Coda, ripubblicato quest’anno da Feltrinelli) come se fosse appena stato scritto: “Nelle prime 30 pagine di Senza Coda non si capisce niente, ma è voluto, ho cercato di seguire la regola aurea di King: se dopo 56 pagine di un romanzo non succede nulla, allora è da buttare”.

La convivialità del momento viene doverosamente interrotta dai saluti che ci congedano da questa interessante esperienza.

Che dire se non: “Speriamo che Marco Missiroli non ci faccia attendere troppo perchè la letteratura ha bisogno di una presenza come la sua”.

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Marco Missiroli, Senza coda, Feltrinelli, collana Universale Economica, 136 pag., gennaio 2017

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