Armando Buonaiuto propone una selezione di diciotto racconti che attraversano la letteratura religiosa, da Borges a Hesse

Racconti spirituali” (Einaudi) traccia un filo teso tra umano e divino. Nel curare questa originale raccolta di scritti dalla forte connotazione spirituale, Armando Buonaiuto ha messo a disposizione non solo una sua personale attitudine alla materia, ma anche un’esperienza professionale come collaboratore di Torino Spiritualità, un Festival che ha come scopo dichiarato la ricerca del “significato dell’essere”. L’autore ha ben chiaro come l’essere umano sia universale, a prescindere dai tempi e dal contesto in cui si trova, o si è trovato, a vivere. Cattura e liberazione, essere “contenuto da” e sentirmi “slanciato oltre”. Quando durante la lettura mi è accaduto di sperimentare su di me queste due condizioni, ho avuto la certezza di trovarmi nel mezzo di un racconto spirituale.

In tale ottica l’autore si è lasciato guidare dagli stati d’animo non solo suscitati ma – questo è il punto centrale che ha permesso alla raccolta di esistere – rimasti nel suo vissuto e nella sua stessa spiritualità. Raccolta sì, ma con un preciso protagonista unificante: la figura di Gesù più ancora che quella di Dio. Figura cristologica affrontata dagli autori qui fatti rivivere da Buonaiuto, sempre vivi in quanto legati all’anima e alla coscienza degli esseri umani appunto universali.

La formazione trasversale, che gli ha permesso di occuparsi sia di cinema al Torino Film Festival sia di arte, si fa sentire viva anche nella raccolta stessa: evidente è la sua capacità di muoversi all’interno della letteratura come lo è nel mondo artistico in generale. All’interno di una letteratura a sua volta eterogenea e internazionale. Anche un po’ curiosa, per esempio nel riproporre Anton Čechov – in Italia forse più popolare come drammaturgo che come scrittore –  attraverso il racconto Lo studente. Qui si ritrova il mondo contadino della sua Russia, colto nel giorno del Venerdì Santo con la sua spiritualità fatta di fede, ancora più autentica perché vive nella gente semplice. 

Jorge Luis Borges è accomunato nella stessa tematica con il racconto Il Vangelo secondo Marco, in cui il protagonista Baltasar è un’altra configurazione di Gesù come lui destinato a essere ucciso, perfino con la stessa modalità della croce.

Hermann Hesse in Hannes ha creato la figura di un emarginato, ma con animo di santo; di un pastore umile in realtà pastore di anime; di un Agnello sacrificale proprio come il Redentore più volte citato nel racconto e atteso dalla gente che circonda Hannes. Un’attesa tanto prolungata nel tempo quanto dal tragico epilogo.

Abbiamo anche contributi italiani offerti da Dino Buzzati e Giovannino Guareschi. E quello di Natalia Ginzburg che in Non possiamo saperlo, stralcio dal libro omonimo, ragiona su Dio immaginandolo da minuscolo a immenso e in altri modi, o meglio tentativi, ancora. Quale riconferma della ricerca tesa a scoprirlo, a spiegarlo a noi esseri. 

Che siamo solo umani. Eppure dotati di forte spiritualità, benché insoddisfatta nell’attesa e nella ricerca entrambe incompiute.

Viene da chiedersi come mai, parlando di figure cristologiche, sia assente proprio – o magari proprio di proposito – Fëdor Dostoevskij che, com’è noto, ha conferito profondità cristologica al protagonista del suo romanzo L’idiota. Ma la premessa iniziale, quale nota del curatore, è ciò che spiega il criterio spirituale ed emozionale alla base della selezione da lui fatta.

Armando Buonaiuto (a cura di), Racconti spirituali, pagg. 264, Einaudi, 2020